Il processo per il caso Marrazzo-trans «Sconsigliai l’acquisto del video hot»

«Ricordo che ero nella mia casa di Arcore e mia figlia Marina mi telefonò dicendomi che a un direttore di un periodico della Mondadori, credo Alfonso Signorini, era stato offerto da un’agenzia fotografica un filmato che ritraeva l’allora governatore del Lazio, Piero Marrazzo, in situazioni imbarazzanti. Sconsigliai Marina di comprare quel video».

È questo uno dei passaggi della lettera inviata da Silvio Berlusconi all’avvocato Carlo Taormina, difensore di Antonio Tamburrino, uno dei carabinieri coinvolti nel caso Marrazzo. L’expremier ha scritto una lettera, anziché andare in tribunale a Roma, e ha così risposto ai quesiti sollevati dal legale dell’imputato. «Non c’è nulla, Berlusconi non sapeva nulla», ha subito spiegato il professor Franco Coppi, il penalista che ha assistito il leader di Forza Italia (qui solo in veste di testimone) in altri processi. Sei o sette domande, non di più, che Taormina ha voluto inoltrare a Berlusconi nel momento in cui, a Roma, si stanno tenendo le udienze del processo a carico dei carabinieri infedeli accusati di avere organizzato un video-ricatto ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio. Tamburrino è l’unico dei quattro a non essere accusato materialmente del ricatto, ma solo della ricettazione, vale a dire del presunto giro di affari nella divulgazione e vendita del documento scottante.

I fatti risalgono al 2009, quando Marrazzo fu al centro dello scandalo che gli costò le dimissioni da governatore e la fine della sua carriera politica. Un filmino artigianale, «rubato» con un videofo-nino, lo ha immortalato in mutande accanto a un viado, Natalì, in un piccolo appartamento di via Gradoli, a Roma, dove la trans era solita ricevere i clienti. I 3 minuti e mezzo di girato (che noi di Libero abbiamo visto per primi senza accettare alcun mercanteggiamento) non gli lasciarono scampo: c’era la polvere bianca, la sua voce che diceva «non mi rovinate» e il tesserino da giornalista con il nome ben in evidenza.

Ora che si stanno svolgendo le udienze del processo, dinanzi alla IX sezione penale del tribunale di Roma, l’imputato Tamburino ha richiesto anche la testimonianza di Berlusconi, ma già a maggio l’ex premier, a causa di impegni, non ha potuto essere presente. Ieri, giorno della nuova convocazione, Taormina ha depositato, nell’ambito di indagini difensive, alcune dichiarazioni che l’11 agosto scorso Berlusconi gli ha trasmesso sulla vicenda. L’ex senatore conferma di avere chiamato Marrazzo, ma di avere subito messo in guardia la figlia Marina, a capo di Mondadori. «Per quanto ne sapevo poteva trattarsi anche di un falso. Essendo sempre stato contrario all’utilizzo di siffatto materiale», ha scritto il Cavaliere, «sconsigliai di acquistarlo e ritenni di avvertire il dottor Marrazzo perché potesse intervenire nel modo che riteneva più opportuno per impedire che altri lo pubblicassero».

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Scritto da Magazine Donna il 18/09/2015 5:49

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