Marò, rissa ad Amburgo: “Girone ostaggio dell’India

L’ Italia accusa l’India di “tenere in ostaggio” uno dei due marò, K A Massimiliano Girone, mentre l’altro, Salvatore Latorre, è a casa in convalescenza dopo un ictus. L’India rivendica la giurisdizione sul caso e respinge le tesi italiane: nelle osservazioni scritte trasmesse al Tribunale, sostiene che “descrivere il sergente Girone come un ‘ostaggio’ è del tutto inappropriato ed offensivo”. Lo proverebbe il fatto che “i due marò hanno potuto tornare due volte in Italia”.

SU RICHIESTA dell’Italia, il caso dei due marò accusati dell’omicidio di due pescatori indiani è ieri approdato nell’aula del Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo (Itlos): interventi largamente scontati ma che hanno reso esplicito lo scontro tra Roma e New Delhi.

Agente del governo italiano presso la Corte arbitrale e presso il Tribunale è l’ambasciatore all’Aja Francesco Az-zarello, che ieri è stato il primo a parlare. L’uomo di punta del team legale italiano è sir Daniel Betlehem, già direttore del Servizio affari giuridici del ministero degli Esteri britannico. Avvocato e titolare d’un prestigioso studio intemazionale, Betlehem guida una squadra costituitasi oltre un anno fa con avvocati internazionalisti.

ATTACCA AZZARELLO : “I marò non sono ancora stati incriminati di alcun reato” ma l’India dimostra “disprezzo per il giusto processo” considerandoli già colpevoli “Un atteggiamento che esemplifica al meglio l’impasse in cui oggi d troviamo”, ha spiegato il diplomatico italiano ricordando “l’urgenza” dettata dalla “frustrazione, lo stress, il deterioramento delle condizioni mediche delle persone diretta-mente e indirettamente coinvolte”. E prosegue: “In mancanza di un capo d’accusa, le restrizioni allalibertà” dei due Fucilieri sono “arbitrarie e ingiustificabili”, con possibili “conseguenze irreparabili”.

L’India risponde con due principi del foro: oltre al procuratore generale aggiunto Narasimha, la rappresentano Alain Pellet, un avvocato francese, già presidente della Commissione di Diritto internazionale dell’Onu, e il britannico Rodman Bundy, oltre all’agente del governo indiano, Neeru Chadha. “I marinai italiani hanno sparato, in modo irresponsabile, con armi automatiche uccidendo due pescatori indiani disarmati, a bordo di un’imbarcazione indiana, in acque di competenza indiana”. Inoltre “l’Indiaè sor-presadegli argomenti dell’Italia che ha descritto i marinai i-taliani come vittime, mentre le vere vittime sono i due pescatori uccisi” e le loro famiglie, ha sottolineato Chadha.

Amburgo, una delle città della Lega anseatica, tuttora maggiore porto tedesco, ha una lunga tradizione marinara ed è degna sede di questo Tribunale internazionale. I giudici non prenderanno decisioni  precipitose: dopo che oggi il dibattimento proseguirà con le repliche delle due parti, non vi sarà alcuna conclusione prima del 24 agosto.

PER IL MOMENTO si tratta di decidere se il Tribunale è competente in materia – l’India lo contesta – e, a seguire, se le misure cautelari e provvisorie chieste dall’Italia siano giustificate: il ritorno in Italia di Girone, ancora trattenuto a New Delhi, e la permanenza sua e di Latorre in patria per la durata dell’arbitrato, durante il quale le procedure giudiziarie a loro carico dovrebbero essere sospese. La vicenda è ormai annosa. Ed è questo un elemento di debolezza nella posizione dell’India, perché in oltre 40 mesi di incertezze giudiziarie e politiche la magistratura di New Delhi non ha ancora prodotto un rinvio a giudizio dei due fucilieri di marina italiani. I fatti risalgono al 15 febbraio 2012: quel giorno Girone e La-torre risposero a un presunto attacco di pirati in acque internazionali contro il porta-container Enrica Lexie, su cui e-rano in servizio anti-pirateria, sparando contro quella che si sarebbe poi rivelata ima barca di pescatori. Due le vittime, la vera tragedia di questa storia. Da quel momento, è stata tutta una commedia degli errori: militari, diplomatici, politici e giudiziari, da parte dell’Italia e  anche dell’India. La Enrica Lexie continuò la sua navigazione verso il porto dell’India doVera diretta. E quando vi entrò, i due marò furono arrestati. Le azioni giudiziarie e diplomatiche intentate non hanno portato a nulla.

E il gesto dell’Italia, a inizio 2013, di non mandare indietro i due marò, poi rinnegato, non ha certo migliorato il clima di fiducia. La procedura di arbitrato internazionale, più volte evocata, è stata attivata il 26 giugno: su di essa, deve pronunciarsi la Corte arbitrale dell’Aja, dopo che l’Itlos di Amburgo avrà risposto alle questioni preliminari.

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Scritto da Magazine Donna il 11/08/2015 7:08

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