Ncd nel caos: Lite tra centristi, lo strappo di Schifani. L’ex presidente del Senato lascia la guida del gruppo di Area popolare

LAPR1172-593x443Renato Schifani si è dimesso da capogruppo di Area popolare (Ncd e Udc) al Senato. Non ha ancora abbandonato il partito e ha fatto sapere che finché rimarrà nel gruppo voterà in conformità con le indicazioni del gruppo stesso. A guidare Ap-Ncd sarà ora il vice di Schifani, il senatore Luigi Marino.

Schifani ha scritto una lettera di quattro pagine ai suoi colleghi senatori, spiegando: «Sappiamo tutti, purtroppo, che l’oggetto sociale del nuovo centro destra è stato via via nel tempo disatteso». Di più. Il senatore Schifani ha spiegato di aver chiuso con Ncd perché non condivideva più il progetto centrista del leader Angelino Alfano: «L’idea di creare, a un anno e mezzo dalle elezioni (se non ancor prima), una nuova forza politica che rappresenti un quarto polo politico nel Paese non ha più spazio sia temporale sia politico». Angelino Alfano ha commentato laconico le dimissioni: «Prendo atto della decisione di Schifani. La nostra linea è chiara e su quella andiamo avanti».

Un plauso è arrivato invece da Barbara Saltamartini, oggi vice capogruppo della Lega Nord con Salvini alla Camera, ieri anche lei nelle file del partito di Alfano. Dice: «Il 31 gennaio 2015, essendo in disaccordo sulla linea politica, uscii dalla maggioranza e da Ncd. Dopo di me se ne sono andati Nunzia De Girolamo, Gaetano Quagliariello, Andrea Augello, Eugenio Roccella e adesso anche Schifani. Oggi, un anno e mezzo dopo, mi sento un po’ una Cassandra». E c’è chi si chiede ora se alla decisione di Schifani seguiranno ora le decisioni di altri esponenti di Ncd molto critici (a cominciare da Roberto Formigoni e Maurizio Sacconi).

Ma a Barbara Saltamartini sono seguiti a ruota molti apprezzamenti a Schifani — che nei giorni scorsi aveva fatto visita a Silvio Berlusconi — da diversi esponenti di Forza Italia. «Ho molto apprezzato — dice il presidente dei senatori Paolo Romani — le motivazioni di principio che sono alla base della decisione del presidente Schifani di dimettersi: il partito nel quale milita ha smarrito la sua identità».Anche Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato di Forza Italia, ha condiviso l’analisi di Renato Schifani che ha definito «lucida e corretta». Dice Gasparri: «Non esistono nuovi poli di centro autonomi. Non c’è spazio in un sistema che da bipolare diventa tripolare con l’irruzione sulla scena dei grillini». Apprezzamento alle dimissioni anche dal senatore azzurro Altero Matteoli.

La strategia è stata studiata a tavolino con Berlusconi. Schifa- ni ha riferito al Cavaliere che dieci senatori di Area popolare sono pronti a staccarsi e a far cadere all’occorrenza il governo per aprire una nuova fase. Ieri il primo passo di un’operazione che si tenterà di portare avanti dopo l’estate: l’ex presidente del Senato ha rassegnato le dimissioni da capogruppo. Nessuna fretta, si aspetterà l’appuntamento del referendum. E nessun arrivo in Forza Italia o formazione di un nuovo gruppo parlamentare. I malpancisti di Ncd terranno le mani libere, decideranno di volta in volta se garantire l’appoggio alla maggioranza oppure bloccare i lavori di palazzo Madama.

Il piano, spiega uno dei dissidenti, è quello di logorare Renzi, di far partire il progetto di un nuovo centrodestra (con una federazione di centro) dopo la consultazione sul ddl Boschi, di lavorare insieme ad azzurri e all’Udc di Cesa (ieri ha presentato i comitati per il no ma Casini e D’Alia si sono smarcati dall’iniziativa) per far sì che si arrivi ad un nuovo esecutivo di scopo per cambiare la legge elettorale. Al momento i ribelli certi sono Formigoni, Azzollini, Sacconi, Esposito, De Poli, ma ci sarebbero altri tre o quattro centristi che potrebbero uscire allo scoperto dopo la mossa di Schifani.

Ieri la sua lettera inviata ai senatori del gruppo ha provocato l’ira di Alfano: «Noi – ha spiegato il ministro dell’Interno – andiamo avanti». Oggi il leader Ncd sarà prima alla Camera poi al Senato per incontrare i suoi parlamentari e confermare che occorre tenere ben saldi i piedi nella maggioranza. Ed è proprio nell’ultima riunione di gruppo a palazzo Madama che si è consumato l’ultimo strappo con Schifani. Quest’ultimo, raccontano fonti cen- triste, avrebbe rimproverato il responsabile del Viminale di non averlo difeso da alcuni attacchi interni, dalle critiche arrivate per esempio dalla senatrice Vicari. «La mia è una decisione ponderata, sofferta ma convinta», ha detto ieri Schifani che accusa Alfano di aver «disatteso il patto politico» schierando Ncd al fianco di Renzi «senza però un minimo accordo preventivo di programma». Ed ancora: «La casa non esiste più perché è venuto meno il pilastro, oggi lascio qualcosa che non c’è più». Uno stop anche alle ambizioni di Alfano di formare un nuovo partito di centro perché «la proposta progettuale non è chiara, un quarto polo politico nel Paese non avrebbe spazio», si tratterebbe di «una formazione tutta da costruire su iniziative e idee che non provengono dal territorio ma da stanze di palazzo», ha sottolineato Schifani spiegando comunque di voler votare per il momento in conformità con il gruppo, «poi si vedrà».

Ma l’allarme numeri al Senato (con la maggioranza che si muove intorno ai 170 voti quando il quorum a Palazzo Madama è 161) è risuonato anche nelle stanze di palazzo Chigi. Da qui l’ordine di Renzi di “congelare” provvedimenti rischiosi, come il ddl Tortura, fino al referendum. Il premier non vuol sentir parlare di “nuovi responsabili” ma al Senato è partita la caccia, soprattutto in FI e con i verdiniani, per evitare la paralisi in Parlamento. Anche perché la minoranza dem è già pronta ad attaccare se il gruppo di Ala dovesse risultare decisivo. «Certamente – gongolano i senatori verdiniani – il nostro peso aumenta di giorno in giorno..».

Renato Schifani lascia la guida dei senatori di Area Popolare. Il primo passo verso l’addio al Nuovo centrodestra e, forse, il ritorno in Forza Italia. Lui smentisce. Nonvuo- le passare per la pecorella smarrita della situazione. Però è chiaro che i centristi stufi di reggere il moccolo a Matteo Renzi sognano il “modello Milano”, ovvero una riedizione del centrodestra che risorge intorno a una leadership moderata, alleata con la destra.

Il ritorno a casa. È la sensazione vissuta dall’expresidente del Senato varcando i cancelli di Arcore, dove venerdì ha incontrato Silvio Berlusconi. Doveva essere una visita di cortesia, visto che l’ex premier è a casa ancora in convalescenza, ma è finita con l’essere un summit politico, in cui Schifani ha annunciato al Cavaliere l’intenzione di voler lasciare l’incarico in polemica con la linea del partito. E così ha fatto. In una lunga lettera di commiato Schifani è stato molto netto nei giudizi: sbagliato il prolungarsi della permanenza al governo, errata la strategia delle alleanze variabili alle Amministrative. Il progetto Ncd, ha tagliato corto l’ex capogruppo al Senato, non ha avuto fortuna. Ha esaurito la sua spinta, ora bisogna lavorare ad altro. Le riforme costituzionali sono un altro argomento polemico, perché Schifani ammette di averle votate soltanto per disciplina di partito. E non per convinzione.

Quanti centristi condividono questa linea? Ma soprattutto, quanti sono disponibili ad abbandonare Area Popolare mettendo in difficoltà la maggioranza al Senato? Il danno sarebbe circoscritto, ha assicurato Angelino Alfano al premier. Con Schifani dovrebbero dire addio Azzollini ed Esposito. Tre in tutto. Se è così, risulta un po’ difficile chiamarlo terremoto politico. A Palazzo Madama Renzi può contare su 167 voti su una maggioranza assoluta di 161. È chiaro che tutti i seggi sono importanti, ma sulla carta la coalizione c’è ancora.

Senza contare i senatori di Ala che, alla bisogna, non hanno mai fatto mancare il sostegno. Però il caos nell’area di centro è un tema che ilcapo del governo non sottovaluta, se è vero che anche l’Udc si è spaccato sulle riforme e Lorenzo Cesa ha annunciato la costituzione dei comitati per il No. Alfano punta a far passare la buriana. Oggi pomeriggio si riuniranno i senatori di Ncd per eleggere il nuovo capogruppo. Sarà LuigiMarino, già vice di Schifani. «Prendo atto della sua decisione», fa sapere il ministro dell’Interno, «ma la nostra linea è chiara e andiamo avanti su quella».
Forza Italia accoglie con favore lo sgretorarsi dei centristi. «Ho molto apprezzato le parole di Schifani», dice Paolo Romani, presidente dei senatori azzurri, «mi auguro che il centrodestra possa presto ritrovare la sua piena unità». Renzi, esulta il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, «è sempre più solo, in autunno andrà a casa». Da Arcore, invece, non arrivano cenni di soddisfazione. Anzi. Il Cavaliere ha salutato con freddezza l’eventuale ritorno di Schifani nel centrodestra: «Se riusciva a riportare Angelino da questa parte era un discorso, ma così, solo lui…».

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Scritto da Magazine Donna il 20/07/2016 6:12

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