L’Europa salva la Gracia con altri 86 miliardi

Dopo settimane tensione, un referendum e 17 ore di trattative che hanno fatto tremare l’Europa, il vertice dell’Eurozona ha deciso: perché la Banca Centrale Europea riprenda a finanziare le banche elleniche, il premier greco Alexis Tsi-pras dovrà approvare in pochi giorni le riforme che la Grecia non ha fatto in cinque anni. Se (e solo se) ci riuscirà, Draghi&Co. concederanno alle banche – chiuse da oltre due settimane – il denaro per riaprire i battenti. E pian piano dall’Europa e dal Fondo monetario possono arrivare fino a 86 miliardi. Meno male, perché nei bancomat dell’Ellade, ormai, quasi non c’era più un euro. I miliardi prelevati da cittadini allarmati nelle ultime settimane hanno prosciugato le scorte di contante di ogni filiale da Atene a Mykonos. E c’è di peggio: a secco di contante non sono solo le banche commerciali, ma la stessa Banca Centrale Greca – l’equivalente della Banca d’Italia. Metteteci che nei negozi di Atene, ormai, quasi nessun commerciante si fida più a prendere carte di credito, e capirete che la sete di cartamoneta si fa sempre più accesa.

Quando (e se) verrà dato l’ordine di rifinanziamento della Bce, quindi, la Grecia potrà tirare il fiato. Ma se le scorte di biglietti da venti o cinquanta euro sono finite perfino nella sede centrale di Atene, come faranno i soldi a ricomparire nei bancomat, perfino quelli della più remota isoletta delle Cicladi? Lo abbiamo chiesto a Letizia Radoni, responsabile del Dipartimento di circolazione monetaria della Banca d’Italia.

QUANTI EURO PRODURRE?

«Per capire come sono rifornite le banche centrali nazionali, e dunque anche quella greca, bisogna prima spiegare quali sono i passi principali della produzione e della circolazione della moneta unica europea», risponde Radoni.

Il ciclo dell’euro funziona così: «La Bce valuta quale sarà il fabbisogno di banconote da produrre per far fronte alla domanda del mercato europeo per il biennio successivo. Sulla base di questa stima, la Bce indica alle Banche centrali dei 19 Stati dell’Unione monetaria quante banconote devono essere prodotte, tenendo conto anche di quante ne verranno ritirate dal mercato perché usurate e non più idonee a circolare».

Non tutti i Paesi producono tutti i tagli, spiega l’esperta, per cui si avvia anche un sistema di scambio: la Banca d’Italia, per dire, può produrre biglietti da 20 euro anche per il mercato francese, e quella tedesca può fornire ad altri Stati quelli da 50. Alla fine, comunque, la produzione totale di euro dev’essere pari all’importo indicato dalla Bce.

CHI STAMPA MONETE E BANCONOTE?

Le banconote in circolazione vengono stampate sotto la responsabilità delle Banche Centrali nazionali, in alcuni Paesi direttamente dalle stamperie pubbliche (è il caso di Italia, Francia, Spagna, Austria, Grecia, Portogallo e Irlanda: la stamperia della Banca d’Italia è a Roma, in via Tuscolana), in altri (i restanti Paesi dell’area, compresa la Germania) da stampatori privati autorizzati. La nazione che ha la responsabilità della stampa è indicata dalla prima lettera che compone il numero di serie (la S, ad esempio, indica l’Italia).

«Il sistema industriale di stampa è in continuo aggiornamento», spiega Radoni. «La cartamoneta, infatti, dev’essere assolutamente a prova di contraffazione. Perché sia così, i sistemi di stampa vengono periodicamente rinnovati con le tecnologie più sofisticate: questo è il motivo per cui la prima serie delle banconote, emessa nel 2002, è progressivamente in corso di sostituzione».

COME RIFORNIRE TUTTO IL PAESE?

«Se la Bce desse ordine di ricostituire la liquidità delle banche greche, il fabbisogno nazionale di banconote verrebbe coperto in due diversi modi», spiega Radoni. «In parte, su indicazione della Bce, la stamperia della Banca centrale greca potrà emettere nuovi euro. Per il fabbisogno rimanente, saranno invece le banche centrali degli altri Paesi europei a rifornire quella greca di contante».

Già, ma fisicamente come arriveranno i soldi nel bancomat di Santorini?

«Il movimento fisico della valuta segue regole di sicurezza strettissime, sia per quanto riguarda i mezzi di trasporto che l’apparato di vigilanza al seguito del convoglio», chiarisce Radoni.

«Una volta raggiunta la Banca centrale greca, i soldi verranno inviati alle diverse filiali della Banca nazionale presenti sul territorio greco: nel nostro Paese, per esempio, le filiali della Banca d’Italia che operano con il contante sono 32, da Aosta a Trapani. E di lì, verranno consegnate fisicamente, entro pochi giorni, alle filiali delle banche commerciali, per riempire i bancomat».

UN TRASPORTO DA SPY STORY

Il trasporto è roba da film: ogni veicolo portavalori, che a seconda dei casi può essere blindato e condotto da personale armato, è caricato con un certo numero di cassette di sicurezza mobili delle dimensioni di un trolley. Ogni cassetta è dotata di sistema Ibns (Intelligent banknotes neutralization system) per la neutralizzazione delle banconote: se il convoglio viene attaccato e si tenta di scassinare le cassette, l’Ibns macchia le banconote con inchiostro indelebile, rendendole inutilizzabili. La società stampatrice privata Oberthur, per esempio, utilizza le cassette RS12: oltre al sistema Ibns sono dotate di posizionato-re Gps, collegamento elettronico con la centrale e meccanismo che non consente l’apertura se non si è in possesso di tre diversi codici criptati.

L’altro requisito fondamentale del trasporto, ovviamente, è la segretezza di percorsi e orari: le consegne di contante vengono comunicate all’ultimo minuto, spesso seguono percorsi alternativi. E l’approdo al bancomat sull’isoletta dell’Egeo? La dimensione delle cassette (le RS12 sono 64cm x39x40) e la loro capienza (12 mila banconote) fa sì che possano essere trasportate ovunque, certamente anche a bordo di un traghetto. Fonte: Settimanale Oggi di Fiamma Tinelli

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Scritto da Magazine Donna il 15/07/2015 9:43

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