Mauro il «Guerriero» e Stefano Vittima e carabiniere si conoscevano

SANT’URBANO (Padova) Mauro «il Guerriero» era un po’ artista, un po’ dottore e un po’ buttafuori. E di tanto in tanto precipitava nell’abisso con i suoi demoni che conoscevano in pochi e solo quei pochi sapevano come fare. Elia dei formaggi, per esempio, sapeva. «Per me era come un fratello, siamo stati battezzati insieme, poi le scuole elementari, il bar, la piazza, a casa. Quando Mauro stava male il papà mi chiedeva se potevo aiutarlo e io andavo. Con me si calmava, bastava uno sguardo. Ieri sono andato, mezz’ora prima che lo uccidessero, sono entrato in casa, lui era lì, in mutande e calzini, ma un carabiniere mi ha bloccato: non si può».

Anche Stefano il brigadiere conosceva Mauro Guerra da molto tempo, si salutavano, si parlavano, si vedevano al bar Centrale di Carmignano. Carmignano, un pugno di case fra i campi di grano della Bassa padovana. Stefano è diverso dal «Guerriero»: ha il senso della divisa, dell’istituzione, del dovere. Quando mercoledì pomeriggio, sotto il sole cocente delle tre, l’ha visto divincolarsi da militari e dottori che volevano farlo salire nell’ambulanza perché era nel buco nero, ha voluto inseguirlo. «È pericoloso, allontanatevi», diceva a chi lo incrociava per strada, mentre il gigante camminava veloce verso la campagna. «L’ho visto passare in mutande davanti al negozio e dietro aveva i carabinieri  racconta Susanna, titolare di un negozietto di abbigliamento . Era venuto da me in mattinata a prendersi le date del pellegrinaggio a Medjugorje. Voleva fare un gruppo per il 22 agosto».Medjugorje, le messe, i gruppi di preghiera. «Recitava versetti della Bibbia ad alta voce, voleva fare una manifestazione contro i musulmani  mettono in fila i carabinieri . L’anno scorso era stato condannato a 1 anno e 6 mesi per stalking, in questi giorni stava martellando una ragazza». Susanna lo difende: «Non era un invasato, mai visto fare del male a nessuno».

Dopo il negozio sono arrivati i campi di via Ferrarezza. E lì c’era Davide, un altro amico. «Ciao Nanaze», lo ha salutato Mauro. «Ci penso io, ho provato a dire ai carabinieri», racconta Davide. E loro: «Lascia stare, mettiti al sicuro».

Mauro è entrato nel campo, Stefano il brigadiere lo ha raggiunto, lo ha placato e gli ha messo una manetta. Una sola. Il «Guerriero» non ci ha più visto. Gli ha tirato quattro pugni violenti, c’è stata una lotta. Poi i colpi di pistola e Mauro che cade. «Ho sparato per difendere il brigadiere dalla furia di chi lo stava massacrando, non volevo uccidere», ha detto agli inquirenti il maresciallo Marco Pegoraro, comandante della stazione di Carmignano, finito indagato per omicidio colposo dalla procura di Rovigo che ha disposto esami balistici e au-toptici.

Mauro è morto così. Dal silenzio della casetta dei Guerra esce papà Ezio con gli occhi bassi: «Lui si è visto braccato ed è scappato ma era in mutande e male non faceva». Esce anche mamma Giuseppina: «Nessuno li aveva chiamati i carabinieri». No, era andato Mauro in caserma. «È arrivato con una serie di scritti farneticanti  confermano i militari . Per questo l’abbiamo seguito». Il paese urla: «Hanno sbagliato a non lasciarlo andare».

E così Mauro e Stefano, che avranno bevuto anche qualche birra assieme in passato, in quel campo di grano si sono trovati uno contro l’altro. È partito un colpo, Mauro non c’è più e ora Stefano lo piange.

 

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Scritto da Magazine Donna il 31/07/2015 6:10

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