Le Femen irrompono a un convegno islamico sulla condizione femminile e vengono malmenate

Francesco Borgonovo – Laura Boldrini e le Femen condividono l’innata capacità di risultare simpatiche come una badilata sulle gengive. Data l’affinità, dunque, può darsi che la presidente della Camera e le attiviste con le tette al vento possano insegnarsi qualcosa a vicenda.Ieri Madama Laura era ospite a UnoMattina, e ha impartito la consueta lezione sull’accoglienza: «Bisogna investire nella integrazione dei rifugiati, è ciò che ci rimproverano i nostri partner europei. Siamo generosi nel salvataggio in mare, ma carenti nella parte che riguarda l’integrazione», ha detto. Secondo la Boldrini, dopo avere raccolto gli immigrati dai barconi – meritevoli o meno d’accoglienza che siano – dovremmo «accompagnarli» nell’integrazione. Se lo facessimo, sostiene, «ne trarremmo giovamento.

Lasciarli al loro destino invece significa disperdere questi talenti». Sarebbe troppo semplice, e in fondo ingiusto, risponderle che l’Italia, lino ad oggi, si è dimostrata bravissima nel valorizzare i talenti. Ad esempio quello omicida di Mamadou Kamara, l’ivoriano che ha trucidato i coniugi Solano.No, le affermazione della Signora Presidentessa meritano un ragionamento un poco più approfondito. Una riflessione che comincia da ciò che è accaduto sabato a Pontoise, alla periferia di Parigi, dove si è svolto il primo «Salone musulmano» dedicato alla condizione femminile. Tema a cui i fedeli di Allah sono attentissimi: infatti a discuterne c’erano quasi esclusivamente uomini, per lo più imam radicali. Nel programma di domenica, per dire, l’unica donna era Chou- micha: una cuoca. Dopo tutto, secondo gli autorevoli relatori del Salone, il compito della femmina è chiaro: starsene in casa, cucinare e soddisfare il marito quando egli lo desidere.

Nader Abou Anas, uno degli ospiti, si può vedere su Youtube mentre spiega che – se la donna rifiuta di adempiere ai doveri coniugali – verrà maledetta dagli angeli per tutta la
notte. Mamica si può levare la parola agli imam, no? In democrazia sono liberi di parlare, e di invitarele donne a coprirsi il capo pena la dannazione eterna (o peggio).
Al Salone musulmano, tuttavia, oltre alla teoria è andata in scena la pratica. Sabato sera, mentre Nader Abou Anas concionava, hanno fatto irruzione sul palco due Femen (una tunisina, l’altra algerina). Sotto il seno scoperto avevano due scritte: «Sono la profeta di me stessa» e «Nessuno può sottomettermi». Per quanto sgradevoli e volgari, non si può negare che questa volta le fanciulle abbiano centrato il bersaglio.

Di solito i loro interventi non scandalizzano nessuno, anzi risultano ridicoli. A denudarsi in Vaticano per i diritti dei gay, infatti, non si rischia niente. Così come a berciare contro Berlusconi in difesa diuna presunta dignità femminile. Più difficile e pericoloso è affondare il coltello nella piaga islamica. Se c’è un posto in cui vale la pena far chiasso per i diritti delle donne, si tratta senz’altro del Salone musulmano in cui si propagandano la segregazione e la sottimis- sione. Insomma, bisogna riconoscere alle Femen di avere avuto, per una volta, il coraggio di sfidare la vera intolleranza.
Come facciamo a definirla «vera»? Semplice: giudichiamo in base alla reazione dei musulmani. Le due attiviste salite sul palco, infatti, sono state picchiate e prese a calci, dalla security e dal pubblico. Se non fosse intervenuta la polizia, le avrebbero linciate.

Direte: che c’entra la Boldrini con tutto questo? C’entra eccome. Per ogni Femen malmenata in favore di telecamera, ci sono centinaia di donne che subiscono violenza in casa, nei quartieri di Londra e di Parigi dove vige la shari’a. Questa è la realtà dell’integrazione nell’Europa odierna. Gli immigrati che la nostra Laura ha fretta di accogliere, infatti, non rinunciano alla loro identità. Creano piuttosto comunità chiuse, che rivendicano con forza la propria appartenenza etnica e culturale. Non solo: proprio perché immerse nel calderone multiculturale, le comunità col passare delle generazioni si fanno sempre più radicali. «Integrare», quindi, non significa convivere in pace e armonia, ma farsi carico di migliaia di persone con valori che confliggono con i nostri. Nella (molto ottimistica) previsione del Pew Research Center, nel 2030 il 10% della popolazione europea sarà di religione islamica. E la considerazione che i musulmani europei hanno della donna l’abbiamo vista a Parigi. Se oggi l’accogliente Boldrini presiede la Camera dei deputati, può darsi che in futuro le donne posano al massimo presiedere la camera da letto, cioè il luogo in cui dovranno soddisfare i mariti. Ovviamente dopo aver pulito e cucinato.

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Scritto da Magazine Donna il 15/09/2015 5:44

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