Il potere europeo sconvolto dalla paura della dracma: ecco chi comanda adesso

Quelli che denunciano un vuoto di politica dietro la costruzione dell’euro osservano incuriositi l’improvvisa evoluzione dell’assetto di comando in Europa. Gli eventi di ieri hanno accelerato l’evoluzione: Donald Tusk prima ha convocato il Consiglio europeo, di cui è presidente, poi lo ha “sconvocato” e ha riunito solo l’Eurosummit. Prima novità: le decisioni cruciali per i destini dell’euro, ma anche del progetto europeo e dell’economia occidentale, vengono prese soltanto dai 19 Paesi che usano l’euro, non da tutti e 28.

Seconda novità rilevante: come già una settimana fa dopo il referendum greco, l’Eu-rogruppo si dimostra irrilevante. Dopo la vittoria nella consultazione greca, il premier Alexis Tsipras si era rifiutato di fare nuove proposte all’Eurogrupo, che è soltanto una riunione informale (cioè non prevista e codificata dai trattati) dei ministri della moneta unica. Il messaggio di T-sipras era chiaro: le decisioni politiche le prendono i politici, non questi ministri privi di legittimazione popolare. Tanto più che il capo dell’Euro-gruppo, il socialista olandese Jeroen Dijsselbloem sta cercando il consenso della Germania per la riconferma e quindi ostenta tutta la sua sfiducia verso i greci. Ma già oggi potrebbe essere sostituito dallo spagnolo Luis De Guindos.

L’Eurogruppo quindi si ridimensiona a organo quasi tecnico, un doppione dello Euro Working Group, coordinamento degli sherpa .

Terza innovazione: il direttorio. Nel tardo pomeriggio di ieri l’Eurosummit si è fermato e, per la seconda volta in pochi giorni, Tsipras si è riunito solo con Tusk, Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande che è rimasto l’unico alfiere della flessibilità e “tutore” dei greci, cui riscrive le proposte tecniche. Ieri il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker non è stato invitato. All’improvviso è rinato l’asse franco-tedesco, su cui si è e-sempre costruita l’integrazione europea.

Quarta novità: il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz ieri è intervenutoal l’Eurosummit con un discorso molto allarmato sulla possibile uscita della Grecia dall’euro. Schulz è sotto accusa da molti gruppi parlamentari perché, nonostante il suo ruolo in teoria super partes, ha fatto esplicita campagna elettorale contro Tsipras nel referendum di Atene. Ma il fatto che per la prima volta abbia parlato a un Eurosummit indica due cose: che quella è ormai la vera riunione politica dell’Europa e che Schulz vuole essere protagonista di una fase decisiva in cui anche il Parlamento, con il discorso di Tsipras di cinque giorni fa, è diventato l’unica arena democratica in cui si discutono i destini europei.

La crisi dell’euro sta aggregando un nuovo governo europeo che supera l’assetto visto finora in questi anni di crisi, centrato su un Consiglio euro a egemonia tedesca. Tra gli effetti collaterali di questi cambi di assetti c’è l’irrilevan-za della Gran Bretagna di David Cameron e, in subordine, della Polonia, entrambe fuori dall’euro e dunque dalle riunioni che contano. La Bce, come auspicava il suo presidente Mario Draghi, ritorna un’istituzione più tecnica che applica input politici. E l’Italia, anche per colpa dell’i ne sp e-rienza europea di Matteo Renzi, non è mai coinvolta.

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Scritto da Magazine Donna il 13/07/2015 5:19

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