La famiglia di Maria Luisa Fassi: “Aiuteremo la figlia dell’assassino”

Negli occhi restano due immagini: il sorriso di lei e il volto scavato di lui. La vittima e il carnefice: Maria Luisa Lassi, la tabaccaia di Asti uccisa nel suo negozio il 4 luglio da Pasqualino Folletto, magazziniere, 46 anni, un nome e un cognome che rimandano a un mondo bambino, quasi innocente. Invece, la scena del delitto è insanguinata da una devastante furia omicida: lui ha confessato di averla colpita con 45 coltellate perché aveva bisogno di soldi. Folletto, sposato, tre figli, una bambina di 11 anni con gravi problemi di salute causati da un deficit di calcio e due gemelli di 7, quel sabato di luglio è uscito di casa con addosso il peso dei suoi debiti (anche di gioco) e un coltello da cucina. E entrato nel negozio di Maria Luisa sapendo di trovarla sola. L’ha massacrata e ha rubato poco più di 800 euro, andando poi a lavorare nella ditta di spedizioni e trasporti come se niente fosse accaduto, come tutti gli altri giorni. Almeno, così è apparso ai colleglli.

«Se la figlia dell’uomo che ha ucciso Maria Luisa avrà bisogno di aiuto, noi ci saremo». Queste parole sono state riportate dal quotidano La Stampa: le avrebbe pronunciate Piero Passi, padre di Maria Luisa, che con la famiglia ha gestito per 30 anni il ristorante stellato Gener Neuv, ad Asti.

Sono parole che colpiscono.

«Forse Piero non ha espresso con quelle esatte parole il suo pensiero. Ma i Passi sono una brava famiglia e credo che potrebbero davvero aiutare i Folletto», dice don Giuseppe Gallo, parroco della Collegiata di San Secondo, dove Maria Luisa ha ricevuto l’ultimo saluto il giorno dei funerali.

La via del perdono non è mai facile. Qui la strada è intrapresa. «Di sicuro hanno compassione per l’uomo che ha ucciso Maria Luisa. L una famiglia che vive la fede cristiana e ha un atteggiamento di perdono», riferisce don Gallo.

Finora una richiesta esplicita non c’è stata. Folletto in carcere continua a piangere. La moglie, Silvana Metta, ha fatto sapere che vorrebbe scrivere alla famiglia di Maria Luisa. E si affanna a dire che il marito non è un mostro e che è sempre stato un bravo padre. Dalle carte deH’inehiesta emergerebbe però che Pasqualino era schiavo del gioco e aveva dilapidato al videopoker anche 11 mila euro affidatigli come assegno di accompagnamento della figlia.

LE LACRIME E LA FEDE

Le lacrime non sono mancate nella atteggiamento di perdono», riferisce don Gallo.

Finora una richiesta esplicita non c’è stata. Folletto in carcere continua a piangere. La moglie, Silvana Metta, ha fatto sapere che vorrebbe scrivere alla famiglia di Maria Luisa. E si affanna a dire che il marito non è un mostro e che è sempre stato un bravo padre. Dalle carte deH’inehiesta emergerebbe però che Pasqualino era schiavo del gioco e aveva dilapidato al videopoker anche 11 mila euro affidatigli come assegno di accompagnamento della figlia.

LE LACRIME E LA FEDE

Le lacrime non sono mancate nella  famiglia di Maria Luisa: negli occhi e nel cuore dei figli, Agnese e Giacomo, del marito Valter, dei genitori e della sorella Maura. «i figli stanno vivendo un grande dolore, ma stanno anche affrontando il dramma con la serenità della fede. Sono molto uniti. È importante cercare la luce anche nelle tenebre», riflette don Gallo.

Anche il premier Matteo Renzi ha telefonato a Piero Lassi, colpito dalla dignità con cui lui e la famiglia hanno affrontato il dolore.

«i parenti di Maria Luisa si sono comportali in modo esemplare, con grande senso di dignità e comunità. Non si sono lasciati andare alla disperazione.

Ora bisogna pensare a sostenere anche la famiglia di Pasquale Folletto», dice Fabrizio Brignolo, sindaco di Asti. Forse Folletto pensava di non essere scoperto. Invece, dopo tre settimane i Carabinieri di Asti sono arrivati a lui.

È CROLLATO IN TRE ORE

Lui, Pasqualino Folletto conosceva Maria Luisa Fassi, dalla quale comprava sigarette e Gratta&Vinci. E il suo volto e la sua auto sono stati ripresi dalle telecamere di sorveglianza: alle 7.15 ha parcheggiato la sua Mégane di fronte al negozio ma dalFaltra parte della strada. Poi alle 7.30 l’ha spostata sul lato opposto, contromano. Esaminando 62 ore di immagini i Carabinieri del colonnello Fabio Federici e del capitano Giampaolo Canu hanno notato questo particolare. Dal numero di larga sono risaliti al proprietario e hanno fatto la prima scoperta: quel lauto non poteva circolare avendo lassicurazione scaduta. Poi hanno notalo che il magazziniere, fra straordinari e lavoro notturno, guadagnava 2.800 euro al mese, eppure era affogato dai debili. Lo hanno convocato in caserma e qui Folletto prima ha negato lutto e poi, dopo tre ore di interrogatorio, ha confessato. Ora nel carcere di Quarto di Asti è sorvegliato a vista perché si teme si possa suicidare.

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Scritto da Magazine Donna il 28/07/2015 17:10

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