La reporter che sgambetta i profughi Tv ungherese costretta a cacciarla

Aspetta che l’onda dei profughi spezzi il fronte della polizia. In prima linea, tra i reporter pronti a filmare l’esodo al confine tra la Serbia e l’Ungheria. Ha il tesserino della stampa sul petto, un fazzoletto rosso intorno al collo e una mascherina sulla bocca. Nella mischia un ragazzo la urta, lei si volta e ne colpisce un altro con un calcio all’altezza del ginocchio. Il ragazzino vacilla ma continua la fuga. Subito dietro, una bambina con i pantaloni verdi tiene per mano un uomo. Anche per lei un calcio secco e furioso nello stesso punto. La ragazzina si piega in avanti per la botta, dopo pochi passi si volta indietro senza fermarsi, una frazione di secondo per capire se è successo davvero.

Si chiama Petra Laszlo la donna che prende a calci i siriani nei campi di Roszke. L’avrà fatto altre volte, ieri è inciampata nei video girati dalla tv tedesca Rtl, che hanno ripreso anche lo sgambetto a un anziano in fuga con un bambino in braccio. L’uomo ha uno zaino pesante sulle spalle, con una mano regge il bimbo che piange spaventato e con l’altra una busta di plastica verde. Un agente tenta di trattenerlo, lui si divincola e appena ritrova l’equilibrio Petra allunga la gamba. L’uomo rotola a terra schiacciando il bambino, si rialza urlando di disperazione contro quella donna impassibile, volto duro, capelli biondi.

Fino a ieri Petra Laszlo lavorava per l’ungherese NiTv. Una web tv vicina alla destra estrema di Jobbik, la terza forza in Parlamento che in passato mandava la Guardia magiara in giro a fare ronde. L’organizzazione paramilitare è stata dissolta nel 2009, quell’idea di «Ungheria migliore» resta. Petra è stata licenziata, i suoi capi hanno definito il comportamento inaccettabile, la sua pagina Facebook è stata chiusa e le opposizioni di sinistra vogliono un’inchiesta. Le immagini che la inchiodano hanno fatto il giro del mondo, il rischio è che diventi un’eroina per chi agli immigrati riserva un’ostilità viscerale, non solo a Est.

In Ungheria accanto alla solidarietà di comuni cittadini stanchi di essere dipinti come razzisti, monta l’insofferenzaper le «pretese» dei nuovi arrivati. Lo stesso premier Viktor Orbàn ha dichiarato che «questa gente vuole solo una qualità di vita tedesca, che non è possibile per tutti». Ad Asotthalom sono comparsi manifesti su un presunto «rischio contagio dai migranti», allegate foto di barelle e braccia piagate. Al confine dove tra gli autisti dei pullman c’è chi se la prende anche con la stampa perché «da noi si parla solo ungherese», passano pure quelli di Jobbik. Aspettano che sia completo il muro di filo spinato, gridano slogan, agitano bandiere nel vento della Grande pianura del Sud.

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Scritto da Magazine Donna il 10/09/2015 5:43

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