Nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di disabilità dopo le malattie cardiovascolari

E’ la malattia a maggiore incidenza nel mondo e al primo posto nei paesi occidentali. La depressione maggiore colpisce 30,3 milioni di cittadini europei, secondo i dati dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) e le stime mostrano che nel 2020 sarà la maggior causa di disabilità dopo le malattie cardiovascolari.

Nel nostro Paese, secondo il Rapporto OsMed (Uso dei farmaci in Italia) 2013, presentato dall’AIFA, la depressione colpisce il 12,5% della popolazione assistibile, circa 7.5 milioni di persone, e solo un terzo dei pazienti si cura. La cifra sale se si considerano familiari dei pazienti che seguono e aiutano i loro cari: vi sono, infatti, altri 4-5 milioni di italiani coinvolti indirettamente in questa patologia.

UN CONVEGNO DEDICATO INTERAMENTE A QUESTO TEMA

Di depressione e della necessità di aumentare la consapevolezza su questo problema, anche economico, si è parlato nel corso del forum «Un Viaggio di 100 anni nelle neuroscienze» svoltosi a Roma il presso l’Accademia dei Lincei e organizzato da The European House-Ambrosetti, in occasione dei 100 anni di Lundbeck.

LA PATOLOGIA COSTA 92 MILIARDI ALL’ EUROPA

La depressione può diventare alquanto invalidante fino a togliere la capacità di svolgere le normali azioni quotidiane. E così, sommando i costi diretti, come quelli relativi a diagnosi, a trattamento, riabilitazione, assistenza e prevenzione delle ricadute nel lungo termine, e i costi indiretti relativi perdita di produttività del paziente e delle persone impegnate nella sua assistenza e al rischio di morte prematura, l’impatto economico di questa malattia è notevole. Il solo costo sociale, inteso come ore lavorative perse, è pari a 4 miliardi di euro l’anno. Per l’intera economia europea, le stime parlano di un costo pari a 92 miliardi di euro, di cui 54 correlati a costi indiretti per assenza lavorativa.

CHI NE SOFFRE TEME DI PERDERE IL POSTO DI LAVORO

Secondo la ricerca IDEA (Impact of Depression in the Workplace in Europe Audit), condotta su oltre 7000 lavoratori europei di età compresa fra i 16 e i 64 anni, ben il 20% degli intervistati aveva avuto una diagnosi di depressione e il numero medio di giornate di congedo dal lavoro durante l’ultimo episodio di depressione era 36 giorni. A questo si aggiunge che, nonostante gli alti tassi di assenteismo a causa della depressione, 1 persona su 4 tra quelle affette ha dichiarato di non aver comunicato il proprio problema al datore di lavoro. Di queste, 1 su 3 ha motivato tale scelta con il timore di perdere il posto.

NECESSARIA MAGGIOR ATTENZIONE PER RICONOSCERE I SINTOMI

L’allerta dei clinici e degli psichiatri riuniti a Roma riguarda anche la consapevolezza di quello che è ormai diventato un problema di salute pubblica. Infatti, nonostante la sua diffusione e il suo impatto sulla vita delle persone, permane nella popolazione scarsa conoscenza della patologia e dei suoi disturbi, con la conseguente incapacità di riconoscerne i sintomi fisici, cognitivi e comportamentali.

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Scritto da Magazine Donna il 05/12/2015 5:33

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