L’email di Hacking Team: “Salvati da Palazzo Chigi”

Nei documenti di Hacking Team c’è di tutto. Le email aziendali pubblicate da Wikileaks (oltre un milione) raccontano in profondità gli affari della società milanese che produce micidiali software per lo spionaggio informatico. Hacking Team ha venduto i suoi servizi a chiunque: istituzioni pubbliche e private, polizia ed intelligence, in Italia, Europa, Stati Uniti e in una serie di Stati canaglia in tutto il mondo. Una storia che coinvolge da vicino anche Palazzo Chigi e il governo Renzi, come vedremo più avanti.

I clienti italiani e gli Stati canaglia

“In Italia lo usano tutti, ma proprio tutti”. Così scrive in una delle mail private David Vincenzetti, numero uno e cofondatore di Ht. Sta parlando del suo gioiellino: il software Rcs (Remote Control System, compare anche con il nome di “Galileo” e di “Da Vinci”). È un programma che permette di controllare da remoto (ovvero dall’esterno) qualunque tipo di computer, registrando ogni sua attività. Tra i clienti italiani di Ht ci sono Polizia postale, Ros, Guardia di Finanza, Co-pasir, Aise. Scrive Vincenzetti: “Tramite Rcs hanno risolto casi spettacolari, cose da prima pagina per giorni interi su tutti i giornali (cita anche l’inchiesta sulla P4 e Bi-signani, ndr)”. Ma l’attività principale di Ht è all’estero, dove l’azienda ha venduto il suo software spia senza guardare in faccia nessuno: tra i clienti – come confermano i carteggi resi pubblici da Wikileaks – ci sono Sudan, Etiopia, Marocco, Nigeria, Kazakistan, Uzbekistan, Bahrain, Bangladesh, Oman, Libano, Egitto, Russia, Messico, Cile, Svizzera. Senza distinzione tra stati democratici e regimi autoritari, dove il rispetto dei diritti umani non è contemplato.

Il rischio fallimento e la pressione sui potenti

Sei mesi fa – a giudicare dalle frenetiche comunicazioni aziendali – Hacking Team ha rischiato seriamente di chiudere bottega per “colpa” del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), che aveva deciso di avvalersi della cosiddetta opzione di “cat ch all”: una clausola in base alla quale l’autorità può sottoporre le esportazioni a un controllo preventivo. I prodotti a cui si può applicare questa norma sono quelli a “duplice uso”: cioè – semplificando – quelli che possono essere utilizzati sia per “fare bene” che per “fare male”, come le armi. Una decisione che ha scatenato il panico in Ht, mettendo a rischio una serie di consegne internazionali senza le quali l’azienda sarebbe potuta fallire. Vin-cenzetti smuove tutte le sue conoscenze per risolvere il problema. Siamo a novembre 2014. L’11 il capo di Ht scrive ai suoi collaboratori: “Stiamo facendo la massima pressione possibile. Nell’ambito di questa attività ho interloquito (…) con Aisi, Cc/Ros, Polizia e Aise. Attendo un riscontro concreto dalla Guardia di Finanza”. Nei giorni successivi racconta di aver contattato persone “vicine ai vertici assoluti del Governo”. Per Hacking Team si muove anche Dario Faggioni, titolare dell’agenzia di consulenza in comunicazione DF&A, che scrive di aver “chiesto un incontro a Lele Tiscar a Palazzo Chigi”. Tiscar è un toscano del “Giglio magico”, che Renzi ha nominato vicesegretario generale della presidenza del Consiglio (ed è stato anche dirigente di Finlombarda, tra gli azionisti di Ht).

La vittoria di Ht e la fattura da 24.000 euro

Un altro dei collaboratori del premier contattati per perorare la causa di Hacking Team – da quanto si legge nelle mail aziendali – è Paolo Barberis, descritto come il “consulente personale al digitale” di Renzi.

In un modo o nell’altro gli sforzi “diplomatici” di Ht portano risultati straordinari. Il 27 novembre 2014 il Mise scrive all’azienda milanese annunciando di aver sospeso il blocco sull’esportazione dei suoi prodotti. Nessun controllo sul software venduto all’estero, né sui suoi clienti o sull’utilizzo che ne potrebbero fare. La “m anina” che ha salvato Ht non è nota. Vincenzetti, entusiasta, scrive ai suoi: “Abbiamo coinvolto e sensibilizzato talmente tante parti, assolutamente eterogenee tra loro, che non sappiamo con esattezza da dove sono arrivate le pressioni maggiori al Mise. Ma su una posso giurarci: la presidenza del Consiglio”. Niente male. La stessa presidenza del Consiglio che il 18 giugno 2015 ha emesso una fattura da 24 mila euro in favore di Ht, per l’acquisto di servizi di “sicurezza offensiva”.

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Scritto da Magazine Donna il 11/07/2015 6:32

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