Marino ci è costato oltre 150mila euro Ne ridà 20mila

A un passo dalle dimissioni. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, stavolta ci ha pensato davvero. Lo avevano quasi convinto, ai piani alti del Campidoglio, dopo la figuraccia delle cene pagate con la carta di credito istituzionale. Carta il cuiplafond,misteriosa- mente, è aumentato da 10mi- la a50mila euro, come denunciato ai magistrati dai consiglieri di opposizione. A fine giornata, però, niente dimissioni, ma la mossa disperata, che suona tanto come un tentativo in extremis di salvarsi da un’indagine per peculato che comunque la procura ha già avviato, visti gli atti sulle spese rimborsate: «Verserò di tasca mia per la città di Roma 20mila euro e non avrò più una carta di credito del Comune a mio nome.

Di che cosa si preoccupano oggi i romani?», ha scritto in una nota diffusa dall’ufficio stampa, «dei rifiuti, dei trasporti pubblici o degli scontrini delle mie cene di lavoro? Ciascuno si dia la sua risposta e sono convinto che la stragrande maggioranza dei cittadini sia interessata ai problemi di Roma. Ma non è mia abitudine eludere iproblemi e sono stufo di tutte queste polemiche. In questi due anni», prosegue ancora Marino, «ho speso con la carta di credito messa a disposizione dal Comune meno di 20mila euro per rappresentanza, e li ho spesi nell’interesse della città. È di questo che mi si accusa? Bene, ho deciso di regalarli tutti a Roma».

In verità, l’esponente Pd mette una pezza peggiore del buco perché le carte ufficiali, già divulgate e pubblicate sul sito di Roma Capitale, parlano di 150mila euro di spese di rappresentanza in un anno, il 2014, una media di 12.500 euro al mese. Che, in fondo, per una città importante come Roma possono perfino sembrare basse. Però (e qui perfino un quotidiano una volta «amico» come Repubblica ha infierito), si è scoperto che un conto sono le spese di rappresentanza dello staff, un altro quelle del solo sindaco. Cioè Marino avrebbe speso 21.500 euro, mentre il suo gabinetto (i collaboratori stretti) 128mila. Ammontare complessivo: circa 150mila euro.

Ma se lui da solo ha speso in 12 mesi 21.500 euro, come dichiarato in diretta tv, allora perché restituisce solo 20mila euro, dicendo che comunque sono più di quelli spesi? Forse qualcosa non torna e forse l’ex chirurgo così preciso con il bisturi e i trapianti non immaginava che i consiglieri di Fdi, M5S e Lista Marchini gli avrebbero fatto le pulci nel dettaglio in ragione della trasparenza e dell’onestà prima di tutto. Del resto, da uno che si è beccato una caterva di multe nella Ztl con la Panda rossa e che prima di pagarle ha cercato di scaricare su altri la colpa, bisognava aspettarsi questo e altro. Le versioni discordanti, le arrampicate sugli specchi, le bugie, per dirla in modo semplice. Perché ad aggravare la posizione del primo cittadino della Capitale ci sono, soprattutto, quelle smentite, almeno quattro, da parte di presunti commensali che invece, interpellati sulla vicenda, hanno detto cose molte diverse da quelle sostenute dal sindaco.

Dalla Comunità di Sant’Egidio, tirata in ballo per un pranzo a cui nessun membro ha partecipato, al secco no di don Damiano Modena, autore di un libro sul cardinale Carlo Maria Martini, presentato ad Alessandria, che il sindaco aveva indicato come «ospite» a tavola per ben due volte, a Torino e a Roma, a novembre 2013, fino al ristoratore, a due passi dal Campidoglio, che, candido, ha affermato: «Sì, Marino è venuto a cena qui, ma era con la moglie e ha bevuto ottimo vino». E fino all’ennesima smentita, ieri, da parte dell’ambasciata del Vietnam: «Con noi nessuna cena, solo un incontro».Dunque il Pd renziano, per tutta la giornata di ieri, è stato in pressing sul sindaco per le dimissioni. Un’imposizione alla quale l’ex chirurgo più ostinato di un mulo non vorrebbe mai piegarsi, aggrappandosi ora più che mai al Giubileo che incombe.

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Scritto da Magazine Donna il 08/10/2015 5:26

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