Mattero Renzi: “Nel 2016 abolirò l’Imu” Non vi ricorda Berlusconi?

Ci ha messo più di un mese a riprendersi dalla doppia batosta delle elezioni, ma Matteo Renzi ora cerca di ritrovare la popolarità perduta con una promessa nuova per la politica italiana: “Via l’imposta sulla prima casa dal 2016”. Come Silvio Berlusconi, quando durante il confronto con Romano Prodi nel 2006, disse “aboliremo l’Ici” e poi di nuovo Berlusconi nel 2008 (abolita) e nel 2013 (dopo che Mario Monti l’aveva ripristinata), quando costrinse il governo Letta a rivedere la tassazione sulla prima casa costruendo un intrico di imposte locali che lasciarono il gettito invariato. Ora, dal palco di Expo, è toccato al premier.

IL MINISTRO dell’Economia Pier Carlo Padoan gli aveva raccomandato cautela, il commissario alla spendingreviewYor&mGutgeidsta-va lavorando in segreto per arrivare alla legge di Stabilità in autunno e presentare insieme tagli di spesa e tagli di tasse, così da farli passare più facilmente. MaRenziha voluto imporre la sua agenda ai talk show estivi. Il piano è in tre tappe: nel 2016 via lTmu, dal 2017 riduzione del “delta” tra le tasse sul lavoro in Italia e negli altri Paesi, dal 2018 revisione delle aliquote Irpef sui redditi e interventi per i pensionati. Sull’ultimo punto, secondo quanto ricostruito dal Fatto, non c’è nulla di concreto.

L’accoppiata Imu/Tasi prima casa porta 3,5 miliardi di gettito al Tesoro ed è di quella dimensione l’intervento che il governo metterà nella legge di Stabilità. Per le imprese il taglio fiscale su Ires e Irap e partirà dal 2017, ma anche quello è previsto in autunno: palazzo Chigi vuole incentivare gli investimenti esteri in Italia, far partire gli sgravi tra un anno darà il tempo alle imprese straniere di organizzarsi. Non si sa ancora quale sarà la dimensione di questo intervento, sicuramente più dei 3,5 miliardi per la casa. Fonti di governo hanno fatto trapelare all’Ansa che il valore complessivo del taglio delle tasse sarà di 45 miliardi in tre anni. Verrà rivista anche l’Imu sui terreni agricoli, molto contestata, che vale circa 268 milioni.

E si arriva alla domanda inevitabile: chi paga? Secondo l’ultimo Documento di e-conomiaefinanza del Tesoro, il deficit in rapporto al Pii per il 2016 è I previsto all’1,8 percento e allo 0,8 nel 2017. Renzi non ha intenzione di andare sopra la soglia del 3% (gli sarebbe piaciuto ma l’hanno fatto rinsavire). Pur rimanendo sotto, è convinto, c’è margine per spendere circa 18 miliardi il prossimo anno e 33 nel 2017. Non si tratta di vere coperture, ma di spesa in deficit, soldi che non ci sono. È possibile, ma solo

in teoria. I parametri contabili Ue prevedono anche una riduzione del debito che richiede un deficit strutturale (cioè depurato dagli effetti della recessione) più basso: 0,5 nel 2016 e 0,4 nel 2017. Se si spende troppo, quel parametro sballa. Già l’anno scorso è stato faticoso per il ministro Padoan ottenere dal commissario Katainen uno sconto di qualche decimale, ma a palazzo Chigi sono convinti che i mercati guardino più gli stimoli alla crescita che la velocità di riduzione del debito: Katainen se ne farà una ragione.

LA COMMISSIONE UE finora è stata indulgente col governo Renzi, ma abbassare la tassazione sulla prima casa va nella direzione opposta a tutte le raccomandazioni rivolte all’Italia in questi anni: ridurre le imposte sui fattori produttivi (lavoro e capitale) e concentrarle sulla ricchezza immobilizzata. C’è poi un altro problema: nella legge di Stabilità, prima di aggiungere al conto le tasse da ridurre, bisogna trovare 10 all’ 1,8 per miliardi nel solo 2016 per evitare che scattino le “clausole di salvaguardia”, come l’aumento sull’Iva, previste a copertura di misure precedenti come gli 80 euro mai davvero finanziate. Nel triennio 2016-2018 servono insomma nel complesso 70 miliardi (più altri 6,6 per le sentenze della Consulta su pensioni, stipendi degli statali e Robin Tax). Alzare un po’ il deficit non basterà di certo.

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Scritto da Magazine Donna il 19/07/2015 5:45

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