Mafia, colpo allo storico clan Laudani con 109 arresti

Le indagini sono coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia etnea e hanno coinvolto oltre 500 militari. Le tre figure femminili rientrano proprio tra le 109 persone tratte in arresto.

“Lo Stato ha inferto un altro durissimo colpo ai sistemi criminali – ha dichiarato il ministro – smantellando una delle cosche più pericolose e attive di Catania ed eseguendo provvedimenti restrittivi in Italia e all’estero per 109 persone, legate a vario titolo al clan Laudani“.

Affari e attentati dello spietato clan – Tra tradizionali affari delclan Laudani le estorsioni, praticate “in modo capillare e soffocante” ai danni di imprese e attività commerciali del territorio.

Maxi operazione antimafia dei Carabinieri di Catania denominata “Vicerè“. Arresti contro i capi del clan dei Laudani anche a Piedimonte dove è finito in manette Paolo Di Mauro, detto il professore, e a Giarre dove sono stati arrestati Leonardo Patanè, Salvatore Nicotra, Rosario Muscolino e Giovanni Muscolino.

Il clan dei Laudani è tristemente noto per essere stato il braccio armato dei Santapaolo e per essere stato protagonista di alcuni gesti clamorosi che hanno segnato la presenza della mafia negli anni ’90: tra questi un attentato alla caserma dei carabinieri di Gravina, l’omicidio di Luigi Bodenza, ispettore di polizia, e quello dell’avvocato Serafino Famà.

Nessun decisivo contributo alle indagini è emerso dalle dichiarazioni delle vittime che, a riprova del profondo stato di assoggettamento, o hanno negato di essere sottoposte al pagamento del “pizzo” o si sono limitate ad ammettere il solo fatto storico dell’estorsione, non fornendo alcun elemento utile per l’identificazione dei responsabili. Indagati per favoreggiamento anche imprenditori che non hanno denunciato il pizzo, due avvocati per concorso esterno, ed un membro delle forze dell’ordine per rivelazione d’atti d’ufficio. Quattro anni di indagini che ancora non sono giunte al termine e che ha avuto la sua svolta grazie al pentimento del primo ed unico membro della famiglia, GiuseppeLaudani, nipote del patriarca della famiglia Sebastiano, classe 1929, che nonostante l’età e la reclusione continuava dal carcere a dirigere i traffici del suo clan criminale.

Le direttive venivano impartite dai vertici della ‘famiglia’, mentre le donne si occupavano della gestione della ‘cassa comune’ e del sostentamento economico delle famiglie degli affiliati detenuti.

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Scritto da Magazine Donna il 11/02/2016 6:41

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