Mosca: Erdogan fa affari con Is, ecco le prove. Il presidente turco: “Nessuno può calunniarci”

Tensione alle stelle fra Russia e Turchia a una settimana dall’abbattimento del caccia russo da parte dei turchi. Dopo le dure accuse di complicità con l’Is, rivolte da Vladimir Putin ad Ankara, oggi il ministero della Difesa russo attacca pubblicamente e senza mezzi termini il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua famiglia, accusandoli di essere coinvolti direttamente nel traffico di petrolio con lo Stato islamico.

La replica non tarda ad arrivare: “Nessuno ha il diritto di calunniarci”, ha detto Erdogan, ribadendo che è pronto a dimettersi nel caso in cui la Russia provi le sue accuse. “Non ho perso i miei valori a tal punto di comprare petrolio da una organizzazione terroristica”, ha aggiunto il leader turco.

Mentre il Pentagono bolla le accuse russe come “assurde”: “Rifiutiamo categoricamente l’idea che la Turchia stia lavorando con l’Is. È totalmente assurdo”, afferma il portavoce del Pentagono Steve Warren. “La Turchia partecipa attivamente ai raid della coalizione contro i jihadisti”, ha aggiunto.

a conferenza stampa della Difesa russa. “Il principale consumatore del petrolio rubato dai legittimi proprietari, Siria e Iraq, è la Turchia” – ha detto il viceministro Anatoly Antonov nel corso di una conferenza stampa con i vertici delle autorità militari russe. “In base alle informazioni disponibili – ha continuato l’esponente del governo di Mosca – il massimo livello della leadership politica del paese, il presidente Erdogan e la sua famiglia sono direttamente coinvolti in questa attività criminale”. “Le dimissioni di Erdogan non sono il nostro fine, è un compito che spetta al popolo turco” ha aggiunto Antonov, sottolineando che è necessario “un controllo di queste ruberie”. L’ultima stoccata del viceministro, in realtà, è ancora diretta verso il presidente: “In Occidente nessuno si pone domande sul fatto che il figlio del presidente turco è a capo della più grande compagnia energetica, o che il suo genero è stato nominato ministro dell’Energia – ha detto Antonov – . Che meravigliosa famiglia d’affari! Il cinismo della leadership turca non conosce limiti”.

“A voi giornalisti stiamo presentando una serie di prove inconfutabili, non solo sul traffico di petrolio, ma anche sul traffico di armi attraverso il confine turco-siriano” ha aggiunto il vicecapo di Stato Maggiore Sergei Rudskoi. Sottolineando anche che “la coalizione internazionale a guida Usa non conduce raid aerei contro le autocisterne e le infrastrutture dell’Is in Siria per la produzione e il commercio del petrolio”.

‘Spia russa’ decapitata in video. Un nuovo video pubblicato dall’Is mostra una presunta “spia russa” decapitata dai jihadisti. Nel filmato di 8 minuti – riferisce la Cnn – si vede il prigioniero in ginocchio con indosso una divisa arancione e il boia per la prima volta con il volto scoperto. Nel video, lo stesso boia, parlando in russo, lancia minacce di attacchi contro Mosca.

Le prove di Mosca sul traffico di petrolio. Dalle tre vie individuate dalla Difesa russa, lungo la quali viene convogliato verso la Turchia il petrolio rubato in Siria e Iraq dall’Is, passano 200mila barili al giorno, un quantitativo dal quale i jihadisti ricavano due miliardi di dollari l’anno. “Difficile non accorgersene”, hanno sottolineato i rappresentanti del ministero, commentando i filmati. In senso contrario, dalla Turchia alla Siria, passano le armi destinate ai jihadisti e i combattenti che ingrossano el fila dell’Is: solo nell’ultima settimana sono passati “duemila militanti, oltre 120 tonnellate di munizioni e circa 250 mezzi di trasporto”, ha poi spiegato il capo del Centro nazionale russo per la gestione della Difesa, Mikhail Mizintsev.

Al briefing hanno partecipato anche gli addetti militari delle ambasciate di tutto il mondo presenti a Mosca, compresi rappresentanti italiani. Particolarmente impressionanti sono state considerate le riprese risalenti al 14 novembre scorso nella zona di Silopi, che mostrerebbero un enorme parcheggio di autocontainer (intorno ai 3.200) pronti a partire per partecipare al traffico di oro nero del sedicente Stato Islamico. In un altro filmato del 18 ottobre si vedono invece 1.722 autocontainer incolonnati: “I terroristi hanno costruito delle vere e proprie isole petrolifere”, hanno spiegato.

In base a quanto spiegato le direzioni che il petrolio dell’Is prenderebbe oltre il confine turco-siriano sarebbero tre. Una verso Ovest che avrebbe uno sbocco sul mare attraverso i porti di Iskenderun e Reikhandly. “Un’altra quella settentrionale, termina a Batman, a cento chilometri dal confine siriano”, hanno spiegato i militari russi. E poco distante anche dal confine con l’Iraq, altra cortina particolarmente permeabile. La terza sarebbe quella orientale.

Intanto, il pubblico ministero titolare dell’indagine relativa alla pubblicazione di immagini che mostrano il passaggio di tir carichi di armi al confine turco-siriano ha deciso di emettere ordine di arresto nei confronti di Can Dundar ed Erdem Gul, direttore e caporedattore del quotidiano Cumhiriyet, dopo aver posto ai due giornalisti sei domande, quattro a Dundar e due a Gul. Il portale Radikal riporta che a entrambi è stato domandato il numero di telefono personale. In giornalista turco, Nadim Sener, incarcerato in passato, ha lasciato un editoriale con il quale si chiede “si possono incarcerare due giornalisti con sei domande?”.

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Scritto da Magazine Donna il 03/12/2015 5:33

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