Pensioni, la riforma col taglio di Boeri

Uno show a tutto campo, con tanto di proposte al governo rivelate in diretta Tv. Dopo Istat e Banca d’Italia, ieri è stata la volta della relazione annuale dell’Inps (la prima dell’era Tito Boeri). Il neo presidente ne ha approfittato per svelare i cardini della sua riforma del sistema previdenziale in un’ottica di “maggiore equità, tanto fra generazioni diverse che all’int erno di ciascuna generazione”.

CINQUE i punti cardine: una rete di protezione sociale dai 55 anni in su, quando diventa più difficile trovare un nuovo lavoro; l’unificazione dei trattamenti e la semplificazione delle procedure; l’a rm on iz-zazione dei tassi di rendimento garantiti ad alcune fasce di età e specifiche categorie di lavoratori, ivi inclusi “i vitalizi dei parlamentari”; una maggiore flessibilità in uscita se l’assegno è tale da non comportare l’intervento dell’assistenza sociale; e la possibilità, per chi già percepisce trattamenti previdenziali, di effettuare versamenti volontari per aumentare l’assegno futuro. Un assist per il governo, raccolto dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, in vista dei provvedimenti che saranno resi noti presumibilmente dopo l’estate.

Il timore di molti, però, è che l’ennesima riforma del sistema previdenziale nasconda in realtà una ben più prosaica esigenza di fare cassa, attraverso misure come il ricalcolo dell’assegno sui contributi effettivamente versati (il sistema contributivo, avviato nel ‘92, che Boeri vorrebbe estendere retroattivamente a tutti) o l’estensione erga omnes dell’“Opzione donna”, che consente l’uscita anticipata dal lavoro in cambio di una pensione calcolata integralmente con il contributivo. Nei mesi scorsi, con “l’operazione trasparenza”, l’Inps di Boeri ha preparato il terreno rivelando gli scostamenti tra contributi versati e assegni ricevuti dalle varie categorie.

L’attivismo dell’economista bocconiano ha provocato la reazione dei sindacati: contraria la Uil; per la leader della Cgil Susanna Camusso la proposta di Boeri “è sbagliata”, mentre per la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan il governo “deve convocare i sindacati, invece che delegare l’iniziativa ad altri”. Critiche anche dal presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano (Pd): “Avrei preferito avere le proposte di Boeri, anziché vederle in tv: il ruolo legislativo compete al parlamento, non all’Inps. Siamo contrari a far pagare la flessibilità in uscita tutta sui lavoratori attraverso il ricalcolo contributivo, che porterebbe anche a tagli del 30% dell’assegno”. Timore anche per le parole di Boeri sugli incentivi al contratto a tutele crescenti, che “non potranno essere mantenuti per lungo tempo a causa dei costi elevati”.

C’è poi la grana conti. La relazione sulla gestione finanziaria dell’Inps -che dal 2012, dopo l’in corp orazione dell’I n-pdap (dipendenti pubblici) e dell’Enpals (lavoratori dello spettacolo), è il più grande istituto di protezione sociale d’Europa – ha evidenziato un risultato economico negativo per 12,7 miliardi di euro e un disavanzo finanziario di 7,9 miliardi. Il patrimonio netto è però migliorato di 9 miliardi, grazie a una disposizione di legge che ha ripianato i debiti verso lo Stato dell’ex Inpdap (oltre 20 miliardi). Tra gli aspetti più gravi ci sono 6,6 milioni di pensionati che non arrivano a mille euro al mese e 1,9 che non supera la soglia dei 500 euro, e tra il 2008-2013 i poveri sono arrivati a quota 15 milioni. Per ogni 100 pensionati ci sono 130 lavoratori che versano contributi, rapporto destinato a scendere. Le pensioni sopra i 3.000 euro, su cui Boeri vorrebbe applicare un contributo di solidarietà, sono solo 720 mila (4,6%), ma assorbono il 15,2% del totale.

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Scritto da Magazine Donna il 09/07/2015 8:34

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