Morto Armando Cossutta, il più filosovietico dei comunisti italiani

Armando Cossutta è stato ininterrottamente comunista, senza pentimenti, da 17 anni quando prese la prima tessera del Pci in piena guerra mondiale, fino a ieri sera, quando è morto, all’età di 89 anni, era malato da tempo. Nella lunga militanza aveva vissuto tre stagioni da protagonista: negli anni Settanta, da dirigente di primo piano del Pci, aveva incarnato l’anima filo-sovietica, ingaggiando polemiche aperte col leader di allora, Enrico Berlinguer, in una stagione nella quale l’uniformità e il centralismo democratico scoraggiavano le dissidenze.

Fu protagonista nella fase finale del Pci, alla fine degli anni Ottanta, quando il gruppo raccolto attorno ad Achille Occhetto guidò il partito verso lo scioglimento e Cossutta organizzò la nascita del Partito della Rifondazione comunista, assieme a due eretici diversissimi da lui, l’ex socialista Lucio Libertini e Sergio Garavini, uno dei dirigenti comunisti che avevano votato a suo tempo contro l’espulsione del gruppo del Manifesto dal Pci.

E l’ultima stagione da protagonista Armando Cossutta la visse alla fine degli anni Novanta, quando contrastò Fausto Bertinotti, il segretario di Rifondazione che, dopo aver inizialmente sostenuto il primo governo Prodi, ritirò l’appoggio. Una svolta, quella anti-Prodi, non condivisa da Cossutta, che fondò un piccolo partito, il Pdci, decisivo per la nascita del governo D’Alema.

Era stato parlamentare fino al 2008, da dirigente del Pdci, che del Pci aveva ereditato il simbolo e successivamente era diventato vicepresidente dell’Anpi, l’associazione dei partigiani di sinistra. L’8 agosto scorso era rimasto vedovo, dopo la morte della moglie Emilia Clementi, l’inseperabile “Emi”, con la quale era stato legato per circa settant’anni e dalla quale aveva avuto tre figli: Anna, Dario e Maura, che era stata parlamentare

Armando Cossutta era nato a Milano il 2 settembre del 1926 e si era iscritto al Pci a 17 anni, nel 1943. Partigiano nella brigate Garibaldi, arrestato dai nazifascisti, nel primo dopoguerra aveva iniziato la militanza nel suo partito, uno di quegli ordinati cursus hononum tipici del Pci di quegli anni. Consigliere comunale a Milano a partire dal 1951, in quella circostanza aveva conosciuto un giovane militante socialista, Bettino Craxi, che successivamente avrebbe combattuto politicamente, ma col quale mantenne un rapporto umano.

Filosovietico, aiutato dai comunisti russi per contrastare la linea eurocomunista di Enrico Berlinnguer, Cossutta contrastò l’allora segetario comunista, etichettando come «strappo» la politica di autonomia dall’Urss del Pci di allora. Dopo la stagione nel Prc e quella nel Pdci, da lui promosso, alcuni dissapori con l’allora leader Oliviero Diliberto, portarono Cossutta fuori dal partito. Nel 2008 dichiarò di aver votato «da comunista» per il Partito Democratico.

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Scritto da Magazine Donna il 15/12/2015 5:27

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