L’ultima speranza di Tsipras: 12 miliardi per salvare Atene

Il fronte più caldo potrebbe aprirsi da oggi all’interno del governo, dove Syriza rischia di implodere, ma la prima mossa è fatta. I numeri precisi emergono a tarda notte, ma la sostanza è che Atene invia a Bruxelles un impegnativo – almeno stando ai numeri – piano di riforme per ottenere il prestito ponte da 7 miliardi e la possibilità di negoziarne uno triennale da circa 50 con il fondo salva stati Esm. Il piano dovrebbe essere votato oggi dal parlamento greco, per dare ai negoziatori ellenici il mandato di trattare con i creditori.

Il pacchetto vale circa 12 miliardi di euro in due anni, tra tagli alla spesa pubblica e nuove entrate fiscali, secondo il quotidiano greco Kathi-merini. Una cifra più alta del piano (da 8 miliardi) a cui Atene aveva lavorato in precedenza: nel frattempo – è la spiegazione dei funzionari greci – con lo stallo dei negoziati la recessione si è aggravata. Per quest’anno, il governo si aspetta un tonfo del 3% del Pil, invece del +0,5% stimato da Bruxelles prima che la situazione precipitasse: mesi di incertezza e quasi due settimane di misure per il controllo dei capitali hanno fatto il resto.

ATENE si impegna su due fronti: sul fisco, alzando dal 26% al 28 le imposte sulle società, più alcuni aumenti dell’Iva su beni di lusso, prodotti alimentari, servizi sanitari del settore privato e sugli hotel. Le isole greche dovrebbero invece continuare a godere delle agevolazioni fiscali che i creditori volevano cancellare. Una mossa che avrebbe portato all’immediata fuoruscita dal governo del partito dei Greci indipendenti (A-nel), guidati dal ministro della Difesa Panos Kammenos. Sulle pensioni, invece, Atene propone di scoraggiare il pensionamento anticipato con sanzioni più severe. In cambio insisterà sul rinvio della “clausola di deficit zero (cioè senza gravare sul bilancio, ndr)” per le pensioni integrative e avrebbe intenzione di applicare la legge Lover dos-Koutroumanis, che fornisce una assegno di base per chi ne ha maturato il diritto dal gennaio 2015. Seguono poi i vaghi impegni sui suggerimenti dell’Ocse: liberalizzazione delle professioni, riduzione degli oligopoli e lotta alla corruzione, soprattutto negli appalti pubblici.

TUTTO per ottenere almeno l’impegno ad aprire il capitolo debito. Ieri, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha aperto all’ipotesi di ristrutturazione, su cui premono Fmi e Usa: “La proposta realistica greca dovrà trovare una sponda altrettanto realistica sulla sostenibilità del debito da parte dei creditori. Solo così avremo una soluzione vantaggiosa per tutti”. Angela Merkel ha parlato di un “ragionevole” alleggerimento, escludendo qualsiasi ipotesi di un taglio nominale dei crediti, come fatto nel 2012. “Il Fmi ha ragione, ma questo violerebbe i trattati europei”, ha sentenziato invece il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. Un dilemma che il falco tedesco ha liquidato con una battuta glaciale: “Ho chiamato il mio collega americano Jack Lew e gli ho detto: ‘siamo disposti a prendere Puerto Rico (che ha fatto sapere che non ripaghera il suo debito, ndr) nell’euro, se voi vi prendete la Grecia nel dollaro’”.

Oltre ai malumori tedeschi, Tsipras dovrà però affrontare anche quelli interni. Ieri in piazza Syntagma è tornato a manifestare il variegato fronte del Sì al referendum. Molte bandiere ma solo qualche centinaia di persone. Negli ultimi giorni si sono fatte più insistenti le voci di una frattura insanabile all’interno di Syri-za. Panagiotos Lafazanis, ministro dell’Energia, e numero due del partito ha definito “criminale” le mosse di Mario Draghi (la Bce ha congelato fino a lunedì la liquidità di emergenza alle banche greche): “Non accetteremo altre misure di austerità”. Lafazanis ha dalla sua un terzo dei deputati di Syriza. A complicare la partita c’è anche la posizione ballerina del partito di Anel, che, secondo fonti parlamentari potrebbe lasciare l’esecutivo.

NEL CASO, Kammenos verrebbe sostituito da Stauros Theodorakis e dal suo To Potami. “Siamo pronti a dare stabilità al governo, anche con un appoggio esterno”, spiega al Fatto Antigoni Lyberaki, capogruppo al Parlamento. Per sperare che l’Eurogruppo di sabato approvi il piano, il governo deve farlo approvare dal parlamento e arrivare compatto al vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Ue domenica. E Tsipras lavora per avere una maggioranza, anche se potrebbe essere diversa dall’attuale.

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Scritto da Magazine Donna il 10/07/2015 5:27

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