Per 5 euro l’ora sotto al sole, muore un altro bracciante

TORMASO RODAHO – Cadono come foglie, sotto un sole terrificante, per meno di 5 euro all’ora. Il terzo bracciante morto in pochi giorni nelle campagne pugliesi si chiama Zakaria Ben Hassine. Aveva 52 anni, era nato in Tunisia. Lascia quattro figli e una moglie italiana: una famiglia ben integrata, felice, nonostante le fatiche e le ristrettezze economiche. Vivevano a Fasano, in provincia di Brindisi.

Zakaria è crollato in un campo dell’azienda agricola Galluzzi di Polignano a Mare, a quaranta chilometri da Bari. Stava raccogliendo l’uva, martedì mattina. Solita storia: si parte tra le due e mezza e le quattro, prima che sorga il sole. Il camioncino dei caporali porta la manodopera ai terreni, in questo caso alle vigne. Poi si lavora fino allo sfinimento. L’uomo è stramazzato a terra dopo un turno di 8 ore. Aveva iniziato verso le 5, è crollato attorno all’una. Dopo aver caricato l’ultima cassetta si è avvicinato alla macchina del caffè. Prima di raggiungerla le sue gambe hanno ceduto. Una delle donne che lavorava con lui ha chiamato i soccorsi.mail 118 non ha fatto in tempo a salvargli la vita.

IL PRIMO ESITO delle indagini dà una definizione sconcertante all’ennesima vittima del caporalato: “morte naturale”. Oggi l’autopsia dovrebbe fare chiarezza. Secondo gli accertamenti iniziali il bracciante non lavorava a cottimo: era sotto contratto presso l’azienda agricola in cui ha accusato il malore. Sulla regolarità di quel contratto ci sarà bisogno di un’indagine approfondita. Lo sabene chi frequenta questi campi: i pezzi di carta nella terra dei caporali sono quasi sempre una formalità.

Lo spiega bene Mamadou, bracciante del Burlóna Faso che vive a Brindisi e trova riparo in un dormitorio-lager del Comune: un’ottantina di posti letto per almeno 150 ospiti. “In teoria- dice – quelli a cui fanno un contratto dovrebbero avere una busta paga da 50 euro al giorno. I soldi però li distribuiscono i caporali, che se ne tengono una parte: 5 euro per ogni trasporto, 3 euro e mezzo se ci danno un panino, un  euro e mezzo per un po’ d’acqua. Alla fine non prendiamo più di 30 euro algiorno, per lavorare almeno sei ore. Ma certe volte anche sette, otto o nove. Sempre per la stessa paga, ovviamente”.

LAFIUERA agro alimentare – non solo in Puglia, non solo nel Meridione – si regge su imo sfruttamento della manodopera che non si fa fatica a definire schiavistico. Non riguarda solo gli uomini stranieri: nel brindisino l’80 per cento delle persone impiegate nella raccolta della frutta e degli ortaggi sono donne italiane.

Come Paola, la 49enne di San Giorgio Jonico (provincia di Taranto) ammazzata da un lavoro infame, sotto temperature atroci, la mattina del 13 luglio. Soltanto in Puglia, le donne “convocate” dai caporali e sfruttate dai proprietari agricoli sono tra le 10 e le 12 mila, secondo le stime della Flai-Cgil. Partono soprattutto dai paesi del brindisino e del tarantino, a notte fonda. Vengono portate a lavorare l’uva del barese e del metapontino. Un viaggio che può durare anche quattro ore, tra andata e ritorno: sono di nuovo a casa solo nel tardo pomeriggio. Il tempo per un pasto con la famiglia, un breve riposo e si ricomincia.

Paola è crollata (anche la sua è una “morte naturale”?) sotto un tendone nelle vigne di Andria, nella contrada Zagaria. Il suo lavoro, quel giorno, era l’agnellatura: doveva passare in rassegna i grappoli e staccare gli acini piccoli, per consentire agli altri di crescere più rigogliosi. È caduta e non si è rialzata più: è tornata a casa in una bara ed è stata seppellita nel silenzio il giorno dopo. La sua morte è diventata pubblica solo pochi giorni fa. Se una sua collega non avesse fatto “la spia” alla Cgil,e senza l’intervento del sindacato, la tragedia sarebbe rimasta un fatto privato.

LA SCIA DI SANGUE del lavoro nero porta ancora più a sud, in Salento. Nardo è a pochi chilometri dalle cattedrali barocche scolpite nella pietra leccese e dalle orde di turisti che prendono d’assalto la costa adriatica o- gni estate. E una delle capitali del caporalato meridionale. Qui la schiavitù è tutta africana. Il211u- glio è morto Mohamed, un brac- ciante sudanese. Anche lui stroncato da una giornata di lavoro sotto 40 gradi. Nelle campagne attorno aNardò silavoraa cottimo: 3,5 euro per ognicasset- ta di pomodoro che si riempie. Quando sono piene pesano tre quintali.Mohamed è caduto in un’azienda agricola coinvolta nella maxi inchiesta “Sabr” sul caporalato, iniziata nel 2012.1 processi sono ancora in corso. Non saprà mai se per il suo sfruttamento sarà stata fatta giustizia.

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Scritto da Magazine Donna il 07/08/2015 5:45

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