Rai, governo sotto e Pd nel caos dalla minoranza 19 voti contrari

ROMA II Pd si spacca in Senato, per la seconda volta in due giorni dopo il voto su Azzollini. E la maggioranza va sotto su un articolo della legge di riforma della Rai che il governo vorrebbe votare entro oggi (ma per entrare in vigore dovrà essere approvata dalla Camera). Ieri infatti è passato un emendamento soppressivo dell’articolo 4, che attribuiva la delega al governo in maniera di canone, con il sostegno di tutte le opposizioni. Presentato dalla minoranza pd ma identico ad altri di FI, M5S, Lega. Per 3 voti (121 a 118) il governo è andato sotto, e decisiva è stata la scelta di 19 esponenti della minoranza pd, non compensata dal possibile «aiuto» che ci si sarebbe potuti attendere dai verdiniani, uno dei quali ha votato con le opposizioni mentre gli altri sono usciti dall’Aula.

È allora scontro durissimo nel partito del premier, nel giorno in cui si è stabilito che la Vigilanza Rai voterà per eleggere i 9 membri del cda il 4 agosto, tra le proteste di grillini che gridano all’inciucio tra Berlusconi e Renzi che si spartirebbero i consiglieri, e le richieste di fit-tiani e centristi della maggioranza per un riequilibrio in Commissione sulla rappresentanza dei rispettivi gruppi.

Ma a tenere banco è lo strappo nel Pd. Il sottosegretario alla presidenza Luca Lotti definisce la mossa della minoranza «una pugnalata alle spalle» con un «metodo vigliacco». Attacca anche Orfini: «Se il dissenso da un gruppo diventa una consuetudine non si lavora per rafforzare un partito ma per smontarlo». Per il ministro alle Riforme Boschi «avere una parte del Pd che vota contro il Pd significa avere una parte più ancorata a logiche di corrente del passato che all’interesse dell’Italia». E se il vicesegretario pd Serracchiani accusa — «La minoranza pensa alla propria corrente, noi all’Italia» —, Giachetti va oltre dando degli «irresponsabili» ai colleghi di partito: «Sarebbe meglio andare al voto e fare una volta per tutte chiarezza».

«La maggioranza non c’è più: Good Morning Vietnam al Senato», esulta Brunetta e come lui i grillini convinti che Renzi non abbia «più i voti per andare avanti». Il tutto mentre ci si prepara comunque ad eleggere il nuovo cda. Un accordo sulle nomine, che saranno fatte con la vecchia legge Gasparri, non c’è ancora. Ma per martedì ci sarà. Renzi vorrebbe segnare una certa discontinuità scegliendo un manager del settore. Per questo gira il nome di Marinella Soldi di Discovery, Antonio Campo Dall’Orto, fondatore di Mtv Italia, Vincenzo Novari di 3, Andrea Castellari di Viacom. Ma si parla anche di Franco Bernabè, Franco Bassanini e di Patrizia Grieco, presidente di Enel, il cui nome circola insistentemente anche se lei ha intenzione di portare a termine il compito che svolge in azienda.

 

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Scritto da Magazine Donna il 31/07/2015 5:25

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