Negozi aperti, così Ikea smonta pure lo sciopero

Lungo lo stradone che dalla periferia di Milano corre verso Vigevano, il traffico non è il solito. Poche auto, poche code. Sarà il caldo, saranno le ferie, eppure questo non pare affatto un sabato normale. Il mistero è presto scoperto: all’Ikea c’è sciopero. I pochi clienti che arrivano nell’immenso piazzale restano spaesati. A ogni svolta un parcheggio, roba mai vista. “Meglio così, faremo meno coda”, ragiona una signora dall’accento calabrese. Carrello alla mano scompare tra mobili, cucine e divani. Qualcuno si aggira con il carrello pieno alla ricerca di una cassa aperta. Ce ne sono poche, tra le tante. Verso le due del pomeriggio, i lavoratori si radunano nell’atrio. Qualche minuto e parte il corteo, sfila accanto ai frigoriferi con i soliti cibi svedesi, polpette, salse, biscotti. Saranno un centinaio. Bandiere, fischietti e slogan. A Milano come a Roma e ovunque. “ Adesione dell’80%”, dicono i sindacati. L’azienda però smentisce. Nel giorno del primo sciopero nazionale dei lavoratori Ikea il segretario della Cgil Susanna Camusso scrive su Twitter: “Meno diritti, meno salario. La strategia di quelli che ‘meglio che l’Italia del lavoro diventi più povera. #Ikeaonstri-ke dice no!”.

IL CORTEO va avanti. Lo striscione bianco recita: “Straordinari a prezzi ancora più bassi!”. Vengono accesi fumogeni. Il presidio dura un’ora. Poi tutto torna alla normalità. “Io sono qui al lavoro dalle nove -racconta un giovane cassiera -, molti di noi hanno aderito allo sciopero, pur continuando a lavorare”. Già perché sul piatto di questa protesta c’è il nuovo contratto integrativo. Una battaglia iniziata nel maggio scorso quando la multinazionale svedese ha deciso la disdetta del contratto integrativo in vigore dal 2011. Ikea, già due mesi fa, aveva spiegato che “è necessaria una revisione dei contenuti dell’attuale contratto integrativo” perché “il contesto economico è mutato”. Insomma, c’è l crisi e quindi si cambia. Anche se poi i conti della multinazionale non sembrano affatto risentire della congiuntura economica. Tanto che per l’anno fiscale 2013-2014 Ikea ha fatto registrare un utile netto di 3,3 miliardi e un fatturato cresciuto del 2,8%. La contesa tra le parti è sfociata nel primo sciopero del 6 giugno, quando alcuni store (come quello di  Genova) sono stati costretti a chiudere per la mancanza del personale. Anche ieri, l’adesione è stata altissima. Questa, almeno, la fotografia scattata dai sindacati. “Siamo soddisfatti della riuscita dello sciopero – ha detto Giuliana Mesina segretaria nazionale della Filcams Cgil -. È stato un segnale forte e compatto nei confronti della dirigenza Ikea”. In diverse città, come a Milano, la serrata si è trasformata in un piccolo happening. “Molti clienti si sono lasciati coinvolgere e hanno solidarizzato con i lavoratori in sciopero, preferendo sostenere la loro lotta e rimandando a un’altra occasione la visita dentro lo store”. Colori, festa, sorrisi. Ma non solo. “An che l’Ikea cade vittima della sindrome della multinazionale -ha detto ieri Carmelo Barba-gallo, segretario generale della Uil -. Il gruppo svedese, fino a ieri modello di corrette relazioni sindacali, in nome di un maggior profitto, cancella anni di attenzione ai problemi del lavoro. Ha dato disdetta del contratto aziendale e vuole modificare e ridurre sia il premio aziendale sia le maggiorazioni del lavoro domenicale”.

I LAVORATORI incassano la solidarietà anche del Comune di Roma. A parlare è stato il vi-cesindaco e assessore al Lavoro Luigi Nieri: “I lavoratori hanno improvvisato flash mob fuori dai punti vendita. È sorprendente che una società così moderna dimostri scarsa attenzione nei confronti dei suoi dipendenti”. Dal canto suo Ikea, oltre a parlare di “flop”, ha spiegato che “dopo due anni d’incontri” il sindacato ha risposto con “richieste di aumenti del 30%, senza una proposta innovativa”. Intanto, la signora calabrese, incurante della disputa, esce dallo store con il carrello pieno, ben felice di aver saltato la coda.

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Scritto da Magazine Donna il 12/07/2015 6:38

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