Omicidio Yara Gambirasio: Il mistero della testimone fantasma

Fonte: Settimanale Oggi di Giangavino Sulas – C’è è una testimone-fantasma nel processo per l’omicidio di Yara. Una donna senza nome e senza volto che nessuno ha chiamato a deporre ma che la sera del 26 novembre 2010 era lì, a poche decine di metri dalla casa di Yara. E ha visto qualcosa che non avrebbe mai voluto vedere, qualcosa che l’angoscia e la terrorizza ancora oggi, dopo 5 anni. Due sconosciuti che nascondevano il loro volto col bavero del giaccone, due auto ai lati della strada, come fosse un posto di blocco. Chi aspettavano? Cosa facevano?

DUE BRUTTI CEFFI

Eppure questa donna non è nella lista dei 711 i testimoni della difesa di Massimo Bossetti. Un elenco sterminato destinato a una sforbiciata da parte della Corte d’Assise che ammetterà solo i più importanti. Un elenco nel quale però manca la testimone fantasma di cui nessuno ha mai parlato perché il suo nome non è mai trapelato e del suo verbale non c’è traccia nel fascicolo. Ma la sua deposizione firmata, da qualche parte deve pur essere custodita. La donna, una colf che lavorava a Brembate, due settimane dopo la scomparsa di Yara rivelò agli inquirenti di aver visto fra le 17.45 e le 18 del 26 novembre 2010, a poche decine di metri dalla villetta dei Gambirasio, «due brutti ceffi» su due auto diverse.

Fecero di tutto per nascondere il loro volto dietro il bavero del giaccone. Lei tornava a casa ed era ferma allo stop di via Morlotti-angolo via Rampinelli (la via dove abitava Yara): lì notò due uomini che ha saputo descrivere, uno su un’auto bianca e uno su un’auto rossa ferme ai lati della strada. Il primo è sceso ma, sentendosi osservato perché illuminato dai fari dell’auto della donna, con gesto di stizza ha sollevato il bavero del giaccone celando il suo volto prima di salire sulla macchina rossa dove un altro lo aspettava. Attesero che la donna uscisse dallo stop e ripartisse, poi uscirono dall’auto. Cosa facevano vicino alla casa di Yara pochi minuti prima che lei andasse in palestra? Sono stati identificati?

La testimone, turbata e spaventata, si confidò con una coppia di amici. La convinsero a parlare con la Polizia. Accettò ma a un patto: che il suo nome non fosse mai rivelato. Dove è finito il suo verbale? Sarebbe importante averlo perché questa deposizione si incastra con quella della guardia giurata Marco Torraco, di Enrico Tironi e di Marina Abeni, tre testimoni poco attendibili per l’Accusa ma che la Difesa ha incluso, con Fikri e il suo datore di lavoro Roberto Benozzo, nella lista dei 711. Mario Torraco, pur con qualche imprecisione, ha raccontato che la sera del 26 novembre, fra le 17.30 e le 18, ha visto in via Rampinelli, all’altezza di via Ravasio, due giovani strattonarsi e litigare.

Marina Abeni ha messo a verbale che, uscendo con i suoi cani in via Rampinelli, all’incrocio con via Ravasio, ha incontrato due uomi ni nascosti dietro un cespuglio e con uno di loro ha scambiato due battute. Enrico Tironi, un ragazzo di 19 anni che conosceva bene Yara, interrogato dai Carabinieri rivelò di averla notata alle 18.30, in via Rampinelli, mentre parlava con due giovani accanto a una Citroen rossa con un parafango ammaccato e i lampeggianti accesi. I Carabinieri dissero che lui a quell’ora non poteva essere in via Rampinelli perché, come certificava la cella agganciata dal suo cellulare, era da un compagno in un’altra parte di Brembate. Ma Tironi ha precisato, e lo hanno confermato i genitori e l’amico, che proprio alle 18.30 era tornato a casa a prendere il videogame lasciando il cellulare dall’amico.

Quattro testimoni hanno parlato di due persone sospette, alla stessa ora, nello stesso posto, poco prima che Yara sparisse. Tre non sono credibili e uno è diventato un fantasma.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 15/07/2015 10:39

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *