La cura Boeri sulle pensioni: tasse lino a 500 euro al mese

Tagli mensili dai 100 ai 500 euro per le pensioni sopra i 2mila euro lordi. Sono questi i possibili risultati di un prelievo sugli assegni previdenziali applicato in percentuali variabili sulla differenza tra retributivo e contributivo. Ieri Tito Boeri si è in parte rimangiato le sue proposte, dicendo che non prevedono alcun taglio ai trattamenti previdenziali. In ogni caso, ha spiegato il presidente dell’Inps, «per le pensioni più basse serve un’operazione di equità che non significa tassare le più alte, ma sarebbe opportuno intervenire in maniera graduale sugli assegni d’oro quando questi non sono legittimati da altrettanti contributi versati durante il periodo lavorativo».

La frase, nella forma e nella sostanza, somiglia molto a questa: «Principi di equità distributiva e intergenerazionale legittimano interventi sulle pensioni in essere circoscritti a 1) redditi pensionistici al di sopra di un certo importo e 2) su quella parte della prestazione che non è giustificabile alla luce dei contributi versati». Parole scritte nero su bianco dallo stesso professor Boeri, insieme ai colleghi Fabrizio e Stefano Patriarca, in un articolo comparso su Lavoce.info il 14 gennaio 2014.

Non sembra allora così azzardato utilizzare quel lavoro per cercare di capire quali siano gli effetti concreti di questa operazione sulle tasche dei pensionati.

L’idea è quella innanzitutto di procedere ad una definizione del montante contributivo. A questo scopo, ben sapendo che non è possibile ricostruire le storie retributive pertuttiilavoratoridipenden-ti, i professori propongono di utilizzare una «stima, una sorta di forfettone» partendo dalle retribuzioni percepite in alcuni anni. Una volta stabilito, in un modo o nell’altro, il montante contributivo, si procede al calcolo di quello che Boeri & C definiscono lo «squilibrio» tra pensione effettiva e assegno col metodo contributivo (che si basa esclusivamente sulla rivalutazione del montante versato all’ente di previdenza).

Sulla quota di squilibrio vengono infine applicate tre aliquote di prelievo. Il 20% per le pensioni tra 2mila e 3mila euro lordi, il 30% per quelle tra 3mila e 5mila, il 50% per gli assegni superiori.

Il meccanismo produce effetti diversi in base ai soggetti a cui si rivolge essendo anche le percentuali di squilibrio assai diverse. Per i dipendenti lo scostamento medio, in base alle fasce di importi, va dal 16 al 26%. Per i lavoratori autonomi, dove i contributi e le pensioni sono solitamente più bassi, si va dal 35 al 58%. L’operazione «equità» produce un gettito complessivo non indifferente di 4,2 miliardi di euro. Ma la sua distribuzione non è poi così equa. Per le pensioni medio-basse tra i 2 e i 3mila euro ci sarà infatti una stangata di 2,23 miliardi, per quelle tra 3 e 5mila di 1,25 miliardi e per quelle oltre i 5mila di 692 milioni. Il dato risente ovviamente anche del diverso numero di pensionati coinvolti per ogni classe di reddito. Dividendo, però, ilmallop-po sui singoli trattamenti scopriamo che (considerando insieme dipendenti e autonomi) il prelievo medio mensile per le pensioni tra 2 e 3mila euro è di 134 euro. Si sale poi a 272 euro per gli assegni fino a 5mila euro e a 543 euro per quelli più alti. Se le cifre sono solo vicine a queste, comunque lo si vorrà chiamare in termini etici, si tratterà sempre di un salasso.

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Scritto da Magazine Donna il 10/07/2015 5:34

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