Non uccise ma è responsabile: a 94 anni condannato il contabile di Auschwitz

La stampa tedesca lo pronosticava come “l’ultimo” grande processo all’Olocausto, non foss’altro per ragioni anagrafiche. Il suo esito tuttavia spalanca nuovi scenari giurisprudenziali che toglieranno ulteriormente il sonno ai pochi carnefici tuttora in vita. Il sergente Oskar Groning, 94 anni, non uccise nessuno di suo pugno, né risulta dagli atti giudiziari che abbia partecipato o anche assistito ad alcuna esecuzione. Nondimeno è stato condannato ieri dalla Corte della piccola Lüneburg, vicino ad Amburgo, per“concorso” nell’omicidio di centinaia di migliaia di persone nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Ne era il “contabile”, con il compito di ispezionare i bagagli dei deportati al loro arrivo in treno, e di devolvere il denaro e gli oggetti di valore alle casse berlinesi delle SS. Ci arrivò nel 1942 da volontario, per sua stessa ammissione. Il processo si è concentrato sul periodo tra il maggio e il luglio di due anni dopo, quando furono deportati oltre 400mila ebrei dall’“Operazione Ungheria”, e almeno in 300mila furono sterminati nelle camere a gas. Gröning in aula ha ammesso la propria “responsabilità morale” invocando il perdono delle vittime e dell’aldilà. Di più, a differenza di larga parte dei gerarchi processati, non ha lesinato testimonianze su quanto vissuto e visto. Poco, comunque, a suo dire, e anzi nulla degli eccidi, riferendo inoltre di aver lasciato l’i n-carico dopo aver visto un militare picchiare selvaggiamente un bimbo.

“FU LEI a scegliere quel lavoro”, è stata la replica del giudice Franz Kompisch, che ha aggiunto: “Quel che lei chiama responsabilità morale corrisponde esattamente alla sua responsabilità penale nella macchina della morte”. E qui sta il nodo che sposta la giurisprudenza tedesca, fin qui restia a definire una categoria di “favoreggiamento” in relazione allo sterminio. Nel 2011 un altro tribunale tedesco fece da apripista condannando una guardia nazista pur senza accertarne responsabilità dirette nei massacri. Adesso, con la condanna di un “contabile”, si va ben oltre, quasi ad assumere in ambito penale le tesi di Daniel Goldhagen (“I volonterosi carnefici di Hitler”) e degli altri storici che hanno documentato l’ambito diffuso delle responsabilità nell’Olocausto. Di questo sono ben consapevoli le parti civili e l’intera comunità di sopravvissuti e familiari delle vittime. “È una sentenza storica, che renderà possibile nuovi processi”, esulta il noto “cacciatore di nazisti” Efraim Zuroff, del Simon Wiesenthal Center. Groning, uscito indenne da un’altra inchiesta trent’anni fa, è ora condannato a quattro anni di reclusione, una pena più severa di quella chiesta dalla procura, mentre la difesa ne chiedeva l’assoluzione. Presente al verdetto, ha lasciato l’aula senza esternare parole o emozioni. Rimane a piede libero, in attesa degli eventuali ricorsi delle parti. Difficilmente, data l’età, finirà mai in carcere. “Ci interessa la sua condanna, non il suo destino”, il commento di un sopravvissuto.

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Scritto da Magazine Donna il 16/07/2015 6:42

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