Il sindacato delle Olgettine: “Andiamo dalla Boccassini”

Silvio lo sapeva, di essere nelle mani delle ragazze che hanno partecipato alle “cene eleganti”. Chiedevano soldi, auto, case, regali, facendo capire che altrimenti erano pronte ad andare a denunciare tutto. “Vado dalla Boccassini” era diventata una minaccia ricorrente, tra le ospiti delle cene di Arcore. Per mesi c’è stata la “paghetta” mensile, accreditata in banca. Poi, in previsione dell’inchiesta Ruby Ter sulla corruzione di testimoni, è arrivata a tutte la lettera di “dimissioni” da bancomat e la liquidazione. Tutto finito? No. L’appetito continua, le ragazze vogliono essere a posto per la vita. Riprendono le telefonate all’ingegner Spinelli. E le richieste a “Papi”. A un certo punto si organizzano su una chat di WhatsApp e discutono di inscenare una protesta collettiva: tutte insieme ad Arcore a batter cassa.

L’IMPE RATIVO per tutte: chiamare Spinelli, fin dalle 6, perché “il mattino ha l’oro in bocca”. Marysthell Polanco scrive chiaramente a Niccolò Ghedini, l’avvocato di Silvio: “Dirò tutto come sta, ho le prove, non si può essere così bastardi ci tiene alla politica? Ok oggi sono nella merda ma andremo tutti nella merda”. Barbara Guerra annuncia di andare a buttare giù il cancello di Arcore per prendersi un’auto richiesta a Spinelli: “D om an i butto giù il cancello di Arcore comunque, vado a rubargli una macchina al vecchio”, dice a ll ‘amica Ioana Visan. Poi si lamenta: “Ho appena richiamato Arcore e mi sono incazzata che io sono la p… sono a 35 anni zitella perché la p… del presidente non la vuole più nessuno… mi sono incazzata come una bestia”.

A febbraio 2014 ribadisce a Spinelli il concetto: “Io andrò con il mio legale in questura se non mi risolve i problemi che lui mi ha arrecato! Non ho ricevuto nulla. Ho urgenza per la vettura ragioniere. Grazie”.

Altre otto ragazze, in una chat estratta dal cellulare di Lisney Barizonte, organizzano la protesta. “L’estrazione effettuata dal cellulare della Barizonte – è scritto negli atti – conta 323 messaggi che hanno come scopo lo stabilire una strategia comune per ottenere vantaggi dalle vicende giudiziarie che coinvolgono le partecipanti e organizzarsi per andare ad Arcore e presentare queste istanze”.

È il 12 settembre 2014. L’appuntamento è per “lunedi 22 settembre a Milano 2 alle 15 in via Olgettina 65, dove è cominciato tutto. Vestite comodo perché faremo anche la notte se sarà necessario”. Ognuna offre la disponibilità in base ai propri impegni: “Domani sono carica”, “Anch’io”. “Bomba, getto una bomba”. Alle 2 meno un quarto si danno la buonanotte e alle 8 e un quarto di mattina già il primo messaggio: “Buongiorno ragazze siete cariche. Oggi ci faremo sentire”.

Una scrive: “Ragazze facciamo qualcosa di intelligente

– cominciamo a chiamarlo a manetta che stiamo arrivando

– anche se non è vero ma per fagli capire che siamo unite -ognuna chiama e dice il suo nome che sta arrivando”. Una dice: “Io già ho chiamato stamattina alle 8”. Un’altra è più mattiniera: “Io è dalle 6 che chiamo”. È Eleonora De Vivo che commenta: “La mattina ha l’oro in bocca”. “A Spinelli ho già fatto dieci chiamate… più messaggi… vi giuro alle 6.30 il primo messaggio”. Poi parlano di un compleanno, probabilmente quello di Berlusconi, il 29 settembre: “Andiamo noi a fargli la festa”.

Manuela Ferrera ha le idee chiare: “Ok cucciole, ve lo dico. Non aspetto un giorno di più – Ho già detto alla segretaria che mi presenterò e lo aspetterò tornare dai suoi festeggiamenti. Tanto una vita non ce l’ho più o marcire a casa o davanti ad Arcore Non cambia nulla – lo ho avvisato che nn ho i soldi e indipercui dovranno pagarmelo loro il taxi – Anche a piedi ci vado non mi interessa – bastaaaaaaa – Vi giuro sono fuori dalla grazia di Dio -Tra un mese ho lo sfratto”.

LE RAGAZZE SANNO che “l’unione fa la forza”, tanto che Li-sney Barizonte pensa addirittura a una protesta in piazza: “Io andrei in piazza dopo tutti gli sputanamento – Mi metteno in parlamento dopo tutti ehi voti – Cerco una secretaria italiana, perche se vedeno la mia scrittura mi tolgono la cittadinanza”.

Non tutte accettano il gioco dei pagamenti e dei ricatti. Dice no la modella Imane Fadil: “Circa due settimane dopo che scoppiò lo scandalo del gennaio 2011, incontrai Emilio Fede, su sua richiesta… Mi disse che mi avevano cercato chiamandomi sul mio cellulare, il telefono che avevo perso, per prender parte a una riunione ad Arcore con gli avvocati di Berlusconi, Fede fece proprio i nomi di Ghedini e Longo”. L’ex direttore del Tg4 “mi disse che la riunione era stata convocata per concordare quanto avrebbero dovuto dire in Procura o in Tribunale le ragazze e che per questo Berlusconi avrebbe pagato tutti con soldi e beni”. Fede “voleva che io incontrassi Berlusconi per non creare ulteriori casini, visto che Berlusconi era già nei guai. Mi disse che avrebbe potuto organizzare un incontro con Berlusconi e i suoi avvocati e che avrei potuto chiedere quell, che volevo. A garanzia mi diede il numero di cellulare di Ghedini. Replicai che non intendevo in alcun modo accettare soldi o altro per mentire, il dialogo si fece teso e me ne andai”.

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Scritto da Magazine Donna il 04/07/2015 6:27

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