La classifica di chi domina ora i nostri smartphone e tablet. Amazon, Apple, Yahoo!, Snapchat e Twitter non ce la fanno

Il progetto di sistema operativo fatto in casa è fallito e da un bel po’, a Menlo Park non se ne sente più parlare. Ma Facebook è riuscito comunque a conquistare i nostri smartphone: merito del parterre di applicazioni che, mettendo insieme quelle sviluppate dalla società e quelle acquistate negli anni, si sono imposte nei nostri accessi quotidiani a Internet via dispositivi mobili.
L’ultimo report della società di analisi comScore rivela che a luglio le due applicazioni più utilizzate dagli utenti statunitensi erano proprio Facebook (73,3% degli utenti) e Facebook Messenger (59,5%). Insomma il social e il suo sistema di messaggistica, che esiste dal 2011 ma che è stato staccato dall’app principale solo di recente. E che, appunto, proprio a luglio ha superato YouTube (59,3%), l’applicazione della piattaforma video di Google.

Big G può comunque consolarsi con il resto della top ten: al quarto posto c’è infatti l’applicazione per la ricerca Google Search, al quinto lo store di acquisti Google Play. E poi al sesto le Google Maps e all’ottavo la casella di posta Gmail. Gli unici intrusi al sistema legato all’impero di Sergey Brin e Larry Page sono Pandora Radio (settimo posto), Instagram (nono posto), Yahoo Stocks (decimo posto).

La top 15 continua con una serie di software sviluppati da altri colossi della Silicon Valley, da Apple a Amazon e da Twitter a Snapchat. Ma appare chiaro che nella guerra per il possesso dei nostri tap a farla da padrone siano Facebook e Google. Il primo è partito in vantaggio: il fondatore Mark Zuckerberg è stato uno dei primi big a puntare tutto sulla sfida mobile. Con ottimi risultati, stando ai numeri: grazie alla sua strategia è riuscito a imporre ai nostri smartphone tre applicazioni della società su quattro. Per completare il bouquet manca, appunto, WhatsApp. Il software di mes- saggistica gratuita, lanciato nel 2009 da Jan Koum e acquisito nel 2014 da Fb per 19 miliardi di dollari, ha da poco annunciato di aver superato il traguardo di 900 milioni di utenti attivi al mese. Se è molto utilizzato a livello globale, soprattutto in Asia, negli Usa arranca. Nella classifica primeggia quindi l’altra applicazione di messaggistica, Facebook Messenger. L’obiettivo di Zuckerberg è spingerci ad usarla ancora di più: ora è soprattutto una piattaforma di chat, in futuro consentirà pagamenti via mobile e avrà anche un assistente personale artificiale, M. Instagram finisce molto più in basso nella classifica ma ha già realizzato il suo scopo: battere Twitter (il traguardo è dell’anno scorso) e iniziare a fatturare (secondo gli analisti arriverà a 5,8 miliardi di dollari entro il 2020).

Se Zuckerberg si è specializzato (per ora) sulle relazioni tra le persone, Google ha puntato in parte sull’intrattenimento e in parte sui servizi pratici, utili sia nella nostra vita reale che in quella virtuale. Così è riuscito a imporre la piattaforma di video You- Tube ma anche tre applicazioni che aiutano ad orientarci (Search per il web, Play per l’ecommerce, Maps per i luoghi fisici) e la casella posta Gmail. Due strategie diverse, quelle di Fb e di Big G, ma che rispondono ai nostri bisogni quotidiani: relazionarci con gli altri e trovare ciò che ci serve.

Gli altri colossi non sono stati altrettanto bravi ad individuare i nostri talloni d’Achille. Basti pensare a Ma- rissa Mayer, ceo di Yahoo!: lei ha puntato sul microblog Tumblr e poi sulle news, sviluppando strumenti e piattaforme ad hoc. Invece nella classifica, complice la crisi, è finita Yahoo! Stocks, l’applicazione che monitora gli andamenti di Borsa. Che dire di Twit- ter, 13esimo in classifica: il social da 140 caratteri sarà sì il “salotto buono” dell’informazione ma non riesce ad appassionare gli utenti. Snapchat arriva ultimo, ma non stupisce: è diverso dagli altri software di messaggistica (i suoi messaggi si cancellano dopo essere stati visualizzati) ma contro l’impero di Facebook può poco.

Nessuna sorpresa nemmeno per quanto riguarda Amazon ed Apple: la prima non ha mai fatto grandi proclami su conversioni mobile, la seconda il mondo del mobile lo ha già conquistato dal punto di vista dell’hardware. Anzi, per Tim Cook la presenza del suo Apple Maps in classifica è pur sempre un bel traguardo: all’epoca del lancio, nel 2012, era così piena di errori da essere ritenuto uno dei più grossi scivoloni dell’azienda. C’era chi ne preconizzava il fallimento, tre anni dopo è pur sempre l’11esima applicazione più utilizzata negli Usa.

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Scritto da Magazine Donna il 14/09/2015 14:00

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