Pure Vendola a processo per il disastro deH’Ilva

Il processo si apre il 20 ottobre: «Ambiente svenduto» è la più grande indagine sui reati ambientali mai condotta in Italia. Al centro di tutto, il primo colosso siderurgico dell’acciaio d’Europa e i presunti intrecci fra la sua gestione e la politica. Trame che, secondo la Procura di Taranto, mirano a «svendere» ambiente e salute dei cittadini e degli operai in nome del profitto.
In aula, il prossimo autunno, entreranno 3 società e 44 imputati, tutti rinviati a giudizio ieri dal giudice Vilma Gilli. Fra questi, anche l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola (concussione aggravata l’imputazione), l’expresidente della Provincia Gianni Florido, e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano. Poi: Fabio e Nicola Riva, figli del patron Emilio (morto il 29 aprile 2014 a 87 anni) e proprietari dell’Ilva. Stando all’accusa avrebbero sparso nell’aria di T aranto sostanze nocive per gli operai e gli abitanti, provocando «malattia e la morte di decine dipersone». A processo vanno tutti i soggetti che avevano scelto di essere giudicati secondo il rito ordinario, inclusi i Riva.

Le accuse per i due padroni delle ferriere (così come per l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’ex responsabile delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, l’avvocato del Gruppo Franco Perli e i 5 fiduciari che componevano il cosiddetto “governo ombra” nella fabbrica Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone), è associazione a delinquere. Stando al giudice avrebbero controllato «l’emissione di provvedimenti autorizzativi nei confronti dello stabilimento Ilva» eper «consentire al predetto stabilimento la prosecuzione dell’attività produttiva».Proprio queste manovre, per i magistrati, avrebbero poi causato il disastro ambientale avvelenando sostanze alimentari, oltre a non avere garantito cautele e protezione sui luoghi di lavoro. Per Fabio Riva (in conrcorso con Archinà e l’ex consulente della procura Lorenzo Liberti), c’è anche l’accusa di corruzione in atti giudiziari. L’industriale e i presunti complici, secondo ipm, avrebbero versato una mazzetta di 10mila euro per «ammorbidire una perizia sulla tossicità dell’ilva».

Nichi Vendola, invece, stando ai pm avrebbe convinto il direttore generale dell’Agenzia regionale di protezione ambientale (Arpa), Giorgio Assennato ad “ammorbidire” laposi- zione e le conclusioni della stessa Agenzia sulle emissioni nocive prodotte dall’acciaieria. Lo stesso Giorgio Assennato va a processo per favoreggiamento personale. Attraverso le presunte pressioni sul direttore, Vendola avrebbe permesso all’Ilva di continuare a produrre senza riduzioni di emissioni inquinanti, come invece suggerito dall’Arpa in una nota del 21 giugno 2010, redatta dopo una campionatura che aveva rilevato picchi di benzo- apirene. L’accusa sostiene che l’ex governatore avesse «minacciato» di non riconfermare Assennato alla direzione dell’Agenzia allo scadere del mandato previsto per febbraio 2011. I fatti contestati vanno dal 22 giugno 2010al28 marzo 2011. «Entro in aula con la coscienza pulita», dice il leader diSel, «sareibugiardo se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno. È insopportabile la ferita che mi viene inferta da un’accusa che cancella la verità storica dei fatti» e si dice sorpeso, Vendola, della decisione del giudice: «Mi aspettavo che l’inconsistenza delle accuse portasse al mio proscioglimento già a conclusione dell’udienza preliminare». A processo anche l’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante (disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro).

I due condannati con rito abbreviato sono: il sacerdote don Marco Gerardo, ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa e Roberto Primerano, ex consulente delal Procura di Taranto. Il prete, accusato di favoreggiamento personale, ha preso 10 mesi; a Primerano sono stati inflitti 3 anni e 4 mesi per falso ideologico, assolto invece dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento di acque e sostanze alimentari.
Altri tre che avevano scelto il rito abbreviato sono stati scagionati: il maresciallo Giovanni Bardaro, l’avvocato Donato Perrini e l’ex assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro: «Mi è stata restituita la serenità», ha detto in lacrime alla lettura della sentenza, «ora posso riprendere la mia carriere di magistrato (è pm a Matera) sperando che questo processo non porti alla condanna degli innocenti». «La decisione del giudice, a quanto pare, dimostra che errori madornali non ne abbiamo commessi», e se lo dice lui: Franco Sebastio, procuratore di Taranto.

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Scritto da Magazine Donna il 24/07/2015 6:14

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