Nasce una bambina down, condannato il ginecologo che seguiva la mamma

La Cassazione ha condannato un ginecologo di Mantova a risarcire i genitori di una bambina affetta dalla sindrome di Down. Stando alle informazioni rilasciate dal quotidiano La Stampa, i genitori della piccola affetta da sindrome di down, avrebbero deciso di abortire se avessero saputo in anticipo delle malformazioni del bambino.

Da allora il ginecologo ha deciso di non approfondire la questione evitando di informare i genitori delle possibili analisi prenatali indispensabili per capire se il feto sia affetto dalla Sindrome di Down ed altre patologie.

Quando i controlli per la gravidanza erano iniziati, la paziente aveva solo 20 anni, era molto giovane e in ottima salute, e il ginecologo ha commeso l’errore di mettere in pratica il suo mestiere con non poca negligenza, infatti non fece fare alla sua paziente ulteriori controlli, oltre quelli basilari, per appurare l’eventuale presenza di malformazioni al feto.

Libuse S. e suo marito, Marco C., hanno fatto causa al medico dieci anni fa (e ora il processo torna in Corte d’Appello a Brescia, probabilmente per fissare l’entità dell’indennizzo): persa. Hanno fatto ricorso in appello: perso. Il terzo grado di giudizio ha invece riconosciuto la loro battaglia e suona in apparente contraddizione con gli orientamenti del ministero della Salute, impressi nel decreto sull'”appropriatezza prescrittiva”: evitare gli esami inutili o ridondanti che si trasformano in sprechi e gonfiano le liste d’attesa. Chi non si adegua a questo principio rischia, tra l’altro, delle sanzioni. La donna era preoccupata: “Il risultato del bi-test suonava come un campanello d’allarme visto che il livello di rischio era doppio rispetto alla norma”, ha spiegato lei. Inoltre si specifica che “compete al sanitario l’individuazione degli esami diagnostici e delle terapie (o dell’intervento chirurgico) da praticare nel caso concreto, ma egli non può esimersi dal prospettare la possibilità, nota alla scienza, di esami o terapie (o interventi) alternativi o complementari, pur se comportanti dei costi e dei rischi maggiori, essendo rimessa al paziente la valutazione dei costi e dei rischi, previa adeguata prospettazione degli uni e degli altri da parte del medico”.

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Scritto da Magazine Donna il 15/12/2015 5:17

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