Morire a 16 anni in discoteca per una pasticca di ecstasy

Livio e Donatella Lucaccioni hanno ricevuto la telefonata che ogni genitore teme intorno alle quattro del mattino di ieri. «Lamberto è in rianimazione, correte». Erano i carabinieri di Riccione: il ragazzo, sedici anni, si era sentito male in pista al Co-coricò mentre ballava con altri due amici; avevano preso una pastiglia di mdma, l’ecstasy.

Livio e Donatella si sono messi in viaggio, una pattuglia dei carabinieri li ha scortati per volare in appena un’ora lungo i 150 chilometri di asfalto che separano Città di Castello, in Umbria, dall’ospedale Ceccarini dove Lamby stava lottando per sopravvivere. Gli sarà sembrato un brutto sogno, del tutto incongruente con il viaggio che avevano fatto meno di ventiquattr’ore prima per accompagnare l’unico figlio a trascorrere il weekend a Pinarella di Cervia (Ravenna), nella casa presa in affitto dai genitori di un altro amico diciassettenne: un po’ di meritata baldoria, sorvegliata dagli adulti, dopo aver chiuso bene il secondo anno al liceo classico Plinio il Giovane con orientamento scientifico. C’era poi anche il calcio, di cui papà e mamma potevano andare orgogliosi: Lamberto era un bravo calciatore; giocava nelle giovanili di Madonna del Latte ed era appena stato a Barcellona, in Spagna, per un torneo a undici.

Dunque no — avranno pensato mentre correvano come dei pazzi diretti a Riccione — non può essere successo niente di così brutto al nostro ragazzo, perché ha sedici anni, ha tutta la vita davanti, come si dice, non come noi che ne abbiamo 61 e 54 e siamo ancora giovani, certo, ma non così freschi, pieni di vita, di curiosità e di energia come lui.

Lamberto li ha aspettati. Perché è morto quando loro erano appena arrivati e non lo potevano vedere. Quando insieme sono entrati nella stanza dell’ospedale lindo e silenzioso di viale Frosinone, il suo cuore non batteva già più. Papà Livio si è sentito male, mamma Donatella era sconvolta. Sono rimasti lì per qualche ora, poi ieri in tarda mattinata sono ritornati a Città di Castello, mai così soli, mai così bisognosi, proprio loro, dell’abbraccio dei cari, di nuovo bambini e perduti, senza quel loro figlio a farli sentire grandi.

Ora serve a poco ricostruire che Lamberto e i suoi amici avevano detto che avrebbero fatto un giro, venerdì sera, e non che avrebbero preso un treno da Pinarella a Riccione, destinazione Cocoricò. Conta semmai scoprire da chi e dove sia stata comprata quella pastiglia di ecstasy, ma solo per impedire che possa ammazzare qualcun altro, non certo per riportare in vita un sedicenne di Città di Castello.

E se anche l’avvocato della discoteca, Alessandro Catrani, ha manifestato le sue condoglianze alla famiglia e ha assicurato che la guerra allo spaccio li vede in prima linea («Spendiamo ogni anni 150 mila euro in sicurezza, ora vogliamo l’unità cinofila», ha sottolineato il titolare Fabrizio De Meis), spetta ora all’indagine dei carabinieri, affidata al tenente Marco Di Donna, chiarire come sono andati i fatti e se qualcuno abbia venduto alcolici ai tre minorenni. In questo caso il Codacons chiede la chiusura del locale per la mancata sorveglianza.

Carlo Giovanardi ha tuonato che di droga si muore, dunque no alla legalizzazione della cannabis. Maurizio Gasparri ha aggiunto che chi minimizza è colpevole per le vite stroncate.

Il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, smonta ogni polemica e vuole ricordare solo un ragazzo in gamba, tifosissimo della Juventus, con una famiglia ineccepibile e tranquilla, benvoluta dalla comunità locale. «È una roulette che lascia sconcertati. Rattrista l’assoluta casualità, la curiosità di una sera che rovina una vita intera».

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Scritto da Magazine Donna il 20/07/2015 6:03

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