Lo yoga entra ufficialmente anche nella lingua italiana

Ormai lo yoga non è più soltanto un fenomeno di costume, ma una realtà solida e concreta anche nel panorama italiano. Se ne è accorta anche l’Accademia della Crusca, che nei giorni scorsi ha ufficialmente inserito il termine nel lessico italiano, specificando anche il nome da utilizzare per chi pratica questa antica disciplina orientale.

Secondo il Financial Times, è la disciplina più praticata nelle città di tutto il mondo, in grado di coinvolgere uomini d’affari, manager stressati e soprattutto gente comune nella ricerca della serenità. E anche l’Italia fa parte di questa grande comunità che segue le pratiche ascetiche e meditative per potenziare lo spirito originarie dell’antica India, con quasi due milioni di persone interessate allo yoga: un dato in crescente crescita negli ultimi anni, visto che solo nel 2011 si contavano solo 1,1 milioni di praticanti. Non più soltanto fenomeno di costume, dunque, ma una realtà concreta di cui si è accorta ormai anche l’Accademia della Crusca.

Lo yoga entra nel vocabolario italiano. È di qualche giorno fa, infatti, la pubblicazione di una lunga nota sul sito ufficiale dello storico istituto nazionale che ha l’obiettivo di studiare e salvaguardare la lingua italiana, che chiarisce una serie di dubbi dei lettori e, soprattutto, certifica l’ingresso nel nostro dizionario di una nuova serie di termini, che hanno attinenza proprio con la pratica orientale. Infatti, l’Accademia della Crusca ha stabilito innanzitutto che il nome yoga può esser scritto anche con la iniziale minuscola, così come si fa in genere per altre attività come “corsa” e “nuoto”. Più interessante, poi, la discussione sul modo di definire chi pratica yoga: in questo caso, l’Istituto accetta come sostantivi “yogi” al maschile e “yogini” al femminile, direttamente derivanti dall’originale sanscrito, ma è possibile anche la variante con la “h”, tipica degli adattamenti ortografici di un prestito da una lingua straniera (e, quindi, si può scrivere anche yoghi e yoghini).

Il business dello yoga. Questa lezione di linguistica conferma quanto dicevamo in apertura sulla crescente importanza di questa disciplina orientale; a ulteriore supporto, basti vedere i numeri (anche economici) dello yoga nel mondo. È ancora il prestigioso Financial Times a informarci come l’ultima stima di questo mercato parlava di un valore di circa dieci miliardi di dollari, mentre in Italia il giro d’affari è almeno superiore ai 200 milioni di euro.

Dal punto di vista dei praticanti, invece, secondo una recente di Yoga Alliance nei soli Stati Uniti si contano 36,7 milioni di yogi e yogini, mentre nel 2012 erano 20,4 milioni, mentre invece, come detto, in Italia si sta ormai per infrangere la soglia dei 2 milioni di persone, tra scuole e pratiche casalinghe. Interessante inoltre notare come ci sia una quota sempre crescente di uomini interessati a questa disciplina, un tempo considerata prettamente femminile: oggi, invece, la proporzione è più attenuata, e gli yogi sono più del 30 per cento del totale.

Quando si pratica lo yoga? Non è dunque difficile trovare il tempo per fare yoga, anzi: secondo le ultime tendenze, sale anche il numero di persone che decide di dedicare allo spirito la propria pausa pranzo, per un tempo di 30 o 45 minuti, per rimettersi in serenità e affrontare con rinnovato vigore la rimanente parte della giornata. Per aiutare l’attività, specialmente per chi decide di trovare da sé la propria strada, arriva il portale di Shankara.it, uno dei pionieri delle arti orientali nel nostro Paese, che propone una vasta selezione di prodotti dedicati proprio allo yoga e alla meditazione guidata, come ad esempio il disco con le pratiche di Sri Sri Ravi Shankar, che accompagnerà gli esercizi, le posizioni e la ricerca del benessere.

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Scritto da Magazine Donna il 13/10/2016 13:34

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