La resistenza di Marino. Duello sul vice

Senza più gli assessori Guido Improta ai Trasporti e Silvia Scozzese al Bilancio, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, tira dritto. La lettera di congedo al vetriolo dell’assessora non lo ha scalfito più di tanto. Neppure i riferimenti ai troppi «affidamenti diretti» negli appalti, alle «scelte inopportune e rischiose per la regolarità contabile». Il sindaco coi suoi interlocutori scrolla le spalle: «Qui non si tratta di regolarità, ma di rigidità. E, con le politiche di austerità di Silvia saremmo andati a sbattere: facevamo la fine della Grecia…».

Perché Roma, ricorda una persona dello staff mariniano, «è una città nella quale i servizi essenziali sono governati dalle urgenze. Qui non si può andare avanti solo coi bandi pubblici. Perché poi arrivano dei migranti che erano inaspettati, si rompe una strada, va a fuoco un parco…». Dalla gestione contabile, così, Marino è pronto a passare «ad un bilancio più politico» e per questo, in asse con il commissario del Pd romano, Matteo Orfini (i loro destini ormai sono intrecciati), il sindaco ha individuato in Marco Causi l’uomo che deve interpretare la «fase due» della sua amministrazione. Il deputato dem, infatti, è sì un esperto di finanza locale e non solo, ma ha un approccio meno tecnico delle sue due predecessore (Daniela Morgante e Scozzese).

Ma sul ruolo di Causi, che dovrebbe tornare (dopo l’esperienza con la giunta Veltroni) a Palazzo Senatorio sommando su di sé la carica di vicesindaco, si gioca una partita più ampia, che riguarda i rapporti tra Pd e Sel, l’alleato che — dopo l’addio del vicesindaco Luigi Nieri — è passato all’appoggio esterno alla giunta. I vendoliani, nei colloqui avuti con Marino, dicono di non aver fatto nomi, ma avrebbero pronta la carta da giocare: proporre, come «numero due» del Campidoglio, Francesco Forgione, calabrese, classe ‘60, ex presidente della Commissione Antimafia, affidandogli anche una delega sulla lotta alla criminalità nel sociale. Un investimento nazionale, per il partito di Vendola che così punta a complicare le scelte di Marino, che proprio sull’antimafia ha puntato molto. L’idea del duo Marino-Orfi- ni, però, pare quella di insistere su Causi. Sel, a quel punto, resterebbe fuori: ogni provvedimento, nell’assemblea capitolina, sarebbe a rischio, a partire dall’assestamento di bilancio che va approvato per legge (pena il commissariamento) entro il 31 luglio. Sindaco e commissario vorrebbero chiudere il quadro oggi, prima della serata (domani) di Renzi alla Festa dell’Unità: il premier non voleva andare, ma Orfini avrebbe minacciato le dimissioni in caso di un rifiuto. Se andrà, Renzi (ha chiesto al commissario che non ci fosse Marino) dovrebbe comunque «volare alto», sfiorando appena la questione di Roma.

Il puzzle della giunta, comunque, comincia a comporsi. Alla Mobilità il sindaco ha in mente un nome «fuori dal mondo». Alla Scuola (dove rischia di saltare Paolo Masini, terzo più votato nel 2013) si punta su Marco Rossi-Doria, sottosegretario all’Istruzione nei governi Monti e Letta, insegnante, romano-napoletano, (ha studiato al Virgilio, ma nel ‘73 venne sospeso). Lui glissa: «Sono a Vico Equense, un posto meraviglioso… È domenica, Sant’Anna, onomastico di mia moglie, sto mangiando un favoloso babà…». Marino lo aspetta a braccia aperte.

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Scritto da Magazine Donna il 27/07/2015 5:25

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