Ilva riapre l’Altoforno 1 I tecnici: “Non potete”

MARCO PALOMBI – Esiste una legge fuori e una dentro l’Ilva di Taranto. Giusto qualche giorno fa, per dire, il Parlamento ha votato l’ennesima norma ad aziendam, l’ottava per la precisione: la magistratura aveva sequestrato l’Altoforno 2 dopo la morte di un operaio di 35 anni – Alessandro Morricella, sposato, due figli – investito a giugno da un getto di ghisa liquida durante un controllo e il governo lo ha dissequestrato per decreto stabilendo che non ci possono essere sequestri legati alla sicurezza sul lavoro nelle aziende strategiche (e l’Ilva, per una di quelle otto leggi ad aziendam, è strategica).

Ieri, invece, sono partite le procedure di riaccensione dell’Altoforno 1, spento dall’8 dicembre 2012 per ottemperare alle prescrizioni anti-inquinamento dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Qual è il problema? Nessuno parrebbe, visto che rimettere in funzione quell’impianto significa far tornare al lavoro dalla mobilità pure 300 operai e riportare al 60% la capacità produttiva di Ilva (il restante 40 è l’Altoforno 5, che però è ancora spento). Solo che l’azienda sta procedendo all’operazione – oggi ci sarà la prima colata secondo il crono programma, la piena operatività è prevista per il 10 agosto – nonostante il riavvio dell’impianto non sia autorizzato.

I COMMISSARI governativi di Uva (Piero Gnudi, Enrico Laghi e Salvatore Carubba) hanno infatti ricevuto mercoledì una lettera dei custodi giudiziari nominati dal Gip Patrizia Todisco in cui c’è scritto proprio questo: “Le attività di avviamento dell’Altoforno 1 non risultano autorizzate”. L’azienda, per ora, non sembra essere interessata alla cosa e ieri ha confermato ai sindacati che si procederà come se nulla fosse. Eppure la lettera dei tre custodi giudiziari (Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento) è nettissima: state violando le prescrizioni dell’Aia, dice in sostanza, e cioè la legge visto che il primo decreto “Salva-Il- va” – quello del 2012 – ha trasformato l’Autorizzazione ambientale in atto di legge.

Dall’ispezione di Arpa Puglia e Ispra (l’ente regionale per l’ambiente e quello del ministero) del 29 luglio – scrivono i custodi giudiziari – non tutte le prescrizioni risultano osservate e la riapertura è vincolata al rispetto dell’intero programma: nell’Altoforno 1, in particolare, ci sono problemi con le “pannellature” che dovrebbero garantire “la completa chiusura dell’edificio”; mentre per quanto riguarda “gli interventidi condensazione vapori loppa, di depolverazione del campo di colata e di depolverazione Stock House” manca ancora “documentazione che abbia natura di collaudo”. Per di più, “le aree interessate alla realizzazione degli interventi sono inserite in più ampie aree di cantiere per attività ancora in corso riguardanti il rifacimento industriale dell’Altoforno 1”. Conclusione dei custodi:“Allaluce di quanto detto si fa presente che le attività di avviamento dell’Altoforno 1 non risultano attualmente autorizzate”.

A QUESTO PUNTO – visto che l’azienda ritiene di poter andare avanti comunque – la palla passa al ministero dell’Ambiente (che dovrebbe vigilare sul rispetto dell’Aia) e del Gip Todisco. Le responsabilità, ovviamente, potrebbero essere anche penali: non tanto per i commissari – visto che il decreto di nomina li salva dagli effetti penali delle azioni compiute nelle loro funzioni – ma per chiunque altro non blocchi una violazione di legge (la riapertura dell’Altoforno senza che sia stata pienamente rispettata l’Autorizzazione ambientale). “Quella lettera è di una gravità inaudita. Per questo chiediamo al governo di riferire subito in Parlamento”, dicono il portavoce e la senatrice dei Verdi, Angelo Bonelli e Paola Da Pin: “Il ministro Galletti si sta assumendo una grave responsabilità e Taranto si conferma una città dove la Costituzione e le leggi sono disapplicate ai danni della popolazione”.

La lettera dei custodi potrebbe, peraltro, essere il primo atto di problemi ben più grave per Uva: secondo un decreto di gennaio, infatti, l’azienda doveva completare al 31 luglio l’80% delle prescrizioni ambientali dell’Aia prima di poter presentare il piano industriale. I commissari sostengono di avercela fatta, ma al proposito c’è più di un dubbio: Arpa Puglia ha contestato il metodo di calcolo e ora i custodi giudiziari certificano che almeno per l’Altoforno 1 le cose non stanno come raccontano Piero Gnudi e gli altri. Il nono decreto “Salva-Ilva” pare sempre più vicino, ma nemmeno un decreto può rendere legale attentare alla vita e alla salute dei tarantini. Prima o poi il conto arriva.

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Scritto da Magazine Donna il 07/08/2015 5:41

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