Manfredi contro Crocetta: “Lucia come mio padre”

Nell’aula magna Falcone-Borsellino blindata da un servizio di sicurezza imponente a protezione del capo dello Stato seduto in prima fila, la voce di Manfredi è rotta dalla commozione: “Non sarò io a commemorare mio padre, per me è sempre vivo”. E subito dopo arriva la bordata contro Crocetta: “Intervengo per Lucia, la sua lettera di dimissioni ha prodotto il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali. Ma quella lettera dice tutto e andrebbe riletta mille volte”. Manfredi Borsellino interviene a sorpresa a nome di tutta la famiglia rivolgendosi al capo dello Stato: “Sono qui per lei, presidente Mattarella, non era previsto che parlassi, lei è sempre stato un punto di riferimento per la mia famiglia, ricordo due telefonate fatte dallo studio alle quali ho assistito in cui mio padre si rivolgeva a lei con la deferenza, il garbo, la delicatezza che deriva dalla stima sconfinata che nutriva nei suoi confronti per come ha vissuto il dolore che anni dopo avremmo vissuto noi”.

PER LA PRIMA VOLTA in 23 anni il figlio di Paolo Borsellino, oggi commissario di polizia, rompe il silenzio della riservatezza di tutta la famiglia, difendendo le dimissioni di sua sorella Lucia da assessore con parole sferzanti contro la gestione Crocetta della Sanità siciliana: “Lucia ha portato la croce sino al 30 giugno perché voleva una sanità libera e felice, consapevole di ciò che noti professionisti e manager pensavano e avrebbero detto di lei: non sarà l’autenticità di una singola intercettazione ad impedire che si sappiano le offese e lo scenario drammatico in cui è stata costretta ad operare in un luogo dove si annidano mafia e malaffare”. Si ferma commosso, poi riprende dribblando i singhiozzi, ma i concetti sono chiari e davanti agli occhi attenti di Sergio Matta-rella, che alla fine lo stringe in un lungo abbraccio, il suo intervento si trasforma in un pesante atto di accusa contro l’antimafia di cartapesta di Crocetta alla Sanità, fatta di uomini che “da un anno le hanno creato un clima di ostilità” in un assessorato trasformato in un “centro di interessi e di malaffare” costringendola a vivere “un calvario simile a quello di suo padre nella stessa terra che ha poi elevato lui a eroe”. Parole pesanti del figlio della vittima più emblematica delle relazioni tra Stato e mafia, parole di un commissario di polizia che il ministro Alfano ha ascoltato attentamente affermando che “solo ragioni di prudenza istituzionale mi trattengono dal pronunciare espressioni di consenso per quel che ha detto Manfredi Bo rse lli no”. Poco prima di parlare davanti al capo dello Stato, ai ministri Orlando e Alfano, ai vertici della magistratura riuniti a palazzo di Giustizia per ricordare Borsellino a 23 anni dalla strage, Manfredi ha incontrato Sergio Matta-rella per qualche minuto di colloquio privato.

IN SERATA Crocetta replica all’Ansa : “Non ho mai lasciato sola Lucia Borsellino, la sua sofferenza e il suo calvario sono stati anche miei, poteri forti volevano far saltare Lucia Borsellino sul caso della piccola Nicole (la bambina morta in clinica a Catania, ndr) per poi far saltare me”. Quali, Crocetta non lo dice: cita “ambienti politici siciliani” che “volevano far entrare nella commissione ministeriale su Nicole l’ex manager di Villa Sofia, Giacomo Sampieri”, l’uomo che dialogava con il medico Matteo Tutino in una serie di intercettazioni che raccontano una storia ancora tutta da decifrare. Alla fine l’intervento di Manfredi ha asciugato la ritualità e la retorica che di solito avvolge le commemorazioni: il ministro Alfano ha definito la vita e la morte di Borsellino “un pezzo fondamentale per la nostra democrazia” ma è inciampato poi in un lapsus citando Falcone ed il suo libro con Marcelle Padovani:

“Lo Stato uccide gli uomini dello Stato che lo Stato non ha saputo proteggere”. Voleva dire, si presume, la mafia. Per il pg Roberto Scarpinato “si può saldare il debito con Paolo Borsellino dando un volto a coloro che collaborarono segretamente alla strage di via d’Amelio e che restano ancora non identificati nonostante nuovi pentiti e altre risultanze che testimoniano l’impegno profuso”.

Fuori, le Agende Rosse con il libretto in mano gridano: “Fuori la mafia dallo Stato”. Il ricordo si chiude in via D’A-melio, nel tardo pomeriggio, con l’ultimo abbraccio di Rita e Salvatore Borsellino con il presidente Mattarella. “No n gli abbiamo detto nulla – conclude Salvatore – ha detto tutto Manfredi”.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 19/07/2015 5:47

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *