L’islamico ben integrato che fa strage di marines

Era diventato sempre più un devoto frequentatore della moschea locale. Si era fatto crescere la barba negli ultimi tre mesi. E il lunedì prima dell’attacco che ha ucciso quattro marines al centro di reclutamento di Chattanooga (Tennessee), Mohammad Youssef Abdulazeez, 24 anni, aveva messo su Internet un messaggio criptico, che oggi suona insieme minaccia e confessione: «La vita è breve a amara. Sottomettiti ad Allah. La vita è concepita per separare gli abitanti del paradiso dagli abitanti dell’Inferno^ e noi chiediamo ad Allah di darci una completa comprensione del messaggio dell’islam, e la forza di vivere della sua conoscenza, e di sapere quale ruolo dobbiamo giocare per instaurare l’islam». Mohammad l’ha scoperto il suo ruolo di soldato di Maometto. Nella tarda mattinata di ieri è salito sulla sua Ford Mustang grigio argento a Hickson, dove abitava con la famiglia, con un arsenale di fucili a ripetizione a bordo. È andato al centro di reclutamento sulla Old Lee Highway e ha sparato dal finestrino dell’auto un colpo contro le vetrine. E poi, alcuni secondi dopo, tanti altri, una cinquantina. In questa prima incursione ha ferito un solo marine, a una gamba. Non pago, sempre in auto, si è diretto al Navy Operational Support Center e al Marine Corps Center, a 10 km di distanza. E lì, con una raffica terribile, ha ammazzato quattro marines disarmati e ferito un marinaio e un agente. Braccato dalla polizia, ha perso la vita pochi minuti dopo in una vicina boscaglia, non si sa ancora se suicida o abbattuto.

La prima dichiarazione del ministro della Difesa Ashton Carter aveva definito l’episodio un «atto di violenza senza senso», ma qualche ora dopo il procuratore Bill Killian ha detto che gli attacchi sono «atti di terrorismo domestico», anche se l’agente speciale del-l’Fbi sul posto, Ed Reinhold, ha insistito che le autorità stanno ancora esaminando le motivazioni. Il portavoce di Obama si è rifiutato di dare dettagli ai giornalisti durante la rituale conferenza di mezzogiorno.

Il profilo del killer che sta emergendo ora dopo ora scavando su di lui e sulla sua famiglia non lascia dubbi, anche se non c’è ancora la pistola fumante che è emersa in casi simili di follia estremista. Abdulazeez ha fatto la guerra senza dichiararla. Nel 2014, comunque, ha trascorso ben sette mesi in Giordania, ha fatto un viaggio in Yemen, e i servizi segreti stanno ricostruendo i suoi spostamenti per capire se abbia avuto contatti con gruppi di militanti in Medioriente. Se il killer non era sotto inchiesta, l’Fbi ha detto che suo padre lo era stato tempo fa, quando aveva dato denaro a una organizzazione che poteva avere legami con i terroristi. E ieri, poche ore dopo l’attacco, gli agenti sono andati a casa del giovane per un sopralluogo e hanno portato via diverse donne in manette.

Nato in Kuweit da genitori giordani, Abdulazeez nel 1996 era arrivato in America con loro e due sorelle. Con la doppia cittadinanza giordana e americana, ha frequentato il liceo locale e si è laureato all’Università del Tennessee in ingegneria elettronica, lavorando per un certo periodo alla Tennessee Valley Authority, l’azienda pubblica che gestisce gli impianti elettrici e le dighe degli Stati del Sud. Durante gli anni scolastici, Abdulazeez aveva frequentato la Islamic Society della Grande Chattanooga, e aveva avuto qualche scontro con l’allenatore di wrestling per il digiuno cui si sottoponeva per la sua fede, che metteva a rischio i requisiti di peso per partecipare alle gare. Praticava le arti marziali e sospendeva sempre alle sei di sera gli allenamenti per pregare. Sul «Libro dell’Anno» del liceo, che raccoglie le fotografie e qualche pensiero da ogni studente, Muhammad aveva scritto una battuta di tenore terroristico a corredo della propria immagine: «Il mio nome causa allarme nella sicurezza nazionale. E il vostro?».

L’America, intanto, piange i quattro marines, i cui nomi sono stati resi pubblici dopo la comunicazione alle famiglie. Il sergente Thomas Sullivan, 40 anni, di Springfield (Massachusetts), era un eroe di guerra: reduce di due periodi in Iraq, dove era sopravvissuto alla battaglia di Abu Ghraib del2005, era stato premiato con la Purple Heart (Cuore Viola) e con la Medaglia di Azione in Combattimento. Gli altri tre sono il caporale Skip Wells, il sergente Carson Holmquist e il sergente David Wyatt.

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Scritto da Magazine Donna il 18/07/2015 6:37

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