La sfida di Salvini: «Sì alle primarie». Ma Berlusconi: decido io

«Non è più tempo di decidere le candidature nel buio di qualche stanza». Matteo Salvini rilancia le primarie. Non solo per chi dovrà essere il leader della futura coalizione di centrodestra («sarebbe un bel segnale – dice – chiedere agli italiani chi deve sfidare Renzi»), ma anche per le amministrative: «Meglio se scegliessero sempre i cittadini. A Milano? Ovunque, da Cernusco sul Naviglio a qualunque comune che va al voto». E così Silvio Berlusconi, che domenica ha bocciato l’idea, rischia di restare isolato. La proposta rilanciata da Giovanni Toti non era concordata e ha irritato molti big azzurri. Il timore è che il governatore della Liguria voglia allargare il raggio di azione, dettare la strategia sostituendosi al capo. Da qui l’invito arrivato al Cavaliere affinché intervenisse.

Perché in ballo c’è il capoluogo lombardo e l’obiettivo è di imporre al leader del Carroccio il proprio candidato. Berlusconi considera l’appuntamento come il punto da cui ripartire per ritornare al governo. Ma anche il modo per ritornare sul ring. Tanto che non e’ ancora del tutto esclusa la possibilita’ che sia lui – qualora la Corte di Strasburgo gli dovesse ridare l’agibilità politica – a scendere in campo per chiudere la carriera nella sua città natale. «Stop a queste polemiche inutili, non c’è nessuna sconfessione di linea, ma la strategia la decido io», ha chiarito con i suoi. L’ex premier mira a ricompattare il centrodestra, magari riportando a casa l’Ncd di Angelino Alfano, servendosi di un asse con Roberto Maroni che, questa la tesi illustrata ai fedelissimi, è in rotta con il leader della Lega e non vedrebbe di buon occhio un uomo di Salvini a palazzo Marino. I vertici di FI in Lombardia – Maria Stella Gelmini in primis – spingono in questa direzione, tentando di indebolire Salvini, reo di aver rotto i legami con la Chiesa e di portare avanti una battaglia tutta personale, inviso – ritiene il Cavaliere – «all’80% dei dirigenti leghisti».

Ma Brunetta, Toti e altri temono l’esatto contrario: ovvero che Berlusconi alla fine ceda lo scettro a Matteo, che si ripetano le scene andate in onda nei passati esecutivi, quando da Arcore Calderoli, Tremonti e Bossi uscivano sempre con la vittoria in tasca su ogni braccio di ferro. «Silvio non ha capito, le primarie sono un modo per tenere a bada la Lega», si e’ sfogato Toti con chi lo ha chiamato. Il Cavaliere però non vuole mollare su nulla e restare sul tavolo a trattare, anche con Renzi sulle riforme. Ma al suo ritorno a Roma si ritroverà con un partito spaccato e con molti senatori
pronti a voltargli le spalle. Intanto a causa del progetto l’“Altra Italia”. L’incubo di avere la certezza di non essere ricandidati sta portando un gruppo di esponenti di FI a palazzo Madama ad accettare le avances di Renzi, soprattutto se il premier dovesse mettere sul piatto della bilancio poltrone di governo o incarichi prestigiosi.
Ieri Berlusconi ha cercato di rassicurare i suoi, spiegando che un qualche tipo di consultazione della base può anche essere prevista, ma non lo strumento adottato dal Pd. Toti così ha corretto il tiro: «Le primarie non come esercizio ginnico ma come strumento “di appello o di cassazione” ove le forze politiche non trovino un accordo prima».

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 25/08/2015 8:01

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *