Omicidio Maria Luisa: Il Killer ha agito con freddezza e calma

Quanti sono 7 minuti? Quante cose si riescono a dire, a pensare, a fare in 420 secondi? Poche, viene da dire. Preparare un caffè. Farsi una doccia veloce. Ascoltare un paio di canzoni alla radio. Azioni minuscole, quotidiane, perché quello è un tempo piccolo, piccolissimo, perché sono solo poche manciate di istanti. Ma per un omicidio, forse, è un tempo lunghissimo. L’assassino di Maria Luisa Fassi tanto ha impiegato per aggredire la donna con 25 coltellate e dileguarsi nel nulla. Secondo la procura di Asti, che coordina le indagini, quel sabato mattina afoso del 4 luglio chi l’ha uccisa non può aver impiegato meno di 5 minuti, probabilmente 7. È logica, solo gelida logica. Ripercorriamola momento per momento, guardiamo dall’esterno i fotogrammi che hanno segnato la fine tragica di una vita.

Maria Luisa, 54 anni, sposata e con due figli, Giacomo e Agnese, arriva in Vespa all’edicola-tabaccheria che gestisce con il marito Walter Vignale come tutti i giorni poco prima delle 7,30, l’ora in cui immancabilmente alza la claire del negozio. Quel sabato non ha fatto eccezione. Tanto che un paio di minuti dopo il suo arrivo, entra il primo mattiniero cliente a comprare il giornale. Non nota nulla, è tutto normale. Alle 7,40 fa capolino un secondo cliente. La porta è aperta, ma dentro non si vede nessuno. Forse Maria Luisa è ancora nel retrobottega a sistemare i pacchi di giornali appena arrivati, deve aver pensato l’uomo. E invece gli basta affacciarsi dal bancone per trovare il corpo della donna agonizzante. Venticinque coltellate, le prime inferte al petto, tutte le altre alle schiena. Segno, secondo gli inquirenti, che la vittima ha visto in faccia il suo assassino e ha provato, disperatamente, a scappare. Ma c’è un dettaglio in più: da una prima analisi dei medici legali, i colpi, inferti con una lama che non è stata trovata sul pavimento dell’edicola, si trovano tutti nella zona del cuore. Un caso oppure un’indicazione, forse, del motivo per cui Maria Luisa è stata uccisa?

Un’aggressione brutale e sanguinaria, eseguita con freddezza, con sicurezza. Quasi un blitz da professionisti, perché tra il primo cliente, quello che per ultimo l’ha vista viva e le ha parlato, e il secondo, quello che ha ritrovato il corpo massacrato, sono passati, appunto, 7 minuti. Abbastanza per entrare in negozio, avventarsi sulla donna e accanirsi sul suo corpo. E infine uscire in strada facendo perdere ogni traccia. Possibile che nessuno abbia sentito le urla di Maria Luisa? E possibile che un assassino, probabilmente ricoperto di sangue, si sia potuto allontanare senza che nessuno lo notasse? Le 7.40 di un sabato mattina, in luglio, non sono ora di punta, questo è vero. Eppure l’uomo che ha soccorso Maria Luisa, che poi per dieci ore i medici dell’ospedale di Asti hanno tentato invano di salvare, dice di non aver incrociato nessuno.

Ora la palla è nelle mani degli investigatori. Si aspettano i risultati dell’autopsia sul corpo della donna. Si aspettano le analisi sull’impronta di una scarpa maschile ritrovata accanto al corpo della vittima. Si aspettano le verifiche sui tabulati telefonici e si controllano i filmati delle videocamere di sorveglianza della zona. Una sola, in realtà, quella di una pizzeria proprio accanto all’edicola, evitata con cura dall’assassino come se conoscesse perfettamente il percorso per non essere incastrato. Ma si aspetta anche il lavoro dei Ros dei carabinieri di Roma, i cosiddetti “profiler” che, dopo uno studio sulla vittima e della scena del delitto, cercheranno di individuare una serie di caratteristiche del killer tali da restringere il campo.

Si aspetta, dunque. Lo fanno la famiglia e gli amici di Maria Luisa. E lo fa Asti, cittadina attonita perché qui i Fassi sono molto conosciuti. Gente perbene, gran lavoratori. Pina e Piero, i genitori di Maria Luisa, hanno fondato e gestito per quasi quarant’anni il Gener Neuv, ristorante stellato, eccellenza della cucina piemontese che fino al dicembre 2013 sorgeva sulle rive del Tanaro. Lì Maria Luisa, esperta di dolci, dava da sempre una mano. Da quando il marito aveva aperto la tabaccheria-edicola si divideva tra i due locali. «In passato», ha ricordato il padre Piero, «tante volte avevo detto a mia figlia che volevo accompagnarla ad aprire il negozio, così, tanto per stare più sicuri. Lei diceva di stare tranquillo che non aveva paura e che non c’era bisogno di preoccuparsi». L’ultimo ricordo è il più straziante: «L’ultima volta che l’ho vista stavo facendo un lavoretto nell’orto dietro casa. Ci siamo salutati, le ho detto che ci saremmo visti più tardi. Ma poi ho ricevuto una telefonata nella quale mi dicevano di correre in ospedale… Non vedo l’ora di svegliarmi da questo incubo».

La vita di Maria Luisa ora viene passata al setaccio, come si dice in questi casi. Ma non sembra celare grandi ombre. Si cerca, soprattutto, un movente. Chi e perché poteva volere morta questa madre di famiglia, appassionata pa-sticciera e tabaccaia per amore? La rapina sembra esclusa: nel negozio, intonsi, sarebbero stati trovati circa 4 mila euro. Qualcuno ha parlato di un giovane tossicodipendente che aveva molestato Maria Luisa in passato. Un rancore sufficiente a giustificare una furia tanto bestiale? Ad Asti si cerca un assassino. Così crudele da infierire su una donna con 25 coltellate. Eppure così lucido e furbo da non farsi sorprendere da nessun testimone. Il tutto in 7 minuti.

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Scritto da Magazine Donna il 13/07/2015 7:33

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