Marino terrorizza Roma, ma il Pd non osa cacciarlo

Fonte: Libero di Maurizio Belpietro – Non sono superstizioso e credo che venerdì 17 sia un giorno come tutti gli altri. Dunque non sosterrò che Ignazio Marino porti sfiga. Però mi sia consentito di dire che la sfiga accompagna volentieri il sindaco di Roma. Da quando ha occupato la poltrona di primo cittadino in Campidoglio infatti non passa settimana che nella Capitale non succeda qualcosa di grave. La prima avvisaglia della nefasta cappa di jella che aleggia su Roma risale a pochi mesi dopo la sua elezione. Manco il tempo di insediarsi che sulla Città eterna si abbatté un nubifragio che paralizzò centro e per ilerie, allagando le stazioni del metrò e negozi. La tempesta mise in ginocchio la città ma non il suo sindaco, il quale al contrario si rivelò scattante come non mai, sempre con il piede sulla scaletta di un aereo – pronto a partire per qualsiasi destinazione che non fosse la Capitale – o sulla pedivella della bicicletta.

I quartieri annegano? Il sindaco invece galleggia benissimo. E infatti il Tempo, storico quotidiano della borghesia ministeriale della città, lo ribattezzò Sottomarino.
Sorridendo, mostrando indice e medio aperti in segno di vittoria, Marino non si è fatto portare via dalla corrente nonostante il flusso di disastri lo spingesse allargo. Nominato il capo dei vigili, si scopri che il nuovo numero uno dei Pizzardoni non aveva i requisiti richiesti per ricoprire l’alta funzione. Designato il nuovo amministratore delegato di una delle partecipate del Comune, ilneo assunto risultò indagato e fu costretto a rinunciare. Arrivato in Campidoglio, manco il tempo di sedersi che la procura fece arrestare il proprietario della principale discarica della Capitale, con quel che ne segui.

Inaugurata la nuova linea C della metropolitana, il giorno dopo i convogli si fermano per un guasto. Al suo posto chiunque altro avrebbe già gettato la spugna, rinunciando al calvario quotidiano di magre figure. Luino, lui resta imperturbabile anche al buon senso e all’orgoglio, resistendo a gaffe e infortuni e negando l’evidenza. I romani si fanno beffe di lui e ironizzano sulle sue sortite? Lui tira diritto, ovviamente in bicicletta. Poco importa che sotto il sole caliente sbagli il luogo dell’appuntamento ministeriale e sia costretto a risalire un altro colle pedalando di lena per essere puntuale. Il chirurgo cade ma non si arrende. Il suo è stato paragonato a un caso di accanimento terapeutico. In realtà, nessun paragone è più fuori luogo, perché qui non c’è nessun paziente da salvare e nessuna vita appesa ad un filo. La nuova giunta è nata morta, figlia di «Nn» se non del sindaco e del suo entourage. Renzi se ne tiene alla larga, evitando di sporcarsi le mani. E il partito fa altrettanto.

Se i suoi non l’hanno ancora mandato a casa, nonostante Mafia capitale, nonostante i buchi di bilancio, nonostante le partecipate siano sull’orlo del fallimento e la città sull’orlo di una crisi di nervi, è perché sanno che dopo di lui in Campidoglio non tornerà un sindaco Pd, ma uno a Cinque Stelle.Dunque, per evitare una sconfitta bruciante, tergiversano e prendono tempo. Il problema è che i guai dell’uomo che si crede ancora in carica nonostante sia stato commissariato si allungano di giorno in giorno. Sulla Capitale si abbatte ogni genere di tempesta. Incidenti, proteste, scioperi, nubifragi e perfino incendi. Lasciamo perdere le Panda parcheggiate in sosta vietata proprio mentre rincarano le multe contro chi parcheggia nel centro storico. Tralasciamo i buchi di bilancio e i disservizi quotidiani e concentriamoci sul presente. Appena trascorso un giorno dall’insediamento della nuova squadra, va a fuoco la pineta intorno a Fiuminicino e il traffico aereo della Capitale è paralizzato.

Poi ecco avanzare un nuovo scontro con i dipendenti dell’azienda tranviaria. Uno di loro è stato sospeso per aver denunciato i disservizi e gli altri sono sul piede di guerra. Per confermare la solidità della nuova giunta e la univoca visione, secondo voi Marino e soci cosa fanno? Il primo si dice solidale con l’azienda, l’assessore con delega ai Trasporti, invece, solidarizza con il lavoratore sospeso. Idee chiare insomma, che la dicono lunga su dove finirà il galleggiamento del primo cittadino della Capitale. Il vicesindaco, che ha sostituito il braccio destro diMarino finito nell’inchiesta Mafia capitale, un signore che ha esperienza amministrativa con Water Veltroni e che sulle spalle un derivato da 10 miliardi, in un’intervista all’ Unità annuncia immediati investimenti, come se la città non fosse in bancarotta. «Soldi per strade, trasporti, fogne. Bisogna allargare le maglie della finanza capitolina», è il suo programma.Più che altro si allargherà il buco di bilancio. Tuttavia, il meglio lo ha dato ancora Marino, dimostrando, semmai ce ne fosse bisogno, di essere un marziano a Roma. Al ministro dell’Interno, che pur evitando di commissariarlo gli tirava le orecchie per la scarsa attenzione verso le infiltrazioni di Ma- fìa capitale, il sindaco ha risposto che Roma è un esempio cui le altre città italiane dovrebbero guardare. Sì, forse. Ma senza di lui e la signora che – per sfortuna dei romani – da quando è sindaco lo accompagna volentieri.

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Scritto da Magazine Donna il 30/07/2015 5:33

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