La figlia dei coniugi massacrati nel Catanese accusa: «I miei genitori morti per colpa delle istituzioni, Renzi mi deve spiegare».

Zitto. Il capo del governo tace. Fino a ieri sera Matteo Renzi è rimasto in silenzio davanti alla denuncia, chiara e netta e comprensibile di Rosita Solano. Non ha risposto, il premier, al grido di dolore della donna che gli chiedeva «perché?». Lei voleva conoscere dalle istituzioni la «ragione» della morte dei suoi genitori. Uccisi nel modo più barbaro e insensato nella loro casa, il tetto sotto il quale chiunque ha diritto di sentirsi al sicuro.

Un ivoranio di 18 anni (e almeno un complice che la polizia sta cercando) ha tagliato la gola a Vincenzo Solano di 68 anni e a sua moglie Mercedes Iba- nez, 70 (poi scaravantata dal balcone) per rapinarli del telefonino, del computer, delle ciabatte e dei pantaloni di lui. Mamadou Kamara, dall’8 giugno dormiva nel centro catanese di Cara di Mi- neo (dieci chilometri dalla villa del massacro) insieme con gli altri oltre trem ila immigrati sbarcati sulle coste di Sicilia. «Perché? Il governo deve dirci perché questa gente viene qui lasciata libera di uccidere. Renzi venga da me e lo spieghi. È anche colpa dello Stato se i m iei genitori sono stati assassinati» ripete con rabbia Rosita, che fa la maestra a Rho. Domenica mattina ha risposto credendo fosse suo padre a chiamarla dal telefonino; e non la polizia che invece aveva trovato l’apparecchio nel borsone del presunto assassino. Adesso lei pretende di poter capire: «il nostro governo permette a questi migranti di venire da noi e fare quello che vogliono, anche rapinare e uccidere. Qual è la ragione di tutto questo?».

BATTIBECCO POLITICO Le sue domande legittime, cadono nel vuoto, nel senso che Renzi non risponde. Ma scatenano la polemica politica: con Matteo Salvini che le dà «ragione» e chiede anche la chiusura immediata del «fottuto centro di Mineo», mentre dalla maggioranza e dalla sinistra partono accuse al centrodestra che «specula sul dolore per una manciata di voti». E si ricorda che «la struttura l’ha aperta Maroni col governo Berlusconi». Ma a Rosita Solano il battibecco partitico importa niente. Lei invita Matteo Renzi a incontrarla, anche nella sua casa di Milano, accanto ai padiglioni di Expo dove abita. «Non certo per ricevere scuse dal premier», avverte la maestra, perché «ormai mio padre e mia madre sono morti e io voglio sapere perché
un uomo e una donna possano morire per un telefonino». Polizia e procura di Caltagirone hanno fermato subito Mamadou Kamara: domenica mattina alle 7, imperturbabile, è rientrato al centro col cellulare e i vestiti di Vincenzo Solano, i suoi erano macchiati di sangue e dopo il delitto si è cambiato. Una rabbia quella di Rosita, condivisa da tutti suoi parenti, compresa la sorella Manuela e il nipote che dice: «Hanno creato l’odio adesso… prima si cercava di sopportare questa invasione, ma adesso non si può più. La situazione è fuori controllo e chissà cosa potrà succedere a questo punto».

VERIFICHE GIURIDICHE La famiglia Solano valuta «se esistono i presupposti giuridici per denunciare lo Stato come responsabile perquan- do accaduto». A Rosita manda «un abbraccio e una preghiera» il leader della Lega, precisando però che secondo lui «la colpa non è “anche” dello Stato, ma soltanto dello Stato». E attacca Matteo Salvini: «Renzi, Alfano e Boldrini, siete pericolosi!», chiede «quanto sangue ancora dovià scorrere prima che quegli incompetenti di Renzi e Alfano intervengano». Il «fottuto centro di Mineo», aggiunge
il segretario, «deve essere chiuso subito». Intanto magistrati e poliziotti cercano ipresunti complici dell’arresta- lo. La Scientifica ha trovato le impronte di almeno un’altra persona nella casa su tre piani di via Palermo, «un soggetto più alto deH’ivoriano», dice un inquirente. La tragedia poteva «essere ancora più grande», racconta in lacrime Manuela Solano, soreUa di Rosita «la mia bambina che ha 5 anni, sabato sera aveva chiesto di andare a dormire dai miei genitori. L’indomani avevamo in programma di andare al mare, cosi è rimasta a casa. Non ci posso pensare: ci fosse andata avrebbero ucciso anche lei».

L’assassino e i presunti compUci sarebbero entrati nella villa da una porta secondaria rimasta socchiusa. Prima l’aggressione a Vincenzo, colpito alla testa e al collo con un oggetto a punta. Uguale trattamento per la moglie, lanciata dal balcone mentre cercava di fuggire. Finita l’opera, secondo l’accusa, l’assassino si è cambiato i vestiti indossando queUi della vittima. «Al rientro al centro aveva quel borsone con dentro i suoi pantaloni sporchi di sangue e il cellulare rubato» racconta Moena Mazza- ra, napoletana, 27 anni. E lei il caporale che lo ha bloccato e fatto arrestare. A poche ore dal delitto.

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Scritto da Magazine Donna il 01/09/2015 9:43

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