Il Pd mette la tassa anche per ballare il liscio

di Alessia Pedrielli-  Tre euro per un giro di valzer, e chi non paga, non ballerà. Questa la nuova tassa pensata ed imposta dal Pd di Renzi al popolo dei democratici. Una tassa sul divertimento, per chi, casomai, avesse ancora voglia di svagarsi. Per sperimentarla e vedere che effetto fa, pare che il premier abbia deciso di cominciare ad applicarla alle feste Pd, a partire da quelle più tradizionali, come Modena, che tante volte, in altri tempi, fu anche sede della festa Nazionale e che, comunque, è sempre pronta ad obbedire.

Così, proprio nel cuore dell’Emilia Romagna, terra del liscio per eccellenza, da qualche giorno la pista da ballo che allietava le notti estive dello zoccolo duro ha cambiato faccia. Biglietteria, servizio d’ordine: per entrare si paga il ticket e non si fanno sconti a nessuno. Chi non ha i tre euro torna a casa e non balla.I giovani di un tempo, arrivati in ghingheri e con la voglia di ricordare il passato allacciati in una mazurka, non l’hanno presa benissimo: tanti sono rimasti fuori, seduti su una panchina in disparte, a braccia conserte, senza nascondere il gran disappunto. Questa proprio non se l’aspettavano perché «va bene tutto, ma pagare il liscio, proprio no…». E c’è chi pensa già ad un boicottaggio. L’applicazione della tassa su larga scala, dunque, forse, ce la siamo scampata. Ma, scherzi a parte, è evidente che il Pd, fiscalizzando pure la balera, ha fatto un clamoroso autogol.

Preso da una furia contabile (che sia l’Europa a chiedercelo?) il partito del premier ha dimenticato persino le più elementari norme demagogiche del «panem et circen- ses». O, forse, è semplicemente Renzi, in veste di segretario, a mostrare la corda: troppo giovane, o troppo poco comunista, per conoscere davvero il popolo dem, a cui puoi togliere tutto, ma non Casadei.
In fondo, a quegli attempati elettori (gli unici garantiti per un partito in disfacimento), che ancora sgobbano alle feste come volontari e che non aspettano altro che mostrare, sulle note delle orchestre dal vivo, la loro immutata abilità di ballerini, fino a ieri delle beghe interne al Pd non gliene importava quasi nulla. Avevano tanto amato Bersani, ma lo avevano abbandonato subito, quando all’orizzonte si era palesato il bel Renzi. Avevano odiato Berlusconi, fino all’osso, ma nessuno si era scandalizzato per il patto del Nazareno. Avevano ingoiato Imu e Tasi come necessarie pillole amare ed erano persino pronti a credere che presto, il premier, le avrebbe eliminate. Ma pagare per ballare è la cifra che rischia di far saltare il banco.

Che le feste dell’Unità fosseroin crisi nera, ultimamente, era cosa nota: in molte città il partito ha tirato i remi in barca, riducendo gli spazi e la durata degli appuntamenti, alzando i cachet degli affitti e abbassando il livello dei concerti ospitati, nel tentativo di ridurre i costi e di rendere più certi i guadagni. Non che gli incassi siano mai stati roba da poco, ma in tutte le sue sedi, specialmente dove era forte, il P d ha accumulato troppi debiti (tra politici stipendiati e sedi extra lusso) e, adesso, si trova a dover racimolare dove si può. Per esempio, alla Festa di Bosco Albergati che si è conclusa da poco nel bolognese, quella su cui Enel ha aperto un fascicolo con l’accusa di aver rubato la corrente con un allacciamento abusivo, l’incasso lordo registrato quest’anno è stato di un milione e duecentomila euro, circa. A Reggio Emilia, dove per montare gli stand ed apparecchiare i tavoli il Pd usa, oltre ai soliti volontari, anche una trentina di profughi da poco sbarcati sulle nostre coste l’anno scorso gli incassi avevano superato il milione di euro. A Modena, la previsione del segretario locale per la festa 2015, è stata di circa 500mila euro. Biglietti per il liscio a pagamento compresi.

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Scritto da Magazine Donna il 01/09/2015 10:10

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