Immigrati via dall’Italia? Se decide la Merkel

di Andrea Morigi – Ridistribuire i migranti è una promessa. Mantenerla sarà un’impresa, mentre le frontiere interne dell’Europa si stanno rialzando. Ieri a Bruxelles il Consiglio straordinario Ue degli Affari interni è riuscito ad approvare a malapena uno schema di redistribuzione, nell’arco di due anni, di 40mila richiedenti asilo – 24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia – verso gli altri Paesi comunitari. La proposta era stata presentata dalla Commissione europea a maggio e approvata a luglio dal Consiglio dei ministri dell’Unione europea, che però si era fermato alla redistribuzione di 32.256 persone.

Slitta al prossimo vertice dell’8 e 9 ottobre, invece, la decisione su altri 120mila profughi, in base alle quote, divenute da «obbligatorie» a «flessibili», stabilite dall’esecutivo comunitario. Numerosi Stati membri, in prima linea i componenti del gruppo di Visegrad, cioè Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, si oppongono, benché il totale sia già stato ridotto di 40mila profughi, dai 160mila iniziali. In particolare, la Slovacchia chiede un riferimento alla volontarietà del meccanismo di redistribuzione e minaccia di opporsi alla ricollocazione.

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è fiducioso e assicura che «tutti i Paesi hanno dato la loro disponibilità». È certo che «l’accordo sui 120mila si troverà» e «questa sarà un’ulteriore conferma che il regolamento di Dublino è in crisi. Nella somma fra la decisione di luglio e questa noi contiamo di far andare via dall’Italia 40mila migranti, che è più di quanto qualsiasi altro governo abbia mai ottenuto dall’Europa».

Anche sull’attuazione del piano di ricollocazione dei 40mila, tuttavia, occorrerà attendere non soltanto l’istituzione, ma anche la realizzazione degli hotspot per l’identificazione dei richiedenti asilo nei Paesi di primo arrivo. Finché i centri di raccolta non funzioneranno a pieno regime in Italia, Grecia e Ungheria, non si procederà alla fase due, cioè allo smistamento. Francia e Germania chiedono che l’istituzione degli hot- spot, i centri di identificazione dei richiedenti asilo nei Paesi di primo arrivo, prima di procedere al sistema di redistribuzione in tutti i Paesi Ue. L’avvertimento arriva dai ministri degli Interni di Francia e Germania, Bernard Caze- neuve e Thomas De Maizie- re, a margine del vertice. «Diciamo no alla ricollocazione dei richiedenti asilo senza un sistema potente ed efficace di controllo alle frontiere e senza l’istituzione di questi famosi hotspot, di cui si parla da diverse settimane. Bisogna distinguere i richiedenti asilo dai migranti che non ne hanno diritto», ha detto il ministro francese, sottolineando che «il processo di redistribuzione deve partire dagli hot- spot e non deve procedere senza ordine». Anche per il ministro tedesco «serve un chiaro cronoprogramma sull’istituzione degli hotspot, servono regole più chiare». E comunque, precisa, «la redistribuzione non riguarda i rifugiati già presenti in Europa, ma quelli che passano dagli hot spot».

Alfano ribalta l’argomento: «Abbiamo raggiunto l’accordo sugli hotspot, i centri di identificazione e registrazione, ma l’abbiamo condizionato al meccanismo di rimpatrio, perché i rimpatri devono funzionare». Insomma l’Italia farà la sua parte, ma chiede sia l’Ue a farsi carico di «svuotare» gli hotspot. «Il rimpatrio non è una responsabilità solo nazionale, ma anche europea», e chiede dunque all’Ue di «farsene carico non solo da un punto divista economico» ma anche politico. «È l’Europa che deve firmare gli accordi di rimpatrio con i paesi africani».
Afine giornata, prova a dargli manforte anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi, da Otto e mezzo, su La7: «L’Italia collega la questione dei centri hotspot con quella dei rimpatri. La regola delgioco è che noi ti accogliamo se scappi dai Paesi in guerra. Quella sui migranti economici è la posizione di tutti i Paesi europei, Italia inclusa. Poi però devi creare le condizioni per vivere bene in quei Paesi».

Infine i 28 Paesi della Ue hanno dato anche il via libera alla fase 2 della missione navale EuNavFor Med, che prevede l’uso della forza contro gli scafisti nel Mediterraneo. L’operatività della missione, con sede a Roma, è prevista entro i primi di ottobre. Le navi Ue potranno fermare, perquisire e dirottare imbarcazioni sospettate di trasportare migranti, ma rimanendo in acque internazionali, senza sconfinare in Libia.

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Scritto da Magazine Donna il 15/09/2015 5:32

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