La lotta per la vita di un ex calciatore: «Ditemi cosa mi ha ridotto a una larva»

Per arrivare a casa di Francesco Santonastasio tocca fare tre piani a piedi perché non c’è l’ascensore. Cosa da poco ma non per lui. Anche se fino a due anni fa questi scalini li saltava due a due, oggi anche al solo pensiero si avvilisce. Ha appena 30 anni e vive rinchiuso in casa, afflitto da una malattia ancora non diagnosticata i cui sintomi sono talmente tanti da occupare una pagina intera. Lo hanno visitato decine di specialisti, è stato ricoverato cinque volte, ma niente. Nessuno è in grado di capire come sia possibile che un giovane sano, sportivo e in forma possa all’improvviso soffrire di ipotensione ortostatica, tachicardia posturale, ipertrofia concentrica al ventricolo sinistro, prolasso milralico, mioclonie agli arti inferiori, splenomegalia, dispnea, vertigini, emicrania con aura…
Sull’uscio di casa ci accolgono i genitori e la fidanzata Tina. Lui è steso a letto, imbarazzato nel dover ricevere qualcuno nella sua camera e non nel salotto. «Non riesco ad alzarmi, perdonami», riesce a sussurrare.

«TUTTO È INIZIATO DOPO UN INTERVENTO» Davanti agli occhi c’è un giovane magro e pallido che nelle mani stringe le foto di uno muscoloso e abbronzato. Si fa fatica a pensare siano la stessa persona. In soli due anni Francesco è diventato l’ombra di se stesso, inchiodato a letto da una malattia sconosciuta. Disturbi psicosomatici? Le visite lo hanno escluso. Sono state scartate anche le patologie neurologiche. Restano i sintomi gravemente invalidanti che hanno colpito questo giovane napoletano nel gennaio 2014. «Anche se, con il senno del poi, i primi problemi di salute sono iniziati alla fine del 2013. Li ho collegati soltanto dopo, poiché non erano costanti», precisa mentre si mette a sedere per qualche minuto prima che tutti gli organi vadano sotto sforzo e lui si senta morire.

Ciccio, come lo chiamano gli amici, era un giocatore dilettante e ha militato in alcune squadre abruzzesi come Chieli, Penne, Francavilla, Atri e Guardagliele. Nel 2011, in seguito a un infortunio al crociato del ginocchio destro, subisce il primo di quattro interventi chirurgici. «Il calvario inizia nel 2013 con il terzo intervento. Il ricovero è durato due mesi per un’infezione postoperatoria da Citomegalovirus (Cmv)», precisa, ricordando quelle settimane in ospedale imbottito di antibiotici come l’inizio di un incubo. Nel dicembre 2013 si scatenano i primi sintomi gravi. «All’inizio provavo a reagire, a condurre una vita normale, ma i sintomi sono aumentati e ho avuto fenomeni di angina. Dal marzo 2014 vivo a letto. Esco soltanto per visite mediche e ricoveri». E dopo le prime consulenze andate a vuoto, ecco l’idea di creare il gruppo «Aiutiamo Ciccio» su Facebook per far conoscere a più gente possibile il suo caso e magari trovare una risposta tra medici o ex pazienti. Oltre 18 mila gli iscritti che ogni giorno provano a dare una mano a Francesco con consigli, incoraggiamenti, preghiere e aiuti economici perché tra visite e analisi il conto in banca è diventato davvero esiguo anche se lui tiene a precisare di non aver «chiesto soldi, ma solo un aiuto per tornare a essere quello di prima». Nei giorni scorsi è partito per una clinica di Baden Baden in Germania dove si è sottoposto ad analisi non possibili nel nostro Paese, tra cui quelle per verificare la presenza di metalli tossici nel suo organismo.

Il cellulare squilla. È un ricercatore che vorrebbe le cartelle cliniche per studiare il suo caso. Poco dopo chiama un ematologo, trovato proprio grazie ai social, che ha promesso un aiuto. «Tra le ipotesi, oltre a un’intossicazione da metalli, c’è anche la possibilità di un problema collegato alla mia prima infezione da Cmv: potrebbe essersi annidato nel mio Dna e creare tutti questi sintomi che colpiscono gli organi principali».Ipotesi cui Francesco Santonastasio vuole ostinatamente aggrapparsi perché è inconcepibile che a un giovane sia negata la vita. Dna speranza, oltre al ricovero in Germania, potrebbe arrivare dall’Ospedale San Raffaele di Milano dove è atteso a fine settembre. «Spero di trovare medici curiosi, ostinati. E che non mi ripetano che il mio quadro clinico non rientra in nessunapatologia conosciuta. Vorrei che leggessero la voglia di vivere nei miei occhi. Io voglio solo tornare a vivere».

«HO IL SOSTEGNO DI 18 MILA AMICI FACEBOOK» È un grido disperato quello di Francesco, sorretto dall’amore della famiglia e di Tina, dall’affetto di 18 mila sconosciuti su Facebook e dalla fede. Nella sua camera tra flaconi di vitamine e integratori naturali non mancano le classiche iconografie del credente. «Lo sono sempre stato. La fede mi ha aiutato soprattutto all’inizio quando i dolori erano atroci e non riuscivo neanche a dormire. Mi sentivo abbandonato e se non avessi avuto la fede a sostenermi forse avrei potuto farla finita. Ma io sono sicuro che la mia malattia ha un nome. Ho solo bisogno che un medico mi aiuti a capire cosa mi sta divorando la vita e ritornare a essere quello di prima». Dalla visita in Germania è emersa una «ossigenazione cellulare scarsa dovuta a deficit di enzimi in conseguenza a una qualche intossicazione che ha bloccato tutti i processi». Per questo, fegato, pancreas, reni e milza si sono ingrossati. Sì, ma perché? La sua malattia ancora non ha un nome.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 09/09/2015 17:52

Comments

  1. forse Francesco è affetto da MIASTENIA, malattia che colpisce i muscoli, e i sintomi della quale, si confondono con altre malattie. A Pisa c’è una bravissima dott.ssa che potrebbe aiutarlo, sempre se di questo si tratta; è una neurologa bravissima

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *