La Croazia apre le frontiere Marea di profughi verso l’Italia

Cambiano i percorsi dei migranti dopo la chisura delle frontiere ungheresi: adesso è la Croazia a vedersi arrivare l’ondata dei profughi in fuga dalla guerra e dalla povertà, solo 4mila nei prossimi giorni,è la previsione (al ribasso), e dalla Croazia in Italia, attraverso la Slovenia, è un gioco da ragazzi. Il premier croato, Zoran Milanovic, ha dato subito la linea, parlando ai parlamentari a Zagabria: «Il nostro Paese», ha annunciato, «è pronto a ricevere queste persone o indirizzarle dove vogliono andare», ha detto. «Potranno attraversare la Croazia e li aiuteremo. Il filo spinato nell’Europa del 21esimo secolo», ha aggiunto Milanovic rivolto ai suoi vicini ungheresi, «non è la risposta, ma una minaccia». Fino a ieri sera, dunque, erano già 1.191 gli immigrati entrati in Croazia dal confine serbo (tra cui 189 donne e 184 bambini); per agevolare il passaggio le autorità locali hanno inviato sminatori per togliere gli ordigni (ben 51mila, secondo l’Hcr) lasciati nella zona orientale del Paese, durante i combattimenti avvenuti negli anni tra il 1991 e il 1995 quando ci fu la separazione dalla Jugoslavia.

Ma se Zagabria ha dato il via libera all’accesso dei profughi, il governo sloveno fa sapere che intende rafforzare i controlli alle frontiere con la Croazia: «Avremo bisogno di concentrare le nostre unità ai valichi di frontiera per accelerare le procedure coi migranti», ha messo le mani avanti il capo della polizia di Lubiana. Una mossa che, invece, non è ancora avvenuta a Gorizia, in Friuli Venezia Giulia, dove si teme l’invasione e la polizia non è preparata a sostenere una nuova emergenza. Non ci sono uomini a sufficienza, denuncia il Sap, il sindacato di polizia guidato da Gianni Tonelli.

Dopo i rischi al Brennero, conseguenti alla decisione della Germania di Angela Merkel di sospendere il trattato di Schengen e di reintrodurre i controlli alle frontiere, il Viminale ha dovuto spedire più agenti a Bolzano, ma lo stesso dovrà fare, ora, in Friuli, incapace di reggere la potenza d’urto di migliaia di persone in viaggio attraverso le nuove rotte balcaniche verso il Nord. Una situazione che preoccupa molto Angelo Obit, ispettore capo della polizia di Stato. «Ci sono già oltre 600 richiedenti asilo afghani e pachistani nel Cara di Gorizia», spiega a Libero, «se arrivano anche i siriani, com’è previsto, non ce la facciamo. Sarebbe una Caporetto.

La città di Gorizia e la vicina Gradisca d’Isonzo, sede del centro d’identificazione, non hanno abbastanza agenti per garantire la sicurezza di tutti». Obit, che è anche segretario locale del Sap, conosce bene la situazione dell’organico: «I colleghi trasferiti e pensionati non vengono rimpiazzati», insiste. «La polizia di frontiera, di cui si è annunciata la chiusura, è stata già ridotta. Non si può pensare che bastino due uomini di guardia alCa- ra e quattro agenti all’ufficio immigrazione per gestire l’emergenza». Tanto più che in un capoluogo di scarsi 39mila abitanti, i servizi per assistere oltre seicento disperati sono già al limite e se il flusso dovesse aumentare bisognerà rivedere tutto il sistema, a cominciare dall’assistenza sanitaria, ai pasti, all’alloggiamento. Almeno 160 richiedenti asilo, già censiti, dormono all’aperto in luoghi di fortuna. Ma il paradosso, denuncia il Sap, «è che per mettere in strada una pattuglia in più per i controlli in provincia, è saltato il turno di vigilanza serale e notturno alla questura». Una coperta troppo corta.

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Scritto da Magazine Donna il 17/09/2015 5:32

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