Inquisiti & condannati in Parlamento: erano 42, sono già a quota 80

Ha ragione Matteo Renzi: l’Italia cresce e anche con un’invidiabile velocità. Il guaio è che cresce dove non conviene. In due anni e mezzo di legislatura, nonostante la decadenza del pregiudicato Silvio Berlusconi, in Parlamento è cresciuto a dismisura il numero di indagati, imputati e condannati.

AGLI INIZI del 2013, catapultati con i listini blindati del Porcellum per il varo della nuova legislatura, superavano di poco i quaranta (42). Adesso sono ottanta. Senza considerare quelli che hanno problemi con la giustizia amministrativa e, in diversi casi, già hanno restituito dei soldi pubblici.

Il governo ha sempre sostenuto la linea garantista. Fu il ministro Maria Elena Boschi, appena insediato l’esecutivo di Renzi, a difendere i sottosegretari indagati. Nel frattempo, alcuni aspettano il processo, altri ne sono usciti. Va evidenziato che nel 2013 la schiera più folta era quella del Popolo della libertà, ma gli eredi – i partiti di Angelino Alfano, Raffaele Fitto e Denis Verdini – mantengono la tradizione della casa arruolando decine di inquisiti.

Renzi e la crescita: temi che coinvolgono e travolgono il Nazareno. Nel febbraio 2013, mese di elezioni politiche, il segretario era Pier Luigi Bersani e, scavando negli archivi, si scopre che gli impresentabili dem erano “soltanto” sette su quaranta. A dicembre, poi, Renzi ha conquistato il partito, un paio di mesi prima di espugnare pure Palazzo Chigi. Sarà il troppo garantisti-co oppure sarà una beffarda coincidenza, ma il Pd è cresciuto più di tutti: i 7 sono diventati 23, e di mezzo c’è pure l’arrestato (ora ai domiciliari) Francantonio Genovese.

NON DELUDE il Nuovo Centrodestra di Alfano, che si conferma in forma smagliante, e aggiunge indagati su indagati con solida costanza. E se capita a Ned di perdere per un periodo un senatore – vedi il caso di Antonio Azzollini – i colleghi lo salvano e poi esultano.

La formazione di Verdini, che di recente hafesteggiato il quinto rinvio a giudizio, si fa notare per una densissima presenza di impresentabili e, ovviamente, il capitano è l’ex macellaio Denis.

E pensare che, rispetto al primo giorno di legislatura, questo Parlamento è orfano di tanti protagonisti del settore: il plurinquisito Berlusconi (che ha già scontato il servizio civile per la frode Mediaset), il condannato (prescritto) Lorenzo Cesa che ha preferito l’Europa (come Raffaele Fitto, anch’egli nei guai con la giustizia) e il fresco di rinvio a giudizio Nichi Vendola per la vicenda Ilva.

Un contributo decisivo all’esplosione delle beghe giudiziarie dei parlamentari arriva dalle inchieste che coinvolgono decine di ex consiglieri regionali: in questi anni le indagini sulle varie “spese pazze” e “rimborsopoli” locali hanno generato una quantità impressionante di avvisi di garanzia e rinvìi a giudizio per chi nel frattempo ha spostato l’ufficio a Montecitorio o a Palazzo Madama.

In questa prima puntata, gli onorevoli di centrosinistra: due sottosegretari e 25 parlamentari che hanno guai con la giustizia, tra condanne e avvisi di garanzia. Sul Fatto di domani l’altra metà del Palazzo, quelli della sempre più frammentata – e sempre più inquisita -galassia del centrodestra.

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Scritto da Magazine Donna il 13/08/2015 7:08

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