Mafia Capitale non finisce più Roma, si dimette il vicesindaco

Cade l’ennesima pedina sullo scacchiere del Campidoglio. Stavolta è il numero due di Ignazio Marino: ieri sera il vicesindaco Luigi Nieri, di Sel, ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili.

MARINO l’aveva difeso a oltranza, finché è stato possibile. Ieri si è limitato a dire: “Attacchi difficili da sopportare”. A Nieri sono infine state fatali le carte, che hanno collegato il suo nome a quello di Salvatore Buzzi, dominus della cooperativa 29 giugno, uno dei vertici criminali di Roma secondo l’inchiesta Mafia Capitale. Nella relazione della commissione d’accesso presentata al prefetto Gabrielli, che cita intercettazioni e atti dell’indagine, Nieri (non indagato) è definito nella “disponibilità” di Buzzi. A queste condizioni, il vice di Marino non poteva più andare avanti. Ieri si è difeso così: “Il tritacarne media-tico vomita ogni giorno articoli, riportando intercettazioni riciclate da oltre sei mesi: si cercano di far passare per nuove cose vecchie di totale irrilevanza penale e giudiziaria. Tutto per tentare di destabilizzare l’amministrazione Marino”. Anche Nieri toglie il “disturbo” quindi. Cinque giorni fa, a causa delle indiscrezioni sul contenuto della relazione di Gabrielli, si era dimesso anche Mattia Stella, uno dei collaboratori più stretti del sindaco, responsabile dell’attuazione del programma. Nemmeno lui è indagato, ma è stato indotto alle dimissioni perché tirato in ballo nelle carte per rapporti con Buzzi.

HA RAGIONE Nieri, quando sostiene che l’intercettazione di Buzzi che lo riguarda (avrebbe chiesto assunzioni in cambio di appalti) fosse uscita da tempo. Ma proprio per questo motivo ieri non erano in molti, nei corridoi del Campidoglio, ad essere sorpresi delle sue dimissioni: era opinione piuttosto diffusa che prima o poi sarebbero dovute arrivare. Per Marino, comunque, è un’ennesima grana. L’alleato Sel non vuole certo rinunciare al suo posto di primo piano in giunta. Massimiliano Smeriglio, responsabile del partito a Roma e vicepresidente della Regione Lazio, non nasconde una certa inquietudine: “Noi insistiamo perché Nieri resti al suo posto. Proveremo a convincerlo: è una campagna inventata dal Messaggero di Caltagirone: dentro la relazione di Gabrielli non c’è nulla”. Le dimissioni di Nieri però sono state definite “irrevocabili”. “Il problema allora diventa di Marino -continua Smeriglio -vediamo che tipo di scelta farà e decideremo se e come restare dentro quest’avventura”. Il messaggio è chiaro: per continuare ad appoggiare il sindaco Sel vuole una “ricompensa” per il sacrificio di Nieri. Marino allo stesso tempo deve gestire le pressioni del Partito democratico: da giorni si evoca l’ipotesi di una “S up er gi un ta” da varare attraverso un rimpasto massiccio. Matteo Orfini avrebbe già fatto al sindaco alcuni nomi pesanti graditi al partito, vicesindaco compreso. Una partita delicatissima per il chirurgo. Il sinda-co-marziano avrebbe, invece, un asso nella manica, il suo nome forte, che alla fine dovrebbe metter tutti d’accordo: il magistrato Alfonso Sabella, assessore alla legalità, impegnato nella “pulizia” della cloaca di Ostia. A lui sarebbe difficile opporsi nei partiti e anche a Palazzo Chigi.

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Scritto da Magazine Donna il 15/07/2015 5:33

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