La minoranza usa Verdini per far perdere Renzi

Fiaccare il premier, logorarlo, sfruttando un contesto non facile per Matteo Renzi. E nello stesso tempo intestarsi il malessere che serpeggia nel Pd, soprattutto nei territori. Il tutto nella speranza che le elezioni amministrative diano un bel colpo al premier, segnando l’inizia della discesa. È questa la strategia della minoranza dem. A cui si aggiunge un’altra urgenza: il posizionamento interno, dopo che Enrico Rossi si è candidato alla segreteria del Pd.

Questa è la spiegazione dell’attacco che Roberto Speranza ha lanciato in un’intervista all’Huffington Post, arrivando a chiedere il congresso anticipato: «Siamo di fronte» ha detto, «a un fatto politico enorme. È cambiata la maggioranza con l’ingresso di Verdini, perché se uno vota la fiducia entra in maggioranza. Ed è cambiato il Pd in cui prevalgono le spinte conservatrici.

Difronte a tutto questo, che tocca la natura e l’identità del Pd, è necessario un congresso». Gli ha risposto il vicesegretario Debora Serracchiani, che gli ha ricordato come Verdini abbia votato già i governi Monti e Letta. «Speranza insegue i propri fantasmi». Dalla minoranza rispondono che «è cambiata la fase»: la fiducia a Monti o a Letta riguardava un momento in cui c’era l’urgenza di far nascere un governo. «Ora il voto di Verdini è un atto politico».

Il problema, però, non è solo l’ex braccio destro di Berlusconi. «Sui territori», spiega ancora Speranza, «il Pd imbarca non voti, ma ceto politico che stava con Cosentino, con Cuffaro». E ricorda come, anche tra renziani della prima ora, vedi Matteo Ricchetti, si parli di «rottamazione tradita». Altri, nella minoranza, aggiungono, nel cahier de doléances, i dati dell’economia: «Due anni di fulmini e saette e siamo allo zero virgola. E i nostri iscritti continuano a calare».

Dunque? «Bisogna fare un congresso al più presto». Addirittura entro l’anno, prima dell’estate. Prima del referendum costituzionale a cui Renzi ha legato la sua vita politica.
Secondo lo statuto il congresso dovrebbe tenersi a fine 2017. Difficile si possa anticipare di così tanto, con le amministrative e il referendum alle porte.

La minoranza lo sa. Infatti l’obiettivo non è il congresso. Come sostiene un dirigente del Pd siamo alla «classica battaglia dilogoramento: fiaccare e posizionarsi». Si punta sul fatto che le Amministrative non adranno bene. Allora il malessere, che c’è in parte dei militanti del Pd, potrebbere deflagare. Poi c’è un problema di leaderhisp della minoranza: il governatore della Toscana si è candidato puntando, si dice, a essere «il volto rassicurante della sinistra», «l’opposizione di sua maestà», per dirla coi renziani. «Il suo obiettivo è costruirsi un futuro sulla scena nazionale dopo il secondo mandato».

Speranza aveva bisogno di mettere in chiaro che è lui il referente della sinistra. Amministrative, partito allo sbando, economia che non decolla: una congiuntura che può ridare forza agli oppositori interni. La battaglia su Verdini è un ottima per intercettare lo zoccolo più di sinistra, perché riesuma l’accusa di un Renzi di destra, estraneo alla “ditta”. I fedelissimi del premier rinviano ogni resa dei conti al congresso, che non sarà prima del 2017. E dove, dicono, i numeri saranno schiaccianti.

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Scritto da Magazine Donna il 27/02/2016 7:35

Comments

  1. La minoranza userebbe altro che Verdini per far perdere Renzi.. Bocciati. Speranza ? Senza speranza: Bocciato!!!!

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