Marino in tv senza vergogna «Tutto bene, non temo giudizi»

Ma sì, tutto perdonato. Gaffe, errori, cadute di stile, partito allo sbando, città in rivolta, elettori in fuga, sondaggi in caduta libera, vacanze fuori tempo e fuori luogo. Tutta roba passata in giudicato e quindi condonata, sostiene Marino. «Mi pare che il premier, Matteo Renzi, abbia detto che tifaperMarino, il sindaco della Capitale. Ho fatto per 35 anni il chirurgo e alla fine il risultato del lavoro di un chirurgo si vede. Non ho paura di essere giudicato alla fine del mio mandato, è lì che si valuta». Pensieri e parole, chissà se realmente condivisi i primi e apprezzate le seconde dall’inquilino diPalazzo Chigi, che in nome del proprio tornaconto è capace di tutto, anche di smentire se stesso il giorno dopo, sono del sindaco di Roma, Ignazio Marino, ospite di DiMartedì, il programma de La7 condotto da Giovanni Floris. E sono pensieri e parole che suonano come una sorta di «inno alla gioia», in nome e per conto di una presunta ritrovata serenità fra sindaco e presidente del Consiglio.

Serenità, o sintonia, sulla quale, in verità, nessuno è realmente disposto a scommettere. Anche all’interno de Pd, e non solo nella terminazione nervosa romana, si parla già di «pace strumentale», funzionale al Giubileo. Se tutto andrà bene sarà merito di Renzi e del prefetto Franco Gabrielli, che ha in mano le redini del gioco. Se le cose dovessero andar male la colpa sarà solo e soltanto
di Marino. Che, a quel punto, avrà a disposizione soltanto una biglietto di andata. Per dove scelga pure, visto che la Capitale andrà al voto. Perché dietro ipensieri e le parole di giubilo di Marino, si nasconde una verità molto più dolorosa e drammatica.

«Roma è una città governabile, certamente dovremo avere le risorse che hanno altre grandi Capitali, come Londra o Parigi, a cui viene riconosciuto il ruolo di capitali». E Renzi questi soldi non li ha mollati. A Floris che lo incalza, poi, avendo ben chiaro che nulla è come sembra, dicendo che bisognerebbe spendere meglio i soldi, Marino risponde: «Lo stiamo facendo». Il problema è che sembra l’esatto contrario. I trasporti pubblici (tutti, nessuno escluso) sono letteralmente nel caos. La pulizia della città è talmente latitante che non c’è testata internazionale che non abbia dedicato un servizio allo «sporco di Roma».

E i dipendenti dell’Ama il 28 scendono in piazza per contestare l’apertura ai privati. Che cosa stia facendo davvero il Campidoglio sfugge all’umana comprensione. Anche perché i soldi non ci sono.
Il guaio è che Marino scarica sempre su altri le colpe e le responsabilità del Campidoglio, da Mafia Capitale al caso Casamonica. «Appena insediato in Campidoglio dissi subito che c’erala mafia, maperilpre- fetto che c’era prima non esisteva», dice il sindaco di Roma. E sui funerali shock sfodera un altro romanzo Capitale. «Una esibizione del corpo di un morto per mandare messaggi ai vivi. Questo non è folklore. Mafia? Questo sta ai magistrati dirlo». Peccato che pochi giorni fa, per giustificare le sue lunghe vacanze, per giunta senza sentire il bisogno di rientrare per aggredire l’emergenza, aveva sostenuto che non era successo nulla di grave.

Qualche volta Ignazio faccia pace con Marino. Infine un’altra stoccata al conduttore di Porta a Porta, Bruno Vespa: «Una vergogna per la tivù di Stato, basta ridicolizzare la Capitale».
Al solito, è sempre colpa degli altri. Infine la completa autoassoluzione. «Noi a quel mondo (Mafia Capitale e derivati, ndr) abbiamo chiuso porte, portoni e cancelli e da quando sono in Campidoglio nessuna di quelle persone può né entrare né telefonare. Questa discontinuità rispetto all’amministrazione di Gianni Alemanno è importantissima», dice Marino. E sulle persone che sono state coinvolte dall’inchiesta anche sotto la sua amministrazione, il primo cittadino sostiene di essere «stato il primo a dire che» aveva «degli
ostacoli importanti nel Pd romano e devo dire che il lavoro di Matteo Orfini e di altri ha dimostrato che c’erano persone che non erano l’eccellenza della politica. Non erano persone che ho scelto io per la mia giunta, che è di persone per bene». Al punto che ora non c’è «nessun pericolo d’infiltrazioni» nella organizzazione del Giubileo. «Abbiamo organizzato il sistema in modo che tutto sia controllato, abbiamo un assessore alla Legalità (Alfonso Sa- bella, ndr) che di criminalità se ne intende: quello che arrestò Brusca», dice Marino, «Brusca, per chi non lo ricorda, sciolse un bambino nell’acido». Onore Sabella, ma quella è un’altra storia. Sempre altro con Marino.

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Scritto da Magazine Donna il 16/09/2015 5:53

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