Il Senato preso a schiaffi: riforma al voto così com’è

Così staniamo Grasso”. Lo spiffero arriva direttamente da Palazzo Chigi e spiega l’improvvisa accelerazione di ieri del governo sulle riforme costituzionali. Giornata concitata e per certi versi convulsa, che fa registrare la rottura ufficiale della maggioranza renziana con i ribelli dem. E l’accelerazione: il governo vuole andare in Aula subito. Il premier e Maria E- lena Boschi vanno diritti per la loro strada: sulla modifica dell’articolo 2 non si media, non si tratta. Sta al presidente del Senato decidere se dichiararlo emendabile. Di fronte alle resistenze di Grasso di prendersi una responsabilità che si porta dietro qualche (molto relativo) rischio per la legislatura e quello della spaccatura finale del Pd, ieri il governo ha forzato.

LA SEQUENZA temporale è chiarificatrice. Renzi a Otto e mezzo lunedì sera ribadisce che l’articolo 2 non si tocca. Poi, ieri mattina incontra a Palazzo Chigi Boschi, Zanda e Finocchiaro per definire la strategia. Contatti con Zeller e Schifani. Riunioni dei dissidenti anche ieri mattina. È convocato per la tarda mattinata il tavolo di mediazione, composto dai responsabili delle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Quello lanciato con una certa enfasi dal segretario premier all’assemblea con i senatori. Ma al quale non ha mai creduto più di tanto nessuno. Ma Doris Lo Moro sbatte la porta e se ne va: “Questa riunione non ha senso. Perché noi stavamo qui a discutere e a trattare di articolo due ma il premier ha dichiarato che l’articolo 2 non si tocca e non si tratta. Dunque questa riunione non serve più perché Renzi non vuole dialogare. Arrivederci”.

Lì per lì la Boschi dichiara che il tavolo va avanti. Ma è chiaro che è fallito. In realtà, nessuno si scompone troppo. Mossa attesa. Peraltro perfino utile a ll’immagine del governo, convinto che tanto trattare con i dissidenti non ha nessun senso. Lo stesso Renzi, alla fine della conferenza stampa al Mibac per presentare i 20 giovani direttori dei musei, la butta in battuta, con i giornalisti: “Vi vedevo che volevate chiedere della Lo Moro e invece mi sa che questa bellissima sala vi ha messo in soggezione…”. “Glielo chiediamo adesso se vuole”. Ma lui evita: no comment.

Tocca ad Anna Finocchiaro, presidente Commissione Affari Costituzionali, dopo la rottura del tavolo, spiegare che i circa 2.800 emendamenti all’articolo 2 del saranno considerati inammissibili perché esso è stato votato in doppia lettura conforme sia dal Senato che alla Camera. La Finocchiaro ricorda l’Articolo 104 del regolamento di Palazzo Madama, che permette di presentare emendamenti solo nelle parti del testo toccate da modifiche della Camera. Per questo motivo verranno ammessi solo quelli al comma 5 dell’Articolo 2, nel quale Montecitorio ha cambiato una preposizione (“nei” è diventato “dai”). “Le modifiche ai testi approvati con doppia seduta conforme, ha sottolineato ancora Finoc- chiaro, sono modificabili solo se c’è l’accordo di tutti i gruppi parlamentari”. La mossa annunciata e prevista è arrivata. Punto. Fine delle trattative, almeno quelle ufficiali.

Il governo vuole andare in Aula subito e infatti chiede una conferenza dei capigruppo urgente, che Grasso (che si sente scavalcato e minacciato), convoca solo in serata per oggi alle 15. Sta a lui decidere. E Palazzo Chigi soffia sul fuoco del panico: se lui apre l’articolo 2, l’incidente è garantito. E offre la scappatoia: può decretare che ci saranno solo 2 voti, uno sul comma 5, l’altro quello finale.

PERCHÉ Renzi continua a ostentare sicurezza e a dirsi certo di arrivare a 158-161 voti. Il pallottoliere è aggiornato quotidianamente, e tra i ribelli dem i renziani contano tra 8 e 10 voti (tra cui Martini, Broglia, Sonego, Manasseo, Ruta, Lo Giudice). Per il resto si punta sulle assenze di Forza Italia. Ma intanto si moltiplicano messaggi di segno opposto. Gaetano Quagliariello oggi presenta la proposta di Ncd per cambiare l’Ita- licum. I centristi sono terreno minato. Ma dieci fittiani, vengono considerati convincibili – grazie a una mediazione di Denis Verdini – inserendo all’articolo 1 della riforma un passaggio sul Sud. Con più preoccupazione si guarda invece ai senatori campani e calabresi di Ncd. Infine, oggi il Pd dirà no alla richiesta di procedere contro Roberto Calderoli per gli attacchi alla Kyenge. “Calde- roli ha chiesto scusa”, spiegano dalla maggioranza. “Non sarà un tentativo di ammorbidire la sua opposizione?”, insinuano dalla minoranza Pd.

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Scritto da Magazine Donna il 16/09/2015 5:33

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