La Moretti accusa gli stilisti Pd «Mi hanno vestita da tranviere»

Francesco Specchia (Libero) ■■■ Masono davvero cosìlivi-di, tristi e malvestiti, i ferrotranvieri? Hanno davvero grisaglie così terribili da «intrappolarne la sensualità», questi omarini alla Musil senza qualità, senza sorriso? Gente che, dopo una giornata di lavoro torna a casa estenuata e vede scaricare sulle proprie giacche la sconfitta d’una candidata governatore; e quella di un intero partito – il Pd – che probabilmente, in fondo, ha pure votato?

Perché proprio al «look castigato da ferrotranviere che non mi ha permesso d’essere me stessa», Alessandra Moretti, a Verona, ha attribuito il crepuscolo d’una carriera, la sua, già di per sé misterica. Moretti, massacrata da Luca Zaia alle Regionali, voleva togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Scarpa tacco 12. L’ha fatto così, con fantasmagorico distacco dalla realtà. L’Ale s’è sfogata. Contro Renzi che ha fatto le riforme nazionali anzitempo, senza avvertirla «e il popolo veneto è geloso della propria autonomia»; e contro l’agenzia di comunicazione Dot Media che Renzi le ha appioppato per seguirla, look compreso, nella campagna elettorale, cioè l’«inutile e massacrante tour de force» per i 500 e passa Comuni veneti; e contro la Camusso che ha invitato i suoi a votare scheda bianca; e contro, perfino, il «popolo ipocrita» e misogino degli elettori che – «vogliamo dirlo?» – ce l’ha con lei perché e donna ed è gnocca.

Sosteneva Moretti, appena scarmigliata dal dolore ma non nella messinpiega: «Non mi hanno fatto quasi mai andare in televisione dicendo che ero sovraesposta, proprio mentre Zaia era su ogni canale. Mi sono dovuta vestire con un look castigato, da ferrotranvie-re. In definitiva, hanno cercato di dare un’immagine di me che non era credibile, quella non ero io». E aveva ragione, diamine, non era lei. Dato che, a parte il fatto che l’ovale fiammingo di Ladylike è stato ospitato da tutte le trasmissioni possibili e immaginabili (mentre il profilo impomatato di Zaia, volutamente understatement, è apparso al massimo sulle tv locali), la vera, battagliera Moretti ha altri atout. La vera Moretti è quella che esalta l’essenzialità della propria estetista nel quadro non della crescita del Paese, ma della ricrescita dei propri capelli bianchi (per non dire delle cerette, di cui sostiene la necessità sociale). La vera Moretti è quella che invoca la difesa dei bambini in un bar mentre un ragazzino alle sue spalle si rintrona alle slot machine. Quella che lascia il furgone elettorale nel posto riservato ai disabili. Quella che propone aipensionati di ospitare un profugo onde risolvere i problemi dell’immigrazione. Quella che «devo forse mettermi il burka?». Quella che la gaffe è timbro professionale, connotazione antropologica, quasi missione divina.

Mentre osservavo a L’aria d’estate, su La7, la signora che, col collega Andrea Pancani, tentava di aggiustare, per l’ennesima volta, le sue dichiarazioni («la mia intervista era più amplia e complessa. La responsabilità della sconfitta è mia…»), però, mi frullava in testa un concetto ribadito, da molti, oramai, anche al Nazareno. Moretti – come Maria Grazia Cucinotta, Irene Pivetti o Loredana Lecciso – appartiene a quella curiosa categoria di personaggi televisivi dei quali tu hai la sensazione di conoscere dettagliatamente tutto, la vita, gli amori, le passioni, finanche l’abbagliante curriculum (ma non è il suo caso); ma di cui ti sfuggono, nel complesso, le opere. Moretti, ieri in serata, in un’intervista all’Huffngton Post, ha ridimensionato il buffetto a Renzi, avventurandosi in un’analisi politica della sua sconfitta: «Un anno fa fui la più votata in Italia alle Europee proprio nel Nordest e i titoli erano su “Miss Preferenze” e oggi che in Veneto c’è stato il peggior risultato del Pd a livello nazionale i titoli sono sulla Caporetto della Moretti». Ma, nell’analisi, omette il fatto che sia nella vitto -ria improvvisa sia nella sconfitta brutale, Moretti è sempre stata un’appendice di Renzi. Do-podichè, l’Ale ha aggiunto: «Il primo dovere che abbiamo è restare noi stesse, autodetermi-nandoci. Ognuno di noi ha la sua storia, il suo vissuto, i suoi valori. Non è omologandoci che diventiamo esseri umani più ricchi, ma offrendo la nostra esperienza». La coerenza e poi l’esperienza, innanzitutto. Mi son detto: brava.

Però poi mi è tornato in mente che Moretti è quella che, da vicesindaco d’un piccolo Comune s’è ritrovata, all’improvviso e senza gavetta, deputato con Bersani di cui era portavoce – ma di cui ignorava vita e curriculum -; e che ha subito tradito per ottenere con Renzi un posto all’Europarlamento, centinaia di ospitate nei talk e il sogno impossibile di governare una regione di cui proprio il lavoro sodo e la coerenza sono il dna. E quando ha chiosato: «Torna la vera Alessandra Moretti, per riformare il Veneto» così tralasciando la politica nazionale, ho avuto un brivido. Io sono di Verona…

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Scritto da Magazine Donna il 22/07/2015 5:45

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