Il Nein tedesco gela tutti: “Numeri certi o Grexit” La palla passa ai leader Ue

Meno di 24 ore per cancellare tutte le certezze. A nulla sono servite le concessioni, al limite dell’appiattimento sulle richieste dei creditori e il rischio di implosione della maggioranza di governo, di Alexis Tsipras: i veti tedeschi cancellano le speranze greche di portare a casa un risultato da Bruxelles. Servono numeri precisi, perchè i Paesi del Nord non si fidano del governo greco. E così, il nono Eurogruppo (la riunione dei ministri delle Finanze dell’euro) “decisivo” per le sorti del negoziato si trasforma in un grosso passo indietro.

L’IMPASSE è sintetizzata dalle parole del presidente dell’Eu-rogruppo Jeroen Dijsselbloem. Venerdì, ricevute le proposte greche (tagli di spesa, aumenti fiscali, stop alle baby pensioni con l’allungamento dell’età pensionabile) le aveva definite “dettagliate ed esaustive”. Ieri, arrivando al vertice, ha gelato tutti: “Sarà un incontro difficile, ancora non ci siamo, ci sono molte critiche alle proposte greche sulla sostanza e un grosso problema di fiducia”. Un repentino cambio di rotta di quello che formalmente è il mediatore principe di tutta la partita. A spiegare il velenoso dietrfront arrivano le parole del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble: “Le proposte greche non sono credibili. Atene ha distrutto tutta la fiducia che c’era. Mancano numeri certi e le misure avanzate sono lacunose”. Una gelata che mina sul nascere il vertice. A tal punto che le trattative proseguono nella notte. A nulla è servito il soccorso francese. In mattinata, infatti, gli sherpa di Parigi, su richiesta di Francois Hollande, avevano aiutato i negoziatori greci (guidati dal ministro Euclid Tsakalotos) ad affinare ulteriormente la bozza. Nulla da fare.

Il negoziato è ormai una partita interna alla Germania. Gli umori tedeschi condizionano tutta la strategia europea. Schäuble si presenta a Bruxelles anticipato dai rumor della stampa tedesca, con la Bild che parla apertamente di uno scontro tra la cancelliera Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze, ormai interprete della linea più intransigente dei paesi del Nord.

Dopo le sue parole all’arrivo a Bruxelles, le agenzie vengono inondate dai niet del fronte europeo che spinge sempre più apertamente per l’uscita di Atene dall’euro. Slovacchia e Paesi Bassi si allineano subito -ma ci sono anche Olanda, Austria, i Paesi dell’Est e la Finlandia (dove una commissione parlamentare ha già respinto l’accordo), e col passare delle ore emerge chiaramente che restano solo Francia, Italia e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a premere per un accordo.

A COMPLICARE tutto, arriva nel pomeriggio la botta definitiva: a negoziati in corso, la stampa tedesca rivela un documento riservato redatto da Schäuble per “un’uscita temporanea della Grecia dall’euro, per cinque anni”, tempo in cui Atene “potrebbe ristrutturare il suo debito”. Un piano giuridicamente impossibile – tanto più se il debito greco rimanesse in una valuta pesante come l’euro – e subito smentito da fonti europee (“non hanno mai parlato di Grexit”, spiegano sbigottiti i negoziatori greci) che però col passare del tempo si arricchisce di particolari. Il falco tedesco delinea perfino l’opzione alternativa: migliorare le proposte greche velocemente e in modo completo, con il pieno sostegno del parlamento, e trasferire a garanzia degli impegni asset per 50 miliardi a un fondo indipendente. A poco valgono le prese di distanza (perfino dei socialisti della Spd, alleata di governo della Merkel) nel rasserenare il clima. Ad Atene, dove Tsipras è riuscito a far passare il piano grazie ai voti dell’opposizione, si fa strada l’idea che la Germania abbai ripreso la strategia di logoramento per un ricambio del governo.

“Non siamo qui per chiudere un negoziato, ma per aprirlo”, sintetizza il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan. Tradotto: toccherà oggi al vertice dei capi di stato della zona euro, prima, e dell’intera Unione dopo, assumersi la responsabilità delle decisioni. In serata i ministri riescono solo a trovare una linea semi-comune: la richiesta ad Atene di calendarizzare in parlamento alcune delle misure promesse, per dimostrare l’impegno del governo greco.

Atene, che ha chiesto un piano di aiuti triennale al fondo salva Stati Esm da 53 miliardi (il Fmi ne metterebbe altri 20), sperava di ottenere subito un prestito ponte, e di aprire la partita per una ristrutturazione del debito. E invece si scontra contro un nuovo muro tedesco. Se oggi i leader Ue non trovano un accordo e lunedì la Bce non riapre la liquidità di emergenza alle banche greche, la Grexit sarà di fatto automatica.

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Scritto da Magazine Donna il 12/07/2015 6:29

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