Quattro italiani rapiti in Libia La paura che li vendano all’Isis

:Maurizio Stefanini (Libero)  ■■■ Filippo Calcagno, Gino Tullicarco, Fausto Piano, Salvatore Failla: chi ha rapito i quattro italiani della Bonatti sequestrati in Libia? Rivendicazioni, al momento, non ce ne sono. Al-Jazeera aveva subito parlato di milizie tribali «vicine al generale Haftar». Cioè, proprio il comandante delle forze militari di quel governo di Tobruk che è riconosciuto dalla comunità internazionale, è appoggiato anche dall’Italia ed è considerato la fazione più laica e moderata tra tutte quelle che in questo momento si stano contendendo il Paese nord-africano: quasi a voler confermare che nel guazzabuglio medioorientale non ci sono buoni e cattivi, ma solo cattivi e cattivissimi.

In particolare, l’emittente ha puntato il dito sul cosiddetto Jeish al Qabai , “Esercito delle Tribù”, in una zona che fino a poco tempo fa era teatro di scontri e che solo di recente si è calmata dopo la tregua sottoscritta dalle milizie tribali e da quelle di Alba della Libia, fedeli al governo di Tripoli. I quattro sarebbero poi stati trasferiti verso sud. Ma al-Jazeera è notoriamente proprietà del governo del Qatar, che altrettanto notoriamente è schierato con il governo di Tripoli, islamista anche se anti-Isis e nemico di Tobruch. Dunque, può essere pura disinformazione. Il ministero dell’Interno di Tobruk, in riunione dopo il rapimento, dice comunque di «ignorare al momento quale gruppo ci sia dietro al sequestro». Praticamente lo stesso che ha detto il ministro degli esteri Paolo Gentiloni a margine di una riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue a Bruxelles. «È sempre difficile dopo poche ore capire la natura, i responsabili di un rapimento. È una zona in cui ci sono anche precedenti. Al momento ci dobbiamo attenere alle informazioni che abbiamo e concentrarci sul lavoro per ottenerne altre sulterre-no». Il bello è che la riunione era dedicata proprio alla Libia, e arrivandovi l’Alto Rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini aveva detto che l’Europa «continua a sostenere la formazione di un governo di unità nazionale nella speranza che possa accadere presto e, in particolare, che la fazione di Tripoli vi si unisca rapidamente». Il timore è comunque che i quattro anche senon rapiti direttamente da jihadisti dello Stato islamico finiscano in mano a quest’ultimi con un “passaggio di proprietà” dei sequestrati comune in quelle zone.

In un primo momento i cognomi non erano stati resi noti, per tutelare le famiglie. Ma i nomi di battesimo sono dopo un po’ apparsi in uno striscione appeso nel compound di Wafa, il secondo centro della Libia dove lavora la Bonatti. «Freedom for Gino, Filippo, Salvo e Fausto»: fotografato e postato su face-book da alcuni colleghi dei quattro tecnici rapiti. E dai nomi si è risalito subito ai cognomi.

In base a quanto ha spiegato la nota della Farnesina, i quattro stavano nei pressi del compound dell’Eni nella zona di Mellitah, e sono dipendenti della società di costruzioni Bonatti. La zona è a ovest di Tripoli, quasi al confine con la Tunisia, e il compound è cogestito con la libica Noc. Il sequestro è avvenuto domenica, mentre il gruppo dalla Tunisia rientrava in Libia ed era diretto verso l’impianto petrolifero e gasiero che esporta anche verso l’Italia. L’Unità di Crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti. Il 15 febbraio per la guerra civile in corso l’ambasciata d’Italia in Libia è stata chiusa, e il Ministero degli Esteri aveva invitato tutti i connazionali a lasciare la Libia. Ma l’Eni continua a lavorare. «Quello che è successo in Libia oggi poteva benissimo accadere a me fino ad un anno fa», ha commentato Manuel Bianchi: un ex-collega dei rapiti che ha ricevuto su facebook la foto del già citato striscione. «Ci si reca in quei posti solo per lavorare e non per divertirsi», ha spiegato. «Per farvi arrivare il gas con il quale vi riscaldate in inverno, con il quale vi raffreddate in estate (ebbene sì) e con il quale vi fate da mangiare tutto l’anno. Per cui questa volta non ammetto “se la sono cercat”, ma solo #Solidarietà». Si è attivata anche la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo di indagine. Il reato: sequestro di persona a scopo di terrorismo. Il pm ha affidato ai carabinieri del Ros i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Non si sa con quali esiti concreti, per una faccenda che dovrebbe essere piuttosto materia di Servizi Segreti e Forze Speciali.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 21/07/2015 6:26

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *